
Ci sono momenti in cui il silenzio diventa più eloquente di qualsiasi pensiero è in quei momenti che l’anima si affaccia sull’abisso delle domande più antiche chi sono io? perché proprio qui, ora, in questo corpo, in questa vita?
Non è un interrogarsi da filosofi, ma un tremore più profondo, quasi un’inquietudine che nasce dal sentirsi vivi.
Essere che parola immensa. Dietro di essa si nasconde l’enigma di tutto ciò che esiste. Ti accorgi che sei parte di un disegno che non conosci, un frammento di un tutto che non puoi contenere. Ogni cosa intorno a noi il suono di un passo, la luce che cambia sul muro, il profumo dell’aria diventa improvvisamente presenza, testimonianza del fatto che qualcosa è. Si scopre dentro quel qualcosa, si cerca di capire il perché.
Ci si rende conto allora che la vita non è mai ferma. Scorre, sfugge, si rinnova, ci lascia addosso la sensazione di un continuo cominciamento. Ogni volta che si crede di aver raggiunto qualcosa, quella cosa si trasforma e ci costringe a ricominciare. Ciò che un tempo ci sembrava certo ora appare lontano, e ciò che ieri era un sogno oggi ci sfiora come un dubbio.
Forse esistere significa proprio questo essere un passaggio. Non un punto d’arrivo, ma un ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà. Non siamo sorgente né foce, ma acqua che attraversa. Ci muoviamo tra le cose senza possederle davvero, eppure è attraverso di esse che ci scopriamo vivi.
Ogni incontro ci plasma, ogni perdita ci scolpisce. Anche ciò che non comprendiamo ci appartiene, perché è parte del nostro andare.
Ci illudiamo di poterci definire, ma appena proviamo a farlo, qualcosa in noi sfugge. Non siamo mai del tutto identici a ciò che crediamo di essere. C’è sempre una distanza tra l’immagine che diamo e ciò che sentiamo dentro. E forse è proprio in quella distanza che si annida la nostra verità l’impossibilità di essere compiuti, la condanna e la grazia di restare incompleti.
Essere non significa essere perfetti. L’essere vero è fragile, attraversato da mancanze, da attese, da domande che non trovano risposta. Eppure è proprio lì, in quella imperfezione, che abita la bellezza nel fatto che ogni cosa è destinata a mutare e a finire, ma proprio per questo è preziosa.
Forse il segreto non è comprendere l’essere, ma imparare a sentirlo.
Sentirlo nel battito che ci tiene in vita, nel dolore che ci scuote, nella gioia che improvvisamente ci invade senza un motivo preciso. Sentirlo nel modo in cui il mondo ci attraversa, facendoci essere parte di qualcosa che non ha nome ma che chiamiamo vita.
E così, senza risposte definitive, restiamo creature sospese tra la luce e la domanda.
Essere qui, ora, è già un miracolo un atto silenzioso d’esistenza, un mistero che si rinnova ogni volta che respiriamo.
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