
Non credevo che sarei arrivata a raccontarvi della mia vita.
Non che non avessi fiducia in me ma
sapevo, quanto era difficile poterla esternare.
Mentre scrivo mi accorgo che questi avvenimenti hanno molto in
comune, più di quanto pensassi con la realtà che ci investe e che viviamo.
Ero con mia figlia di pochi anni e stavo passeggiando per strada, quando improvvisamente alle mie spalle, udì un plotone di tedeschi che stavano perlustrando la zona in cerca di ebrei per deportarli nei ghetti e poi ucciderli.
Non potevo far nulla tranne sentire strazianti urla, imprecazioni sempre più forti.
Se solo, avessi dato ascolto a quelle voci che chiedevano aiuto, mi avrebbero scoperta e portata chissà dove.
Si! si!
Sono ebrea..., Viva per miracolo e lo devo a Dio.
Il massacro era iniziato molto tempo prima e sembrava non dover finire mai.
Credo che il mio mondo, ancor prima di avere notizie di quello che stava succedendo, spariva, nessuno poteva fermare quel massacro.
Abitavo in uno stabile le cui finestre si affacciavano su una strada chiusa, il mio appartamento era all'ultimo piano dell'edificio.
Un giorno, sentii bussare con insistenza alla porta del piano di sotto e subito dopo si udirono urla.
Il timore che potessero arrivare a me, si fece più concreto, cercavo un motivo valido che potesse continuare una irrefrenabile e evidente impossibilità di mostrare una resistenza adeguata contro quella forza brutale.
La minaccia mi era vicina ed io lo sapevo bene!
Speravo che si fermassero a quel piano, ma non fu così.
Come non riconoscere il rumore del legno scardinato della porta, ero disperata, vedevo la mia fine vicina.
Ero in casa con la piccola Matilda che fortunatamente era in un'altra camera e dormiva. Mi affrettai ad andare da lei e mi barricai con tutto quello che avevo nella stanza.
La panca che accatastai contro la porta d’ingresso mi dava l’illusione di essermi protetta, ma sapevo che comunque sarebbero riusciti a passare per potarci via.
Avevo brividi lungo tutto il corpo al solo pensiero che quei tedeschi, potevano entrare nel mio appartamento
Continuai a vegliare la bambina che continuava a dormire e non si accorse del trambusto.
I colpi alla mia porta si fermano perché il tonfo assordante del legno, liberò il passaggio.
Fu allora che la bambina si svegliò di soprassalto e cominciò a piangere ininterrottamente, così, la presi in braccio e la strinsi al mio petto come solitamente facevo per tranquillizzarla, il suo pianto disperato improvvisamente si calmò.
Mi trovai con i militari minacciosamente davanti alla mia persona.
Fui ordinata a seguirli e così presi a volo quello che potevo per ripararci dal freddo
Mi affidai al destino e alla clemenza di Dio.
Se questo è un modo per dirsi persone nel mondo resto in silenzio
Non avere mai paura della difficoltà che incontri. Ricorda che l’aquilone si alza con il vento contrario, ma con quello a favore.
RispondiEliminaBellissima Paola, complimenti, un racconto di solitudine e al tempo stesso coraggio
RispondiEliminaSi , in effetti, i tedeschi non perdonavano, agivano da bestie!!!!
RispondiEliminaLa mano di Dio ti a protetto
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