
I figli sono nostri, ma non ci appartengono. Noi siamo il loro passato e presente; loro, il futuro.
Non ci sorprendiamo quando pensano in modo del tutto diverso da noi: vivono in un mondo in cui non ci possiamo entrare: sono piccole barche che navigano lungo coste con lo sguardo nascosto puntato sul faro.
Sanno che esistono tempeste, ma non ci sono mai passati da soli e non hanno sperimentato la potenza devastante, il dolore intimo.
Sanno che esistono i pericoli, ma non ne conoscono le conseguenze e non li hanno vissuti da soli.
Non aspettiamoci nulla da loro, tranne l’amore che siamo riusciti a trasmettergli.
Godiamo del loro sguardo, della loro apprensione quando ci cercano poiché almeno loro, danno un senso profondo alla nostra esistenza.
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