lunedì 25 agosto 2025

L’ombra sulla Luna

 

Marco era sempre stato affascinato dall’astronomia. Fin dai tempi delle medie passava ore a leggere libri sulle stelle, sui pianeti e sugli spazi infiniti del cosmo. 

Negli anni aveva trasformato la soffitta di casa in un piccolo osservatorio un rifugio personale dove trascorreva le notti con il suo telescopio, esplorando il cielo limpido e misterioso.

Una sera, durante una delle sue abituali osservazioni, accadde qualcosa di spaventoso. Un evento al confine tra un sogno delirante e una realtà che sfidava ogni logica.


Mentre fissava la Luna attraverso l’oculare, Marco si ritrasse di scatto. Continuò a indietreggiare, incredulo, fino a urtare con le spalle il muretto basso che delimitava il terrazzo della mansarda. Se avesse fatto un altro passo, sarebbe precipitato di sotto.


Con il cuore in gola, si lasciò cadere a terra e si strofinò gli occhi con forza, come per scacciare un’illusione. Poi, lentamente, alzò lo sguardo verso il disco luminoso della Luna piena. Poco prima lo aveva trovato familiare, rassicurante. Ora gli appariva minaccioso, quasi ostile.


Cosa ho visto?, si domandava tremando.


Eppure l’immagine era nitida nella sua mente. Una creatura grottesca, simile a un uomo ma deformata, camminava sulla superficie lunare. Sistemava pietre in un mucchio e vi danzava attorno in una sorta di rito selvaggio. L’orrore raggiunse il culmine quando quella figura si girò verso il telescopio e alzò un braccio, puntando l’indice proprio contro di lui.


È assurdo!, si disse Marco, incapace di credere a ciò che aveva visto. Da quella distanza non può vedermi… non senza strumenti. È… è impensabile.


Ma niente aveva senso. Nessun uomo poteva muoversi sulla Luna senza tuta, respirando liberamente, vestito solo con un paio di jeans sdruciti e scarpe da ginnastica.


Scosso, Marco cercò di recuperare lucidità. Col tempo l’immagine sembrò attenuarsi, ma prima che riuscisse a scacciarla del tutto, il sonno lo sopraffece.


Sognò di nuovo quella figura sinistra.


Al mattino, ancora confuso, tornò al telescopio. Guardò.


L’essere era lì. Lo fissava, e con un ghigno inquietante agitò la mano in un gesto di saluto.


Marco non resistette. Crollò svenuto.

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