
Ci sono ferite che non si vedono, eppure lasciano cicatrici profonde, invisibili e incancellabili. Una di queste è la rottura tra fratelli e sorelle, nati dallo stesso ventre familiare, cresciuti sotto lo stesso tetto, nutriti dallo stesso amore.
È quasi inconcepibile pensare che coloro che un tempo condividevano giochi, segreti e sogni possano oggi guardarsi come estranei, passarsi accanto come se non avessero mai avuto nulla in comune.
Eppure accade.
Accade che il legame di sangue, che dovrebbe essere il più solido, si trasformi nel più fragile dei fili. I figli, cugini per nascita, diventino semplici comparse della vita degli altri, portatori inconsapevoli di rancori ereditati.
È una catena che si tramanda senza che i più piccoli ne abbiano colpa, e che logora lentamente l’anima di una famiglia.
Dietro a tutto questo, quasi sempre, si nasconde qualcosa di terribilmente umano denaro, orgoglio, gelosie, vecchi conti lasciati aperti. Ed è qui che si consuma il vero tradimento non solo del sangue, ma della memoria, dell’amore che i genitori avevano seminato sperando di vederlo crescere in unità e non in frattura.
Sono proprio loro, i genitori, a diventare spettatori impotenti, costretti ad assistere a una guerra che non hanno mai desiderato, a vedere i propri figli trasformarsi in nemici sotto lo stesso cognome.
È spontaneo chiedersi quanto vale davvero ciò che ci divide rispetto a ciò che ci univa? Forse niente, forse meno di quanto immaginiamo. Perché nessun orgoglio ripara il vuoto che resta. Nessuna eredità può colmare il buco nell’anima che si apre quando guardi un fratello, una sorella, e non la riconosci più.
La famiglia non dovrebbe mai diventare un campo di battaglia. Dovrebbe essere un rifugio, un porto sicuro, il luogo dove tornare quando il mondo fuori diventa ostile. E invece troppo spesso diventa un terreno di scontri, dove a vincere non è mai nessuno, perché si perde sempre si perde l’amore, si perde la memoria, si perde la parte più autentica di sé.
E allora il vero coraggio sta nel fermarsi, nel rompere la catena del rancore, nel ricordare che nessuna vittoria ottenuta a scapito di un fratello o di una sorella sarà mai una vittoria, ma soltanto una sconfitta condivisa.
Condivido il tuo pensiero cercare di riavvicinarsi è la soluzione non si può pensare che tra fratelli e sorelle nascano dissidi.
RispondiElimina