sabato 17 gennaio 2026

Le piante hanno sentimenti?







L’idea che le piante possano avere dei sentimenti nasce spesso dall’osservazione quotidiana: una pianta che appassisce se trascurata, che rifiorisce quando viene curata, che sembra rispondere alla presenza umana. 


Tutto questo porta a pensare che le piante possano provare qualcosa di simile alle emozioni. Ma tra ciò che percepiamo con sensibilità e ciò che la scienza dimostra c’è una distinzione importante da fare. Capire se le piante abbiano sentimenti significa, prima di tutto, chiarire cosa intendiamo davvero con questa parola.


I sentimenti, così come li conosciamo noi, sono esperienze interiori legate alla coscienza, al sistema nervoso e al cervello. Emozioni come gioia, paura, dolore o tristezza nascono dall’elaborazione di stimoli attraverso strutture nervose complesse. 


Le piante, da questo punto di vista, sono molto diverse dagli esseri umani e dagli animali non possiedono un cervello né un sistema nervoso centrale. Per questo motivo, la scienza afferma che le piante non provano sentimenti nel senso umano del termine.


Tuttavia, sarebbe un errore considerarle organismi passivi o insensibili. Le piante sono esseri viventi straordinariamente complessi, capaci di percepire ciò che accade intorno a loro. 


Avvertono la luce e si orientano verso di essa, reagiscono alla gravità, al caldo e al freddo, alla mancanza d’acqua, al contatto fisico e persino alla presenza di sostanze chimiche nell’aria o nel terreno. 


Queste reazioni non sono casuali, ma risposte precise e funzionali alla sopravvivenza.


Quando una pianta viene danneggiata, ad esempio da un insetto, può attivare meccanismi di difesa e inviare segnali chimici alle piante vicine, avvertendole del pericolo.


 In altri casi, alcune piante modificano il proprio comportamento dopo stimoli ripetuti, mostrando una sorta di memoria biologica. Questo però non significa che ricordino o provino emozioni si tratta di adattamenti fisiologici, non di esperienze interiori consapevoli.


Spesso, quando diciamo che una pianta soffre o è felice, stiamo usando un linguaggio simbolico. È un modo umano di descrivere fenomeni naturali complessi, attribuendo loro significati emotivi che in realtà appartengono a noi. 


Questa tendenza, nasce dal nostro bisogno di relazione e di empatia con ciò che è vivo, ma non riflette il funzionamento reale delle piante.


Le piante non hanno sentimenti come li intendiamo noi, perché non possiedono le strutture biologiche necessarie per provarli. Eppure, sono organismi sensibili, reattivi e profondamente connessi all’ambiente che le circonda. Non sentono emozioni, ma percepiscono, comunicano e si adattano in modi che continuano a sorprendere la ricerca scientifica. 


Riconoscere questa differenza non toglie valore alle piante, anzi ci aiuta a rispettarle per ciò che sono davvero, senza proiettare su di loro ciò che appartiene esclusivamente all’esperienza umana. 

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