domenica 18 agosto 2024

Vivi la tua realtà


 








La realtà esiste tra punti di vista estremi, da un lato, vi sono critiche perché si fa troppo di propria iniziativa, dall’altro arrivano censure e inibizioni perché non ci adeguiamo al pensare comune. 


Mi stupisce come alcune persone altrimenti intelligenti e perbene insistano sul fatto che si debbano seguire le loro vecchie regole, si sbagliano di grosso. 


Hanno loro il controllo della libertà altrui?


 Tutti noi siamo, ognuno a proprio modo , fantastici, e sì, abbiamo il potenziale per scegliere cosa vogliamo essere. 


Ma qualsiasi cosa?


 La realtà non è né semplice né facile, abbiamo aspirazioni, abbiamo la volontà di voler raggiungere i nostri obiettivi e abbiamo il libero arbitrio di scegliere corsi d'azione che possono darci ciò che vogliamo. 


Ciò che complica tutto è che dobbiamo condividere la realtà con gli altri, ed è troppo grande e complicata per essere semplicemente lasciata andare al capriccio di qualcuno.


Abbiamo il potere di scegliere come rispondere alla realtà che ci circonda. Possiamo dire: "Sì, ci sono ostacoli ai nostri obiettivi, ma abbiamo ancora capacità e possibilità".


 Non possiamo essere tutto ciò che vogliamo, ma possiamo essere molto di più di quanto alcune persone dicano che possiamo essere. 


Il percorso verso la felicità e la realizzazione è ignorare i negazionisti e gli imbonitori e tracciare la tua rotta.


 Non esiste una soluzione o una formula semplice, solo duro lavoro e perseveranza.


 - Esplora

 - Ascolta

 - Rifletti

 - Agisci


 La vita è un processo, non ci sono soluzioni magiche, nessun interruttore ti darà ciò che vogliamo. 


Essere aperti e coinvolti nella vita, pensare con la propria testa, essere onesti sui propri pensieri e sentimenti e disposti ad agire, soprattutto, abbracciare la complessità ed essere pronti a fare il lavoro per rendere la propria vita e il mondo in cui viviamo un posto migliore.

sabato 17 agosto 2024

Schiava d’amore




Quando non ho pensieri … ecco che mi cadi nella mente.

Forse dovrei dire che ti penso, ma é troppo poco.

É più vero dirti che mi appari davanti agli occhi con il tuo sorriso senza eco fino a toccarmi le labbra.

Allora, non mi resta che ingoiarti per costringerti a scendere giù fino nello stomaco e poi farti risalire come un irresistibile farfallio.

Sì, devo rassegnarmi a sentirti come nuvola nel mio respiro e immaginarti disegnato in un fumetto di un racconto d’amore.

Eppure c’è profumo di te nell’aria…vedi, anche il vento ti è complice, agita passione senza permesso.

Ho un cuore troppo piccolo per contenerti e troppo debole per trattenerti…obbedisce alla legge dell’amore che ti vuole libero, radioso di emozioni ed io, serva tua gentile, continuo ad essere schiava d’amore per te.

venerdì 16 agosto 2024

La donna: " l’anima della casa "







Negli anni 50 e sul finire degli  anni 80 all’interno della famiglia,  l’uomo lavorava in fabbrica, oppure da contadino o allevatore, oppure nelle miniere e il denaro era quasi sempre amministrato dalla donna di casa.

Spesso i mariti non erano neppure mai entrati in banca o all'ufficio postale, addirittura quando dovevano uscire, chiedevano i soldi alla moglie che amministrava i conti con severità e parsimonia, mentre sui grandi investimenti, si decideva insieme.


L'uomo si fidava ciecamente di sua moglie perché  avevano un unico obiettivo che era la famiglia.


Oggi la famiglia non esiste più: è stata distrutta dal mito dell'autonomia dei coniugi.


Due fidanzati non si sposano o non vanno a convivere per costruire una famiglia ma per mettere insieme due distinte solitudini.


Ed esiste l'idea che devono avere separazione dei beni, due autonomi conti in banca, due diverse carte di credito, due bancomat.


Non si fidano l'uno dell'altra perché pensano all'ipotesi di potersi separare prima o poi in nome di quel concetto indistinto che è "l'amore".


La donna, era quasi sempre casalinga, era l'anima della famiglia,biancheria, lavatrice, ragioniera, faceva quadrare sempre il bilancio lavorando in casa quanto e più dell'uomo fuori casa.


Nella civiltà contadina l'uomo ammazzava il maiale, ma era la donna che faceva i prosciutti e i salumi.


L'uomo portava la frutta, ma la donna faceva le marmellate e le conserve.


L'uomo portava la farina, ma lei  faceva il pane.


Ogni famiglia funzionava con la stessa ferrea logica di reciproca fiducia.


Era una civiltà forse incomprensibile per molti ai giorni nostri, si dice che tutto torna prima o poi, chissà…


Era familiare, con chiara distinzione dei ruoli, poi hanno cominciato a chiamare "mantenute" e "nullafacenti" le casalinghe. 


Sarebbe interessante analizzare come e quando è cominciato questo discredito e chi se ne è avvantaggiato. 


E il rispetto e la saggezza delle donne e nonne che non viene più considerata? 


Era un’esistenza vera con tanti sacrifici ma con tanti valori e principi che caratterizzavano l’uomo e lo rendevano orgoglioso.


Oggi tanti a urlare la "parità dei sessi", "l'uguaglianza"…  che per carità, è giusto,  però quel modello di società, pur con le sue contraddizioni, è quello da vedere, certo con occhi nuovi, più consapevoli, ma da osservare, imparando umilmente cosa significa davvero rispetto concetto ormai dimenticato. 

giovedì 15 agosto 2024

Accettare l'idea del perdono








Ero solita credere che le persone che mi avevano fatto del male alla fine avrebbero dovuto affrontare lo stesso dolore che avevano causato, o anche qualcosa di peggio. 

Avevo una forte fede nell'idea del karma, che tutti ottengono esattamente ciò che meritano. 

Il più delle volte, speravo che la sofferenza che mi avevano inflitto sarebbe tornata indietro in egual misura.

 Ogni volta che le loro parole offensive mi trafiggevano, la mia mente si soffermava sul pensiero che loro avrebbero sentito parole ancora più dure in cambio. 

Se le loro azioni mi facevano sentire sminuita, speravo che altri facessero lo stesso con loro, così avrebbero potuto assaporare l'amarezza che avevano servito. Questo desiderio di punizione mi teneva legata al dolore e mi rendeva difficile andare avanti.

 Continuavo ad aspettare che il karma li raggiungesse, convinta che fosse solo questione di tempo prima che affrontassero le conseguenze delle loro azioni. 

La mia fede nel karma era così forte che pensavo che non avrebbe mai mancato il bersaglio.

 Ma con il passare dei giorni, le loro vite continuavano senza apparenti problemi o rimpianti. Guardarli vivere apparentemente senza sforzo le loro vite mentre io ero intrappolata in un ciclo di dolore mi faceva sentire soffocata  dalle mie stesse frustrazioni.

 Mi sembrava incredibilmente ingiusto che mentre ero alle prese con le cicatrici emotive che mi avevano lasciata, loro sembrassero godersi la vita senza preoccupazioni. 

Più confrontavo la loro facilità con la mia sofferenza, più alimentava il mio senso di ingiustizia.

 Potrebbe sembrare duro ammettere che volevo vendetta. Non la stavo attivamente tramando o cercando, stavo semplicemente aspettando che il karma facesse il suo corso. 

Ma ho capito che il mio desiderio di vederli soffrire era, di per sé, una forma di vendetta, anche  se non stavo intraprendendo alcuna azione diretta per vendicarmi, la rabbia e l'amarezza latenti a cui mi aggrappavo, perché il mondo continuava a concedere loro conforto, mi impedivano di avere pace interiore. 

Era come se la mia rabbia fosse una barriera, che mi impediva di andare avanti e vivere.

 A poco a poco, ho iniziato a lasciar andare questi sentimenti negativi. 

Non è stato un processo che è durato una notte, ci sono voluti tempo e impegno per liberare la rabbia e il dolore che si erano radicati dentro di me. 

Sebbene dimenticare fosse difficile, ho iniziato a capire l'importanza di lasciar andare. Dio, conoscendo gli angoli più profondi del mio cuore, mi ha rivelato l'inestimabile lezione del perdono.

 Inizialmente, pensavo che il perdono consistesse semplicemente nel dire: "Ti perdono".  Ma ho presto imparato che era molto più complesso. 

Il vero perdono richiede non solo nelle parole, ma un sincero rilascio del dolore e della sofferenza. 

Non potevo perdonare sinceramente finché non avessi completamente lasciato andare il risentimento persistente nel mio cuore. 

È stato un viaggio difficile, ma necessario per la mia guarigione.

 Ho dovuto fare i conti con cose al di fuori del mio controllo e accettare esperienze che erano ben al di sotto delle mie aspettative. 

Accettare questo non è stato facile, soprattutto quando ho visto coloro che mi avevano fatto del male vivere le loro vite senza scuse. 

È stato un processo di adattamento alla realtà del loro continuo conforto mentre ero ancora alle prese con il passato.

 Quando finalmente ho raggiunto un luogo di accettazione e perdono autentico, ho provato un senso di pace senza paragoni. 

Il mio cuore non era più gravato dall'invidia o dalla rabbia ed ho capito che era ciò che cercavo di più. La pace.

 Ora, mi sforzo di affrontare qualsiasi cosa la vita mi porti con un cuore aperto e accogliente. 

Se è in linea con le mie speranze, sarò grata, ma se non lo è, accetto di non avere alcun controllo su certi risultati e li abbraccio con cuore aperto. 

Questo cambiamento di prospettiva mi ha permesso di trovare tranquillità e andare avanti con un cuore più leggero.

 Per ogni parola e azione dolorosa che una volta ha lasciato un segno nel mio cuore, ho scelto di perdonare. 

Questa decisione non è stata facile, ma sapere che il perdono porta alla pace interiore ha fatto sì che ne valesse la pena. 

Perdono non per sembrare una santa  o per alleviare il peso di coloro che mi hanno fatto del male. Perdono per il mio benessere. 

Scelgo il perdono per vivere una vita di pace e per mantenere il mio cuore libero dall'amarezza. 

Il perdono mi aiuta ad andare avanti senza essere perseguitata dalle ombre del passato, significa liberarmi dalle catene dei dolori passati e aprire la porta a nuove possibilità di felicità e pace, perché attraverso il perdono, guarisco e attraverso il lasciar andare, mi permetto di maturare.