
Me lo sono chiesta così tante volte che la domanda è diventata un sussurro costante nella mia testa.
L’ho cercato ovunque, come si cerca qualcosa di indispensabile per respirare.
L’ho inseguito nei sorrisi, nei gesti affettuosi, perfino nelle bugie, perché a volte anche una bugia, se detta con dolcezza, sa dare l’illusione dell’amore.
Credevo che amare significasse attendere, sopportare, perdonare tutto e che, prima o poi, quella dedizione sarebbe stata ricambiata. Invece no. Ogni volta restavo con meno di quanto avevo dato e dentro di me cresceva un vuoto che non sapevo più riempire.
Non era colpa loro, erano solo specchi riflettevano ciò che io non sapevo ancora dare a me stessa.
E allora ho smesso di cercare, non per rassegnazione o per stanchezza. Mi ero persa e nel perdermi, ho trovato qualcosa.
Ho trovato me.
Non tutta, non perfetta. Ma vera.
Ho iniziato a parlarmi.
A perdonarmi.
A prendermi cura di quella parte fragile che avevo sempre ignorato, mentre correvo dietro a chi non vedeva davvero e poco alla volta, come quando si apre una finestra dopo un lungo inverno, ho sentito l’aria cambiare.
Non è stato facile.
È stato doloroso, scomodo.
Amarmi ha significato rivedere tutto ciò che avevo creduto sull’amore.
Ha significato rinunciare all’idea che qualcuno, un giorno, sarebbe arrivato a salvarmi.
E invece no, nessuno salva nessuno, ma possiamo incontrarci, camminare insieme. Riconoscerci.
Adesso non ho più bisogno di cercare. Se l’amore verrà, lo accoglierò.
Se resterà, lo onorerò, ma se se ne andrà… io non mi perderò più.
Perché ho capito una cosa, il vero amore comincia da qui. Da me.
Che meraviglia i tuoi articoli!!!
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