
Nel mondo della scuola, ogni gesto ha un peso. Le parole, i toni, perfino i colori che scegliamo di usare raccontano molto di come vediamo i bambini, di che tipo di relazione vogliamo costruire con loro.
Dietro un semplice segno su un quaderno, può esserci un mondo di intenzioni, per questo, quando la mia amica Patrizia che fa la maestra mi ha raccontato il suo modo di correggere, ho capito che non era solo una scelta estetica, ma è un modo di vedere l’altro con rispetto e fiducia.
Un pomeriggio, mentre mi faceva vedere alcuni quaderni dei suoi alunni, ho notato una cosa niente correzioni in rosso. Al loro posto, segni delicati, sottolineature leggere in verde chiaro.
Le ho chiesto, quasi per caso
Patrizia, ma perché usi il verde invece del rosso?
Lei ha sorriso come se quella domanda aspettasse da tempo di essere fatta, e mi ha risposto con una calma che mi ha colpita.
Perché correggere è un gesto che tocca. E quando tocchi il lavoro, l’impegno o anche solo il tentativo di qualcun altro specialmente di un bambino devi farlo con delicatezza. Il rosso, Paola, è un colore che giudica. Grida. Punta il dito. Dice “Hai sbagliato!” in modo secco, e chi lo legge spesso lo sente come una ferita.
Ha preso uno dei quaderni tra le mani e me lo ha mostrato.
Il verde invece è gentile. È il colore delle cose che crescono. Quando sottolineo qualcosa con il verde, sto dicendo: “Guarda qui, possiamo lavorarci insieme”. È come dire non sei sbagliato, stai imparando.
Poi ha aggiunto, con quel tono leggero e profondo insieme che ha solo lei
Un bambino che non ha paura dell’errore è un bambino che prova, che rischia, che scopre. Ma se ogni sbaglio viene segnato come una colpa, smette di mettersi in gioco. E io voglio che imparino non solo a scrivere bene, ma a non temere di sbagliare.
Mi ha fatto pensare a quanta cura ci possa essere anche in un semplice tratto di matita, a come ogni scelta, anche solo di colore, possa trasmettere un messaggio più grande sei accolto, anche quando sbagli.
Ascoltare Patrizia mi ha fatto riflettere su quanto potere ci sia nei gesti quotidiani, e quanto il modo in cui correggiamo possa influenzare non solo l’apprendimento, ma anche l’autostima. Il verde che usa non è solo un colore è una filosofia. È un modo di stare accanto all’altro senza giudicarlo, ma sostenendolo.
Un promemoria, anche per noi adulti, che il rispetto e la cura passano spesso da dettagli invisibili. E che anche correggere può essere un atto d’amore. È l’invito a crescere senza paura, sapendo che ogni errore può diventare un germoglio, se lo si guarda con occhi gentili.
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