Pagine 9

giovedì 17 luglio 2025

Luce nei suoi occhi




Non lo dimenticheranno mai.

La stanza era bianca, silenziosa, eppure sembrava pesante. Il medico parlava piano, con quel tono che si usa quando si deve dire qualcosa di irreversibile.


“Ormai vostro figlio è al buio”.

Le parole rimasero lì, sospese, come un colpo che non fa rumore ma ti spezza dentro.


Emma  e suo marito Matteo si guardarono, ma nessuno dei due riuscì a parlare.

Avevano mille domande, mille paure, ma non riuscivamo a formularle.

Gli avevano appena detto che il loro bambino non avrebbe mai visto il mondo, né i loro volti, né il cielo, né il mare. Niente.


E per un attimo credettero davvero che fosse così che fosse tutto buio.

In quel momento il loro mondo gli crollò addosso.


Nei giorni successivi si  mossero come dentro una nebbia. Cercarono risposte, soluzioni, appigli. Piangevano in silenzio, quando Enea non poteva sentirli. Si chiedevano che futuro potesse avere un bambino cieco. Che vita avrebbe avuto il loro bambino crescendo.


Poi, un giorno, qualcosa cambiò.

Erano a casa, in cucina, lui era seduto sul tappeto, le mani che esploravano ogni cosa con una concentrazione assoluta. Allungava le dita verso i giochi, li tastava, li metteva vicino al viso, rideva. Una risata piena, contagiosa.

Si fermò un attimo e poi si voltò verso sua madre.

Emma non seppe dire come, ma sentii che la stava guardando davvero, con quegli occhi che non vedevano, ma che comunicavano tutto.


In quel momento comprese che il buio non era dentro suo figlio.

Il buio era loro.


Erano loro che non riuscivano a vedere oltre la paura, a non capire che il loro bambino stava già vivendo, esplorando, costruendo il suo mondo.

Un mondo fatto di suoni, di profumi, di carezze, di vibrazioni, di ritmi che non avevamo mai notato.


Da allora hanno smesso di cercare la luce per lui.

Hanno iniziato a vederlo.

Perché Enea è luce, quella luce che li ha tirati fuori dal loro buio.


Gli  ha insegnato che la vista non è l’unico modo di percepire il mondo.

Che si può camminare, correre, ridere, ballare, sognare, amare… anche senza vedere.

E forse, proprio senza vedere, si può arrivare più in profondità.


Non è stato facile vivere una realtà diversa da quella che si immaginavano. Ci sono ancora momenti di fatica, di incertezza, di rabbia, ma non c’è più paura, c’è fiducia, ascolto, meraviglia.


E ogni volta che guarda quegli occhi che non vedono, si ricorda che sono stati proprio loro a insegnarle a vedere davvero.

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