mercoledì 13 dicembre 2023

Guardare al Passato

Spesso ci ritroviamo da soli con il pensiero rivolto ad un passato ormai lontano.
Ci adagiamo su idee a cui si è legati che richiamano il nostro vissuto

E ti trovo a ponderare quel passato a cui sei ancora legato e non ti convinci che sia più.

Ti focalizzi sulla frase  che spesso ci viene ricordata: "i tempi mutano, non restano uguali per sempre” ed è in quell’istante che pendi consapevolezza di essere tu a essere inadeguata e restare ancorata a idee sorpassate.

Tenti di scoprire quale sia la soluzione migliore per  adeguarti al  cambiamento, ma ciò ti sembra impossibile. 

Ti stupisce quel senso di sconforto quando si è costretti ad accettare come “vecchie” le buone maniere. 

Sorridi quando ti soffermi a guardare chi veste buffo per la moda del momento!
Sei “Vecchia” , se pensi in modo differente, ed è imbarazzante mostrarlo, se accusi fastidio quando ascolti parolacce usate come rafforzativi in un discorso che non ha nulla di serio.

Sì, è proprio vero! Sono “ Vecchia”

Oggi è da considerare simpatiche tutte  quelle parole accattivanti, con contenuti ricchi di parolacce nelle canzoni attuali.

Tra ragazzi il termine amore è ormai abitudine non ha nulla di fondato in termini di sentimento, per non parlare del sesso che è divenuto come premessa per iniziare una qualunque relazione quasi un fatto scontato. 

I telefonini sono diventati indispensabili e virali!

Andare a passo con  il tempo, quindi, significa rinnegare il mondo in cui si è  cresciuti. 

Quel mondo in cui si dava del “Voi" e del “ Lei” alle persone più grandi di noi, adesso, non esiste più.

 Gli amici erano Veri, stare in comitiva era divertente e senza soldi in tasca non era una tragedia, si faceva la “colletta” 

Ci divertivamo con poco, bastava quel pizzico di allegria per riunire tutti grandi e piccini.

I ragazzi conquistavano le ragazze corteggiandole con modi gentili.

Non esistevano i telefonini, i genitori e gli amici, sapevano dove e come trovarci.

Non esisteva il mondo virtuale, facevano ricerche sui libri in biblioteca 

Eravamo consapevoli che occorreva studiare se volevamo raggiungere traguardi importanti nella vita per affermarci.

Per questo motivo avevamo rispetto e considerazione per tutte le cose e persone.

Nessuno si permetteva di alzare la voce a tavola o in presenza di adulti o estranei, perché certi comportamenti non erano consentiti.

Nella scuola esistevano poche regole per la sana educazione. 

I genitori non reclamavano nulla per il proprio figlio/a, se non,  solo il buon profitto scolastico, perché sapevano di averli affidarli a persone serie e responsabili.

I ragazzi, se venivano rimproverati dagli insegnanti per non aver studiato, o essere stati indisciplinati, non lo riportavano a casa, perché sapevano di non essere creduti dai genitori.

Il cambiamento culturale non sempre porta ad una crescita, si cambia  il mondo, ma mai nessuno ha pensato di  cambiare il  proprio essere.

Io resto me stessa e  voglio guardare con gli occhi rivolti ad un passato che ancora oggi rimpiango e mi appartiene.

martedì 12 dicembre 2023

Una Convivenza Impossibile

Girolamo era giunto all’età di 78 anni, ormai in pensione da più di dieci.

Era stato un grande manager per cui viveva in benessere economico grazie alla sua mensilità.

Aveva perduto presto la moglie e gli rimaneva l’unica figlia a cui destinare il suo amore.

Per lenire i dolori della solitudine, da qualche anno conviveva con Elena, una donna dieci anni più giovane.

Ultimamente il rapporto con la sua donna si era rovinato.

Elena diventò bisbetica, cambiava umore rapidamente ed era facile che passasse dalla risata al pianto. 

Aveva un grosso debito di autostima che lo evidenziava trattando l’uomo come un ragazzino, già da qualche tempo Non lo rispettava più! 

In qualsiasi cosa in cui Girolamo si cimentava, lei trovava occasione per rimproverarlo e far valere una presunta autorità.

Non si limitava a inveire, lo offendeva e poi si chiudeva in camera per il resto della giornata non curandosi di preparare da mangiare.

Girolamo non sapeva cosa fare … andar via dalla casa significava di nuovo vivere in solitudine.

In occasione del suo compleanno decise di festeggiare e organizzare una grande pranzo.

Invitò al ristorante tutti i suoi amici, scelse chi non si poteva permettersi  di cenare fuori. Privilegiò tutti quelli che avrebbero onorato il suo gesto.

Così, radunò cento persone, tra di loro c’era tanta povera gente. 

Ordinò un menù principesco. Antipasti di qualità, frutti di mare, tavolieri di salame e formaggi di ogni qualità, primi e secondi piatti ricercati e abbondante vino, per finire, dolci gelati e liquori. 

Fu un giorno memorabile e il prezzo pagato al ristoratore fu di molto inferiore al numero e peso della soddisfazioni che ottenne.

A quel pranzo non invitò Elena!

Prima di uscire di casa, le lasciò un foglietto con su scritto poche righe:

“Cara Elena, oggi è stato il mio compleanno e mi sono fatto un regalo!

Andrò a pranzo fuori, accompagnato da cento amici, non sarai con me perché non meriti più le mie attenzioni.

Ho cercato di donarti il mio cuore sopportando anche l’ insopportabile.

Ho atteso inutilmente che tu capissi che sei vecchia come me e le sciocchezze che fanno i giovani a noi non sono più permesse. 

Comprendevo i tuoi problemi d’ansia, le tue paure di donna smarrita, la tua voglia di rivincita sul genere maschile.

Purtroppo, hai sbagliato vittima. 

Non sono uomo capace di fare battaglie, di gareggiare per mortificare qualcuno, sono  un uomo pacifico, libero di sbagliare e consapevole di non essere infallibile.

Continuando a stare con te, non riuscirei a mantenere la promessa fatta a me stesso di non voler far male a nessuno e di mantenere il mio solito contegno. 

Per questi motivi, domani vado via, torno da mia figlia, mi riprenderò la mia vecchia solitudine, abbandonata con l’illusione di vedere in te i miei stessi colori, quelli della gentilezza, del rispetto … dell’amore.”

lunedì 11 dicembre 2023

Un incontro fortuito


Alex sta attraversando un periodo buio della sua vita, gli sembra che tutto il mondo si fosse messo contro, aveva perso fiducia in se stesso, ma la cosa più grave era di essersi convinto che nulla potesse cambiare e che ormai la sua vita fosse negativamente segnata.

Era seduto su una panchina in attesa di farla finita quando una  bambina si sedette accanto.

Non curante della sua presenza che stringeva una bambola al petto con l’intendo di poterla cullare.

Alex guardò intorno per cercare la sua mamma … non vide nessuno.

Allora rivolgendosi a lei, disse:”Che fai qui da sola? Dov’è la tua mamma?”

“La mia mamma non c’è … papà dice che sta in cielo!” rispose la bimba.

Era stranito da quella situazione: “Perché sei qui e non a casa?”

La bimba crucciata, rispose:”Perché mamma non mi vuol bene!”

Alex pensò che si fosse allontanata da casa per capriccio, quindi cercò di stare al suo gioco:”Non è possibile! Tutte le mamme amano le loro bambine.”

“Allora perché è andata via senza di me?” la bimba accennò al pianto.

Alex Cercò di consolarla:”Dai su! Vieni con me … ti accompagno a casa tua.”

La bimba sorrise, allungò la manina e si aggrappò al suo braccio e disse:”Andiamo.”

“Indicami la strada di casa tua.” le chiese.

“Da quella parte!” rispose.

Camminarono per un pò, ad un certo punto, la bimba domandò:”Anche tu sei solo?”

“Si, spesso gli adulti vogliono stare da soli per avere un pò di pace.” rispose Alex.

“Anch’io voglio stare da sola quando mi arrabbio, ma poi voglio la mamma … che è andata via senza di me e piango”.

Alex comprese che la bimba fosse orfana e cercò di cambiare discorso:”Siamo ancora lontani da casa tua?”

“No! è proprio qui dopo l’angolo.”

Alex restò sorpreso perché quel piccolo angioletto lo aveva condotto a casa sua. 

Intanto, si era distratto un attimo dalla bimba per allungare lo sguardo oltre l’angolo e quando si rigirò verso di lei … non la vide più.

Era scomparsa!

Un brivido attraversò la schiena.

Quella bimba aveva distolto Alex da un possibile suicidio.

domenica 10 dicembre 2023

Storia della mia Vita

Non credevo che sarei arrivata  a raccontarvi della mia vita.

Non che non avessi fiducia in me ma sapevo, quanto era difficile poterla esternare.

Mentre scrivo mi accorgo che questi avvenimenti hanno molto in comune, più di quanto pensassi con la realtà che ci investe e che viviamo.

Ero con mia figlia di pochi anni e stavo passeggiando per strada, quando improvvisamente alle mie spalle, udì un plotone di tedeschi che stavano perlustrando la zona in cerca di ebrei per deportarli nei ghetti e poi ucciderli.

Non potevo far nulla tranne sentire strazianti urla, imprecazioni sempre più forti.
Se solo, avessi dato ascolto a quelle voci che chiedevano aiuto, mi avrebbero scoperta e portata chissà dove. 


Si! si!


Sono ebrea..., Viva  per miracolo e lo devo a Dio.


Il massacro era iniziato molto tempo prima e sembrava non dover finire mai.


 Credo che il mio mondo, ancor prima di avere notizie di quello che stava succedendo, spariva, nessuno  poteva fermare quel massacro.


Abitavo in uno  stabile le cui finestre si affacciavano su una strada chiusa, il  mio appartamento era all'ultimo piano dell'edificio. 


Un giorno, sentii bussare con insistenza alla porta del piano di sotto e subito dopo si udirono urla.

 Il timore che potessero arrivare a me, si fece più concreto, cercavo  un motivo valido che potesse continuare una irrefrenabile e  evidente impossibilità di mostrare una resistenza adeguata contro quella forza brutale. 


La minaccia mi era vicina ed io lo sapevo bene!


Speravo che si fermassero a quel piano, ma non fu così.


Come non  riconoscere il rumore del legno scardinato della porta, ero disperata, vedevo la mia fine vicina.

Ero in casa con la piccola Matilda che fortunatamente era in un'altra camera e dormiva. Mi affrettai ad andare da lei e mi barricai con tutto quello che avevo nella stanza. 

La panca che accatastai contro la porta d’ingresso mi dava l’illusione di essermi protetta, ma sapevo che comunque sarebbero riusciti a passare per potarci via.

Avevo brividi lungo tutto il corpo al solo pensiero che quei tedeschi, potevano entrare nel mio appartamento


Continuai a vegliare  la  bambina che continuava a dormire e non si accorse del trambusto.


I colpi alla mia porta si fermano perché il tonfo assordante del legno, liberò  il passaggio.


 Fu allora che la bambina si svegliò di soprassalto  e cominciò a piangere ininterrottamente, così, la presi in braccio e la strinsi al mio petto  come solitamente facevo per tranquillizzarla, il suo pianto disperato improvvisamente si calmò.


Mi trovai con i militari minacciosamente davanti alla mia persona.


Fui ordinata a seguirli e così presi a volo quello che potevo per ripararci dal freddo 

Mi affidai al destino e alla clemenza di Dio.

Se questo è un modo per dirsi persone nel mondo resto in silenzio