Pagine 9

sabato 7 giugno 2025

La mano nel buio








A volte, una sola mano tesa nel buio può salvare una vita intera. Io l’ho afferrata. E non l’ho più lasciata.”

Chiara era la più piccola tra sette fratelli. Una bambina silenziosa, nata in una casa dove la fame aveva più voce dell’amore. Tutti cresciuti in una casa dove mancava tutto, soprattutto l’amore. I genitori, persi tra miseria e rabbia, avevano smesso di essere genitori da tempo.


Nessuno dei suoi fratelli aveva compiuto dieci anni prima di essere portato via. Uno dopo l’altro, come libri sparsi da una mensola rotta. Chiara rimase l’ultima, forse perché troppo piccola per essere “utile”, forse perché troppo facile da dimenticare.


Non dissero mai apertamente che la stavano dando via in cambio di soldi , ma Chiara lo vide. Lo sentì nello sguardo evitante di sua madre quando le fece indossare il vestito della domenica quello ancora troppo largo e  le pettinò i capelli senza guardarla in faccia. 


Suo padre fumava in silenzio, appoggiato allo stipite della porta quando la spinse verso la porta, poi  la lasciarono andare con due sconosciuti, senza salutarla. 


Aveva solo sette anni e le ginocchia sbucciate, nessuno le spiegò dove stesse andando, ma nel cuore Chiara lo capì che era stata venduta.


Il posto dove finì non aveva un nome, il cancello arrugginito, un odore, forte di muffa. 

Nessuno la chiamava per nome. Nessuno la abbracciava. 

Dormiva su un materasso senza lenzuola, mangiava gli scarti, non andava a scuola. Ogni tanto arrivava qualcuno con un taccuino e un tono gentile, ma nessuno si fermava mai per lei. 


Lì, il tempo si fermò. Era diventata invisibile.


Non capiva perché fosse lì, ma dentro di sé, una vocina sottile le diceva che forse era colpa sua. Forse era lei quella sbagliata.


Una notte tentò di scappare. Scivolò fuori da una finestra rotta, scalza nel freddo, la trovarono poco dopo, tremante, nascosta dietro un cassonetto.


La punizione fu il buio una stanza senza finestre, senza suoni. Rimase per giorni. Il silenzio era più rumoroso dei colpi, più tagliente delle parole mai dette, lì imparò a non chiedere più nulla e smise del tutto di sperare.


Ma un giorno, una donna diversa entrò nella stanza.


Aveva i capelli castani raccolti e occhi chiari, una cartella sotto il braccio. Si chiamava Maddalena. Non parlò subito, si  sedette davanti a Chiara e rimase in silenzio, come se aspettasse il momento giusto


Come stai ? le chiese.


Chiara non se lo era mai sentita chiedere. Non rispose, ma qualcosa si aprì dentro di lei.. Nessuno le aveva mai fatto quella domanda, si  limitò a guardarla, in silenzio, ma in quello sguardo Maddalena vide abbastanza.


Qualche giorno dopo, la donna la prese per mano e la portò via. Chiara si tenne stretta alla sua mano tutto il tempo, temendo che  l’avrebbe riportata indietro. Invece no..  


La portò a casa sua, una piccola casa semplice, ma viva, c’era una stanza tutta per lei, 

un letto vero, libri coperte profumate. E c’era il silenzio… ma era un silenzio buono.


Maddalena le insegnò a leggere, a scrivere, a fidarsi, a ridere di nuovo, senza paura. Non con grandi gesti, ma con costanza, un giorno dopo l’altro, una carezza alla volta.


A quattordici anni, Chiara era un’altra persona, leggeva romanzi, scriveva racconti, faceva domande, soprattutto sorrideva.


Ora è adulta, sta  per laurearsi 


Vuole essere quella mano nel buio, quella voce che chiede “come stai?”


Si occupa di case famiglia, orfanotrofi, centri di accoglienza. ascolta storie difficili, porta parole nuove dove c’è solo silenzio. Quando incontra occhi spaventati, sa come si sentono perché li ha avuti anche lei. 


Ma mancava qualcosa, una ferita che non si era mai chiusa davvero: i fratelli.


Non sapeva dove fossero, in  quegli anni nessuno le aveva dato risposte, così, un giorno, decise di cercarli con l’aiuto di Maddalena.Ci vollero mesi, anni. Poi un giorno arrivò una telefonata. 


Il tempo si fermò.


Uno dopo l’altro, riuscì a ritrovare tutti. Alcuni erano stati adottati, altri cresciuti in comunità, ma tutti portavano dentro le stesse cicatrici. 


Quando si incontrarono per la prima volta da adulti, non servivano parole. Solo abbracci. Lunghi, tremanti, pieni di tutto quello che era mancato. Si guardarono come sopravvissuti, come rami di un albero spezzato, tornati a intrecciarsi. Chiara capì che anche se erano stati sparpagliati nel mondo, la loro storia non era finita. Era solo rimasta in attesa.


Non si possono cambiare le radici, ma si può decidere cosa farne e lei aveva scelto di  aiutare a cambiare il futuro di altri.


E questo vale tutto.


A volte la vita ti strappa dalle radici… ma può anche ripiantarti in una terra fertile, dove impari a fiorire con dignità.

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