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sabato 24 gennaio 2026

Il tempo che non torna









Ogni giorno perso è un giorno che nessuno potrà restituirci. Non è solo una frase, è una realtà che pesa, anche quando facciamo finta di non sentirla. Il tempo non fa rumore mentre passa, non avvisa, non aspetta che siamo pronti. Scorre e basta. E noi, spesso, lo lasciamo andare come se fosse una risorsa infinita, come se ci fosse sempre un domani migliore in cui recuperare ciò che oggi rimandiamo.


Viviamo alla giornata, sì, ma non sempre nel modo giusto. Molte volte vivere alla giornata significa sopravvivere, tirare avanti, mettere un piede davanti all’altro senza davvero esserci. 


Ci accontentiamo perché siamo stanchi, perché abbiamo paura di perdere quel poco che abbiamo, perché il cambiamento spaventa più dell’insoddisfazione. Così restiamo fermi, convinti che accontentarsi sia l’unica forma possibile di equilibrio.


Eppure, ogni giorno non vissuto pienamente lascia un vuoto silenzioso. Non ce ne accorgiamo subito, ma col tempo quei vuoti si accumulano e diventano rimpianti. Rimpianti per le parole non dette, per le scelte non fatte, per il coraggio che abbiamo rimandato a quando sarà il momento giusto. Un momento che spesso non arriva mai.


Il problema non è accontentarsi, ma farlo senza consapevolezza. Accontentarsi può essere una scelta matura, quando nasce dalla gratitudine per ciò che si ha. Diventa invece una gabbia quando nasce dalla rassegnazione. C’è una grande differenza tra dire mi basta e dire non posso avere di più. Nel primo caso c’è pace, nel secondo c’è rinuncia.


Viviamo come se il tempo fosse recuperabile, come se un giorno potessimo dire: “Ora ricomincio davvero”. Ma il tempo non funziona così. Non restituisce nulla, non fa sconti, non compensa le occasioni perse. Ogni giornata trascorsa distrattamente, nel malumore costante, nella frustrazione muta, è un pezzo di vita che se ne va senza lasciare traccia.


Eppure, la vita non chiede imprese straordinarie. Chiede presenza. Chiede di abitare le ore, anche quelle difficili. Chiede di riconoscere valore nelle piccole cose un sorriso inatteso, un attimo di silenzio, una sensazione di calma che dura pochi secondi. Sono frammenti minuscoli, ma sono reali. Sono vita.


Godere di quello che abbiamo non significa smettere di desiderare, ma imparare a non rimandare la felicità a un futuro ipotetico. Significa smettere di vivere in funzione di ciò che manca e iniziare a riconoscere ciò che c’è. Perché il tempo non aspetta che siamo pronti a vivere ci attraversa comunque.


E in tutto questo, l’amore vero resta l’unica cosa che non perde mai il senso. Non perché sia immune al tempo, ma perché lo attraversa senza consumarsi. L’amore autentico non chiede, non pretende, non misura. Resta saldo anche quando i giorni sono difficili, anche quando tutto sembra scivolare via. È l’unica presenza che dà valore al tempo, che lo rende pieno, che impedisce ai giorni di essere vuoti. Perché quando l’amore è vero, ogni istante condiviso diventa vita che conta davvero.


Alla fine, non saranno i grandi eventi a definire la nostra esistenza, ma il modo in cui abbiamo vissuto i giorni comuni. Quelli apparentemente uguali, quelli che sembravano insignificanti. È lì che si nasconde il senso della vita. E perdere quei giorni, senza rendercene conto, è forse la perdita più grande di tutte.

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