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sabato 20 dicembre 2025

Loto e ninfea: ciò che nell’acqua parla all’uomo




Il loto e la ninfea non sono soltanto fiori d’acqua. Da sempre esercitano sull’uomo un richiamo silenzioso, quasi intimo. Forse perché nascono in luoghi immobili, sospesi, o perché affondano le radici nel fango per poi offrirsi alla luce con una bellezza inattesa.


 Al di là delle differenze botaniche, questi fiori parlano all’essere umano in modo profondo, toccando corde emotive, spirituali e simboliche.


Il loto cresce dal fondo torbido e si innalza deciso sopra la superficie dell’acqua. Le sue foglie e i suoi fiori non galleggiano emergono, si mostrano, sembrano cercare il cielo. 


È facile comprendere perché l’uomo vi abbia visto da sempre un’immagine di sé. Il loto racconta la possibilità di elevarsi nonostante le origini difficili, di non restare prigionieri del fango da cui si proviene. Per questo è diventato simbolo di rinascita, di forza interiore, di purezza conquistata e non concessa. 


Chi guarda un fiore di loto spesso vi riconosce il desiderio umano di superare il dolore, di trasformare le ferite in consapevolezza, di fiorire anche quando la vita è stata pesante.


La ninfea, invece, non si slancia verso l’alto con la stessa decisione. Rimane sull’acqua, la sfiora, la abita con grazia. I suoi fiori sembrano riposare sulla superficie, come se avessero trovato un equilibrio delicato tra profondità e luce. 


È forse per questo che l’uomo la associa alla quiete, alla pace interiore, alla capacità di stare nel presente senza affanno. 


La ninfea non lotta per emergere accoglie. In lei si riflette il bisogno umano di calma, di silenzio, di armonia emotiva, soprattutto nei momenti in cui il mondo appare troppo rumoroso.


Ciò che unisce profondamente l’uomo a entrambi questi fiori è il loro rapporto con l’acqua, elemento che da sempre rappresenta l’inconscio, le emozioni, la vita che scorre. 


Loto e ninfea nascono da acque ferme, spesso scure, ma riescono a trasformare quell’immobilità in bellezza. Questo processo rispecchia il percorso umano dalle profondità interiori, talvolta confuse o dolorose, può nascere qualcosa di luminoso e significativo.


In fondo, l’uomo si riconosce nel loto quando sente il bisogno di rialzarsi, di rinascere, di dimostrare a se stesso che può andare oltre. Si riconosce nella ninfea quando desidera pace, quando cerca equilibrio, quando vuole semplicemente restare a galla senza sprofondare. Due fiori diversi, due modi di esistere, entrambi profondamente umani.

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