
Franco e Anna avevano sempre desiderato diventare genitori.
Dopo anni di tentativi e speranze infrante, un giorno si guardarono negli occhi e capirono che la loro famiglia poteva nascere in un modo diverso, ma non meno speciale: l’adozione.
Attraverso un lungo percorso fatto di attese, colloqui e documenti, arrivò la chiamata che cambiò la loro vita.” C’è una bambina che ha bisogno di una famiglia,” disse la voce dall’altro capo del telefono.
Il cuore di Anna sobbalzò, mentre Franco le strinse la mano con forza.
Il primo incontro fu un momento indimenticabile. La piccola Sofia, con i suoi grandi occhi scuri pieni di timore e curiosità li scrutava da lontano.
Aveva tre anni e un passato fatto di incerte. Franco si inginocchiò per essere alla sua altezza e, con un sorriso timido, le porse un pelouche . “Ciao, Sofia. Sono Franco, e lei è Anna. Possiamo sederci qui con te?”
Ci vollero giorni, settimane per guadagnare la sua fiducia. Le prime notti furono difficili: pianti nel buio, paura dell’abbandono. Ma poco a poco con pazienza e amore, iniziarono a costruire qualcosa di nuovo.
Un pomeriggio, mentre giocavano in salotto, Sofia fece qualcosa di inaspettato, corse verso Franco, gli saltò in braccio e sussurrò con voce incerta: “papà. “.
Il cuore di Franco si sciolse. Guardò Anna con con gli occhi lucidi e capì che, dopo tanta strada, si potevano ritenere genitori.
Era una sera d’autunno quando una forte tempesta si abbatté sulla città. Fulmini squarciarono il cielo, e la pioggia battente tamburellava contro le finestre della casa di Franco e Anna. Stavano per andare a dormire quando sentirono un rumore provenire dalla stanza di Sofia.
Anna, apri piano la porta e la trovò rannicchiata sotto le coperte, gli occhi spalancati dal terrore.“Amore, va tutto bene?” Chiese dolcemente, sedendosi sul bordo del letto.
Sofia non rispose. Tremava leggermente, stringendo il suo pelouche con forza. Franco si avvicinò e si inginocchiò accanto a lei. “I temporali fanno un sacco di rumore, eh?”
La bambina annuì, ma i suoi occhi dicevano qualcosa di più profondo. Non era solo il temporale a spaventarla.
Anna e Franco si scambiarono un’occhiata. Da quando Sofia era arrivata nelle loro vite, sapevano che c’erano ferite nel suo cuore che avrebbero impiegato tempo a guarire.
La paura dell’abbandono, il ricordo di notti passate da sola in luoghi che non erano casa.
Franco si sdraiò accanto a lei, avvolgendola in un abbraccio. “Sai una cosa? quando ero piccolo, i temporali mi spaventavano tantissimo. Ma il mio papà mi diceva che ogni tuono era solo una nuvola un po’ arrabbiata, e che poi sarebbe tornato il sole.
Sofia lo guardò, dubbiosa“davvero?”
Anna sorrise e si sdraiò dall’altro lato. “E sai cosa facciamo quando c’è un temporale? facciamo finta che siamo sotto una coperta magica, che ci protegge da tutto. E stiamo vicini vicini così passa più in fretta.”
Quella notte, per la prima volta, si addormentò senza paura.
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