lunedì 3 febbraio 2025

Rimandare per abitudine

 




La vita che conduciamo è affannosa ma se ci fate caso, è anche incosciente rispetto all’obiettivo per cui si nasce e al posto che occupiamo nell’ordine della natura. La vivacità, l’energia che consumiamo, riguarda quasi totalmente l’aspetto pratico. Ci illudiamo che essere vivi significa muoversi, agire, correre e magari sudare.

Riflettendo un po’ scopriamo che queste sono anche prerogative di cavalli, delfini, aquile, serpenti, tartarughe, insomma, degli esseri viventi, partendo dal più scatenato e finendo con il più ozioso.

 Il movimento è pure una connotazione delle macchine, che almeno non sudano e che sono sempre pronte a ripetere le stesse azioni.

Nell’era del computer, l’idea di muoversi ci spinge nel far qualcosa nel mondo delle idee, per esempio, scambiarsi messaggi in tempo reale, annullando gli spazi e i confini territoriali.

Il muoversi non può essere la risposta all’esigenza di spendere la vita nel miglior modo possibile, anzi, può essere una maniera per trascorrerla inutilmente. Aggiungiamo a questa nota, il fatto che un terzo della vita la trascorriamo dormendo e inevitabilmente ci ritroviamo vecchi nostalgici di una gioventù bruciata.

 L’idea di muoversi dovrebbe essere concepita intellettualmente, cioè leggere, informarsi, studiare, apprendere tutto ciò che dà senso al fatto di essere umani.

 Spesso ci ritroviamo a fare le stesse cose come se fossimo delle macchine e rimandiamo a momenti indefiniti attività più consone al nostro essere.

 Solo dopo molto tempo ci accorgiamo di aver “perso” tempo. Quel tempo che non ci sarà mai più restituito.

 Il cane che ricorre la propria coda è un esempio visivo di come ci comportiamo stupidamente nel corso della vita. 

Lavoriamo, risparmiamo, rimandiamo i piaceri a momenti che non potrebbero mai arrivare.

 Capita a tutti dire lo faccio domani e il giorno dopo quel domani (diventato oggi) continua ad essere pensato domani.

 Si arriva alla fine della vita con quel domani che ci é rimasto sempre  davanti burlone.

domenica 2 febbraio 2025

Dimorare nel passato



Non è illusione abbandonarsi all’immaginazione, è  solo il modo per fermare il mondo per il tempo che ci piace. Si diventa creatori di possibili realtà, con il conseguente terremoto di sentimenti, unici marcatori di un vivere profondamente il senso dell’umano.

Si può immaginare una vita nuova, come vorremmo viverla, senza limiti e frustrazioni di ogni tipo.

Sarebbe come entrare in un parco dei divertimenti e subito dopo abbandonare all’ingresso ogni problema, tenendosi pronti a sorridere sempre. Si tende a fare gruppo, a parlare, a guardarsi intorno per far parte del clima di gioia che è nell’aria e che si respira.

 Capita a tutti, specie in età matura, di sorprendersi a guardare il passato. Ed ecco che una nuvola di sentimenti è lì ad attendervi per gonfiare i polmoni e portar brividi a spasso sulla pelle.

Le emozioni, con continui sobbalzi di un respiro, non più regolare, fanno scorrere un film muto nella pelle. Scene d’un tempo ancor caro, ma nonostante tanta dolcezza, l’irrequietezza vi fa spostare sulla sedia, quasi a ricerca di una posizione più comoda.

 Il senso è evidente: avreste voluto fare di più, sentire e provare con gli strumenti che avete ora. Purtroppo non è possibile ritornare indietro e allora, una stizza tende a prendervi, prima di ricredersi e trasformarsi in romantica nostalgia.

 I colori dei ricordi sono teneri, soffusi e non vogliono delineare i contorni, cosicché, tutto possa apparire magico per accettare l’idea che nulla ci possa riportare a quei momenti. L’impotenza ci appare come il sentimento di resa verso una natura, che prima ci ha esaltato e ora ci deprime.

 Molte idee non trovano pace nella mente del romantico, sembrano spostarsi fisicamente tra il cuore e la mente, mentre distrattamente toccano lo stomaco per poi scivolare sul sistema nervoso prima di dichiararsi ai nostri sensi.

 Chiudere gli occhi è la prova del loro passaggio e una voglia di fermarle per consegnare alla consapevolezza, prima di abbandonarsi a un lungo sonno.

sabato 1 febbraio 2025

Un attimo prima

 


Era una giornata di sole e a Leonardo piaceva guardare l’orizzonte. Spesso rimaneva lì molto tempo immerso nei suoi pensieri, i raggi di sole illuminavano ogni angolo del suo viso e sembrava che volessero arrivare fin giù nel suo cuore per scoprire quali fossero i suoi mali.

Leonardo era  stato un perfetto studente,  il prodigio della classe il cui nome tutti potevano menzionare con invidia sin dall’elementari.  Era il bambino che portava sempre il sorriso sulla bocca come il sole attraverso i suoi raggi irradia il cielo, quel tipo la cui voce creava magia.


 Era il leader delle pagine dell'annuario, la penna illustre che scriveva. La nota prima degli applausi, la mano invisibile dell’intelligenza.


Il tempo gli chiedeva se aveva un sogno.


"Non lo so", rispose Leonardo . "È una cosa così preoccupante?"


Il tempo si prese gioco di lui e rise sotto i baffi, le sue mani affondarono nelle tasche, come se volessero nascondersi.


"Forse no", rispose il tempo.


"Ma cosa mi dirai domani, quando il sole avrà smesso di illuminare la terre e la pioggia scenderà copiosa? Lascerai ancora che il mondo decida per te?"


Leonardo continuò a camminare, mentre il sole toglieva ombra ai suoi passi.


La domanda indugiava a perdersi. Gli restava attaccata come un chiodo nel legno che affondava sempre di più con il passare del tempo.


Giunse il giorno in cui il sole  cessò di splendere,il cielo era una tela grigio pallido sopra la sua testa c’erano nuvole sparse cariche di pioggia, si ritrovò in piedi davanti a un muretto che lo separava dal vuoto, solo.


Il tempo indugiava alle sue spalle, silenzioso per una volta, come se aspettasse ancora la sua risposta.


Nella tasca c'erano vecchi appunti, qualcosa che aveva raccolto di sfuggita, un invito aperto per amici narratori.


Era solo un'opportunità per condividere le parole che aveva silenziosamente ripiegato dentro di sé per anni.


Mentre, Leonardo si sporse sul punto più alto del terrazzo, guardò per l’ultima volta quel terribile orizzonte che tanto gli aveva parlato, il suo cuore cominciò a battere, dando ritmo ai suoi pensieri e fu allora che capì che si trattava di un solo secondo un solo momento dopo il quale tutto finisce e si abbandona quel fardello che fino a quel momento era risultato pesante.

venerdì 31 gennaio 2025

Un vuoto incolmabile

 


Quando mio nonno, morì, la casa che un tempo risuonava delle sue risate e dei momenti condivisi con mio nonna divenne silenziosa. 

Il vuoto che lasciò era palpabile, un’assenza che riempiva ogni angolo.

Ogni stanza sembrava più grande, una volta piene di vita, sembravano quasi vuote ed era come se avessero parte della sua anima, quella luce che mio nonno portava con sé.


Mia nonna, che aveva trascorso tanto tempo accanto a lei, ora si trovava a fare i conti con una solitudine inaspettata, che gli stringeva il cuore lo rendeva più fragile. 


La sua routine cambiò, le piccole cose che facevano parte della loro vita insieme ora sembravano prive di senso senza di lui.


La colazione insieme, le chiacchierate davanti alla TV, le  mani che si sfioravano mentre si muovevano per casa, sembravano ormai un ricordo lontano. 


Ogni mattina, quando si svegliava il primo pensiero era per lui, ma presto si rendeva conto che non c’era più. Eppure nella sua solitudine, continuava a sentire la sua presenza. Forse era una forma di consolazione, un modo per non lasciarlo andare completamente. 


Nonostante il dolore che il più delle volte lo sopraffaceva, mia nonna cercava di mantenere una parvenza di normalità, di riempire il suo tempo con piccole attività, ma il vuoto dentro di lei sembrava impossibile da colmare.


Sporadicamente, cerano le visite dei parenti, ma la casa, pur accogliendo le visite non era più la stessa, le  risate, di una volta, non c’erano più e quella solitudine divenne presto parte, della sua vita. 


Gli piaceva guardare le fotografie ricordando i momenti di felicità che avevano vissuto insieme, le lunghe passeggiate mano nella mano impresse in un album di ricordi.


Forse, nel suo cuore, sentiva che la presenza di mio nonno che non lo avrebbe mai abbandonata del tutto, ma il silenzio che riempiva la casa raccontava una storia diversa, una storia fatta di mancanze ed una quiete che sembrava troppo dolorosa da sopportare. 


C’era però un lato della sua forza che emergeva, anche in mezzo a tutto quel dolore, mia nonna non smetteva di vivere, anche se il suo mondo era cambiato. 


Ogni giorno, cercava  di rimanere attiva, di fare qualcosa, di non cadere nella disperazione.

La solitudine, a volte, sembrava più una compagna che un nemico.