domenica 28 settembre 2025

La botteguccia della speranza







Se avessi una botteguccia piccola, quasi nascosta in una via laterale, non venderei oro né gioielli, né profumi o spezie. Nella mia botteguccia ci sarebbe una sola sostanza, invisibile e potente la speranza. Non avrebbe scaffali colmi di oggetti, ma cassetti di parole, gesti e sorrisi capaci di alleviare un cuore stanco.

Immagino un luogo semplice, con le pareti colorate di luce tenue e un campanello che suona dolcemente ogni volta che qualcuno entra. Non ci sarebbero prezzi, solo domande. “Di quanta speranza hai bisogno oggi?” chiederei. E la gente arriverebbe in punta di piedi chi con le mani vuote, chi con le lacrime agli occhi, chi con il cuore troppo pesante per riuscire ancora a credere nel domani.


A ognuno darei la sua dose giusta, non troppo piccola da dissolversi subito, né così grande da sembrare illusione. Una speranza che nutre, che consola ma anche che spinge ad agire, perché la speranza, se autentica, non è solo attesa ma forza silenziosa che invita a muoversi.


Nella mia botteguccia nessuno uscirebbe uguale a come è entrato. Non potrei togliere il dolore del mondo, ma potrei offrirne una chiave quella che apre la porta della possibilità, del “forse sì”, del “ancora posso”. Sarebbe un piccolo negozio, ma con dentro un universo intero.


Così, giorno dopo giorno, senza clamore e senza pubblicità, diventerebbe un rifugio per chi ha bisogno di respirare un po’ di futuro. Perché in fondo, anche quando tutto sembra crollare, la speranza è l’unica sostanza che non si esaurisce mai davvero, se qualcuno ha il coraggio di donarla.

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