venerdì 25 aprile 2025

Perché il cuore è il simbolo dell’amore e non il cervello





Quando parliamo d’amore, ci viene naturale indicare il cuore. Diciamo “mi batte il cuore per te”, “mi hai spezzato il cuore”, o ancora “parliamo a cuore aperto”. Eppure, se ci affidassimo alla scienza, dovremmo parlare del cervello. È lì, infatti, che hanno origine tutte le emozioni: l’amore, il desiderio, la gelosia, la felicità, ma allora, perché è il cuore a rappresentarle simbolicamente?

La risposta affonda le radici nella storia, nella filosofia, nella religione e, non da ultimo, nell’esperienza umana.


Già nell’antico Egitto, il cuore era considerato il centro dell’essere umano. Gli egizi credevano che nel cuore risiedessero la coscienza, l’intelletto, e persino l’anima. 


Anche nella cultura greca e romana, il cuore era visto come la sede dell’emozione e del desiderio. Aristotele, ad esempio, sosteneva che fosse il cuore, non il cervello, il centro del pensiero e delle sensazioni. Questa idea, benché errata scientificamente, ha avuto un’enorme influenza sul pensiero occidentale per secoli.


Nel Cristianesimo, il cuore assume una significato ancora più profonda: è simbolo di purezza.


 Il “Sacro Cuore di Gesù”, ad esempio, è uno dei simboli più potenti della devozione cattolica. L’amore, nella sua forma più alta e spirituale, è raffigurato come un cuore che arde o che sanguina, a dimostrare un amore che va oltre la carne e tocca il divino.


Al di là dei simboli culturali, c’è una componente profondamente umana che spiega questa associazione: il cuore risponde fisicamente alle emozioni. 


Quando siamo innamorati, ansiosi o spaventati, il battito cardiaco accelera, si avverte una stretta al petto, il respiro cambia anche se è il cervello a innescare queste reazioni, è il cuore che sentiamo


La percezione somatica è immediata, reale, tangibile è il corpo che parla per noi, e il cuore è il suo altoparlante emotivo.


Nel tempo, la cultura ha trasformato il cuore in un’icona. 


Il cuore è diventato metafora visivaparola poetica.  È semplice, diretto, riconoscibile. Dire “ti dono il mio cuore” è molto più semplice. Il cuore ha vinto nella comunicazione.


Il cervello, pur essendo il vero regista dell’amore, rimane un simbolo freddo, legato al pensiero logico più che all’emozione rappresenta la razionalità, la scienza, il controllo. 


L’amore, invece, è passione, impulso, vulnerabilità è il regno dell’irrazionale, del sentire più che del capire, ecco perché il cervello, pur essendo biologicamente corretto, non è diventato simbolicamente dominante.


In definitiva, il cuore è diventato il simbolo universale dell’amore non per ciò che è dal punto di vista anatomico, ma per ciò che rappresenta nel vissuto umano. 


È un simbolo antico, potente, condiviso e profondamente radicato nella nostra esperienza corporea ed emotiva anche se il cervello elabora l’amore, è il cuore che lo vive, lo manifesta, lo comunica.


 Per questo, continueremo a parlare con il cuore, a soffrire col cuore, ad amare col cuore anche se, in fondo, tutto comincia nella mente.

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