
Educare le nuove generazioni a un linguaggio rispettoso aiuta a superare pregiudizi e stereotipi, creando un mondo in cui individuo sia riconosciuto per quello che con le sue passioni, capacità e sogni.
Un’esperienza che mi viene in mente citare e che ha cambiato il modo in cui i miei alunni vedevano un compagno con disabilità .
Un giorno mentre ero in classe, un bambino mi ha chiesto, maestra e la sindrome di Down?
Con leggerezza gli ho risposto lui e Luca questo è il modo giusto per spiegare e parlare ad un bambino per rieducarsi. Per liberarsi dal pregiudizio e dare la possibilità di un nuovo modo di percepire la persona con disabilità, alla nuova generazione è ridurre la sua disabilità a ciò che causa interesse, mancanza di opportunità ed emarginazione.
Queste persone sono individui, ho spiegato con interessi, capacità e personalità diverse.
Insegnare ai bambini a vedere prima la persona e non la sua condizione è fondamentale per costruire una società più inclusiva.
Il linguaggio che spesso usiamo per spiegare questo tipo di condizione ha un impatto enorme sulla percezione che abbiamo degli altri: ridurre qualcuno alla sua disabilità significa negarli la complessità della sua identità.
I compagni, nonostante la mia spiegazione esaustiva, nel tempo continuarono a ignorarlo, alcuni lo trattavano con condiscendenza, altri lo escludevano dai giochi senza nemmeno rendersene conto.
Così mi venne in mente di organizzare invece che la solita lezione teorica sull’inclusione un gioco di squadra in cui ogni bambino aveva un ruolo essenziale.
Distribuì i compiti in base alla capacità di ciascuno e feci in modo che Luca fosse fondamentale per la vittoria del gruppo.
Durante il gioco, i bambini si resero conto che Luca era bravissimo a ricordare dettagli importanti, e a motivare i compagni. Alla fine, la squadra vinse proprio grazie al suo contributo.
Dopo questa esperienza, il modo in cui i bambini guardarono Luca cambiò. Non lo vedevano solo come “quello con la sindrome di Down”, ma come un amico con abilità uniche.
Questo ci insegna e ci dimostra che spesso non servono grandi discorsi, ma esperienze concrete che facciano capire il valore di ogni persona.
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