
Ci sono persone che arrivano nella vita degli altri senza essere state programmate, desiderate o accolte come avrebbero meritato. Persone che, ancora prima di poter scegliere chi diventare, si ritrovano a portare addosso il peso di una storia che non hanno scelto.
Eppure esistono.
Respirano, crescono, amano, soffrono, cadono e si rialzano.
Arriva.
E con il semplice fatto di esistere diventa parte di una storia, una storia che può essere bellissima, complicata, dolorosa o persino rifiutata, ma il bambino non è responsabile di tutto ciò.
Una persona non può essere giudicata sulla base delle circostanze che hanno preceduto la sua nascita.
Non è un errore né una colpa non è neanche qualcosa da nascondere.
È una vita a cui bisogna dare Valore
Questo dovrebbe farci riflettere ed è forse proprio qui che comincia la parte più importante ed emozionante della storia, perché arriva un momento in cui bisogna smettere di chiedersi perché gli altri non ci abbiano voluti e iniziare a domandarsi Io, quanto voglio vivere, amare, essere felice e soprattutto quanto
voglio liberarmi delle parole che mi sono state messe addosso?
Il passato può spiegare molte cose, ma non dovrebbe avere il diritto di decidere tutto il nostro futuro.
Possiamo essere figli di un rifiuto senza diventare persone che rifiutano se stesse.
Essere nati da una situazione difficile senza trasformare la nostra vita in una condanna.
Portare una ferita senza permettere che quella ferita diventi la nostra identità.
E allora forse dovremmo porci alcuni quesiti.
Quante persone vivono ancora cercando di dimostrare di meritare l’amore che non hanno ricevuto?
Quanti adulti apparentemente forti portano dentro il bambino che avrebbe soltanto voluto sentirsi dire che è stato desiderato.
Quante volte giudichiamo una persona senza conoscere ciò che ha dovuto superare per arrivare fin qui?
E soprattutto, chi siamo noi per stabilire quale vita meritasse di essere vissuta e quale no?
A volte pensiamo che una nascita debba essere accompagnata dalla felicità, dalla progettazione, dalla perfezione ma la vita reale non è così.
Ci sono vite che cominciano nel caos e diventano meravigliose.
Ci sono persone che nascono da storie sbagliate e diventano persone straordinarie.
Ci sono figli che non erano stati previsti e che, crescendo, diventano la parte più preziosa di una famiglia.
E ci sono persone che devono trascorrere metà della loro vita per capire una cosa semplice e potentissima non devono più chiedere il permesso di esistere.
Io appartengo al passato, sì.
Sono parte di una storia che forse qualcuno avrebbe voluto diversa.
Forse sono stata quella che non avreste voluto, la mia presenza ha ricordato a qualcuno una scelta difficile, un errore, una paura, una situazione che avrebbe preferito dimenticare e la tragedia migliore è negare l’evidenza, ma io non sono quella paura nè quel rimpianto.
Io sono tutto ciò che è venuto dopo.
Sono gli anni che ho vissuto, le persone che ho amato, le difficoltà che ho superato, le volte in cui sono caduta e mi sono rialzata.
Sono le scelte che ho fatto quando finalmente ho capito che la mia vita apparteneva a me e allora il passato può anche continuare a raccontare la sua versione.
Io racconterò la mia.
Perché c’è una verità che nessuno può più cambiare,forse non ero quello che avreste voluto.
Ma sono diventata qualcuno che non potete più cancellare
Sono qui!.
Viva e forse questa è la risposta più grande che potessi dare.
Non vi chiedo di cambiare il passato né di fingere, nemmeno di comprendere tutto.
Vi chiedo soltanto di guardarmi per ciò che sono oggi, perché una persona non dovrebbe essere costretta a trascorrere tutta la vita pagando per qualcosa che non ha mai scelto.
Io non sono il vostro errore.
Sono la mia vita.
E se un giorno qualcuno mi domanderà da dove sono venuta, potrò rispondere senza vergogna
Vengo da una storia che forse non mi voleva, ma sono riuscita a trasformarla in una storia che parla di me.
Ed è forse questa la forma più grande della libertà non cambiare ciò che è stato, ma impedire al passato di decidere chi saremo,perché alla fine non conta soltanto come siamo venuti al mondo, conta cosa scegliamo di farne, del tempo che ci è stato dato.