
Ricordo bene il primo passo. Non è stato un gesto grande, ma una semplice camminata al mattino, quando l’aria era ancora fresca e la città dormiva. Avevo bisogno di sentire che il mondo esisteva ancora, anche se dentro di me tutto sembrava fermo. E mentre camminavo, il sole che filtrava tra gli alberi mi è sembrato un segno: la vita, in qualche modo, continuava.
Da quel giorno ho imparato che ricominciare non significa dimenticare, ma accettare. Ho iniziato a mettere ordine, un po’ dentro e un po’ fuori un cassetto alla volta, una stanza alla volta, un pensiero alla volta. Ho chiamato un’amica, ho ripreso un vecchio libro, ho pianto e ho riso senza più vergogna. Ogni gesto, anche il più piccolo, era un modo per dire a me stessa che potevo ancora credere nel domani.
La speranza non è arrivata all’improvviso, come una luce che accende tutto. È cresciuta piano, come una pianta che nasce da una crepa nel cemento. Ho capito che la speranza non cancella il dolore, ma gli dà un senso. Ti permette di guardare avanti, di credere che, anche dopo una tempesta, qualcosa di nuovo possa fiorire.
Oggi so che ogni volta che la vita mi mette alla prova, posso ricominciare. Non perché tutto sia tornato come prima, ma perché io non sono più la stessa. In quella parte di me che ha conosciuto la fragilità, ora vive una forza più vera. E nel cuore porto la certezza che, finché avrò speranza, non ci sarà mai una fine definitiva solo un nuovo inizio che mi aspetta, da qualche parte, dietro la curva del tempo.
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