martedì 4 febbraio 2025

Una scelta dolorosa





Il giorno della mia vita in cui ho fatto la scelta più dolorosa è iniziato come ogni mattina, con il respiro gentile di Ken che mi scaldava i piedi e i suoi dolci occhi castani che mi osservavano intensamente. Era stato il mio compagno per 14 anni: più di un cane, era il mio amico più caro, il mio confidente, la mia famiglia.

Ma il tempo è crudele, soprattutto con i nostri compagni a quattro zampe. Quando si avvicinò al dodicesimo anno, notai dei cambiamenti. I suoi balzi un tempo effervescenti divennero dolorosi strascichi. I suoi occhi luminosi e vigili iniziarono a mostrare uno sguardo annebbiato e distante. Il veterinario gli diagnosticò un'artrite avanzata e le prime fasi di disfunzione cognitiva canina, in pratica, demenza canina.

Potevo solo guardare mentre il mio stravagante amico cambiava. A volte dimenticava chi fossi; vagava per casa confuso, a volte piagnucolando per il dolore. Il suo corpo un tempo atletico divenne fragile, i suoi movimenti limitati da articolazioni gonfie e disagio costante.

I farmaci aiutarono per un po', ma erano solo un cerotto su una ferita purulenta che lo stava lentamente divorando. Ken, sempre orgoglioso e autosufficiente, era stato ridotto a un'ombra di se stesso. Non riusciva nemmeno a salire le scale, non riusciva a controllare la vescica e a volte si sedeva sui suoi stessi escrementi, guardandomi con occhi che quasi imploravano una tregua.

Le visite dai veterinari divennero un evento regolare. Ogni specialista aveva un altro trattamento, un'altra speranza, un'altra costosa procedura. Ma dietro i loro volti professionali, sapevo che vedevano attraverso tutto, proprio come me: stavamo prolungando la sofferenza, non la vita.

L'ultima notte prima di "quel giorno", Ken e io abbiamo condiviso qualcosa di totalmente profondo. Il suo corpo tremava, il suo respiro si faceva affannoso. C'era così tanto da dire sulla comprensione silenziosa tra noi, che era pronto a lasciarsi andare e che io dovevo essere abbastanza coraggiosa.

L'eutanasia non è mai facile. È una decisione che ti lacera l'anima, che mette in discussione tutto ciò che riguarda l'amore, la compassione e il diritto di porre fine alla sofferenza. Ma vedendo Ken lottare, vedendo il dolore nei suoi occhi, ho capito che tenerlo in vita era un mio desiderio egoistico, non un atto d'amore...

 Quando gli hanno fatto l'ultima iniezione, non ha lottato. Si è semplicemente lasciato andare. Pacificamente. Silenziosamente. Come se stesse aspettando il mio permesso per riposare.

La mia casa è rimasta vuota per settimane. Nessun rumore di unghie sul pavimento, nessun respiro leggero accanto al mio letto, nessuna coda eccitata che scodinzolava quando tornavo a casa. Silenzio assordante.

lunedì 3 febbraio 2025

Rimandare per abitudine

 




La vita che conduciamo è affannosa ma se ci fate caso, è anche incosciente rispetto all’obiettivo per cui si nasce e al posto che occupiamo nell’ordine della natura. La vivacità, l’energia che consumiamo, riguarda quasi totalmente l’aspetto pratico. Ci illudiamo che essere vivi significa muoversi, agire, correre e magari sudare.

Riflettendo un po’ scopriamo che queste sono anche prerogative di cavalli, delfini, aquile, serpenti, tartarughe, insomma, degli esseri viventi, partendo dal più scatenato e finendo con il più ozioso.

 Il movimento è pure una connotazione delle macchine, che almeno non sudano e che sono sempre pronte a ripetere le stesse azioni.

Nell’era del computer, l’idea di muoversi ci spinge nel far qualcosa nel mondo delle idee, per esempio, scambiarsi messaggi in tempo reale, annullando gli spazi e i confini territoriali.

Il muoversi non può essere la risposta all’esigenza di spendere la vita nel miglior modo possibile, anzi, può essere una maniera per trascorrerla inutilmente. Aggiungiamo a questa nota, il fatto che un terzo della vita la trascorriamo dormendo e inevitabilmente ci ritroviamo vecchi nostalgici di una gioventù bruciata.

 L’idea di muoversi dovrebbe essere concepita intellettualmente, cioè leggere, informarsi, studiare, apprendere tutto ciò che dà senso al fatto di essere umani.

 Spesso ci ritroviamo a fare le stesse cose come se fossimo delle macchine e rimandiamo a momenti indefiniti attività più consone al nostro essere.

 Solo dopo molto tempo ci accorgiamo di aver “perso” tempo. Quel tempo che non ci sarà mai più restituito.

 Il cane che ricorre la propria coda è un esempio visivo di come ci comportiamo stupidamente nel corso della vita. 

Lavoriamo, risparmiamo, rimandiamo i piaceri a momenti che non potrebbero mai arrivare.

 Capita a tutti dire lo faccio domani e il giorno dopo quel domani (diventato oggi) continua ad essere pensato domani.

 Si arriva alla fine della vita con quel domani che ci é rimasto sempre  davanti burlone.

domenica 2 febbraio 2025

Dimorare nel passato



Non è illusione abbandonarsi all’immaginazione, è  solo il modo per fermare il mondo per il tempo che ci piace. Si diventa creatori di possibili realtà, con il conseguente terremoto di sentimenti, unici marcatori di un vivere profondamente il senso dell’umano.

Si può immaginare una vita nuova, come vorremmo viverla, senza limiti e frustrazioni di ogni tipo.

Sarebbe come entrare in un parco dei divertimenti e subito dopo abbandonare all’ingresso ogni problema, tenendosi pronti a sorridere sempre. Si tende a fare gruppo, a parlare, a guardarsi intorno per far parte del clima di gioia che è nell’aria e che si respira.

 Capita a tutti, specie in età matura, di sorprendersi a guardare il passato. Ed ecco che una nuvola di sentimenti è lì ad attendervi per gonfiare i polmoni e portar brividi a spasso sulla pelle.

Le emozioni, con continui sobbalzi di un respiro, non più regolare, fanno scorrere un film muto nella pelle. Scene d’un tempo ancor caro, ma nonostante tanta dolcezza, l’irrequietezza vi fa spostare sulla sedia, quasi a ricerca di una posizione più comoda.

 Il senso è evidente: avreste voluto fare di più, sentire e provare con gli strumenti che avete ora. Purtroppo non è possibile ritornare indietro e allora, una stizza tende a prendervi, prima di ricredersi e trasformarsi in romantica nostalgia.

 I colori dei ricordi sono teneri, soffusi e non vogliono delineare i contorni, cosicché, tutto possa apparire magico per accettare l’idea che nulla ci possa riportare a quei momenti. L’impotenza ci appare come il sentimento di resa verso una natura, che prima ci ha esaltato e ora ci deprime.

 Molte idee non trovano pace nella mente del romantico, sembrano spostarsi fisicamente tra il cuore e la mente, mentre distrattamente toccano lo stomaco per poi scivolare sul sistema nervoso prima di dichiararsi ai nostri sensi.

 Chiudere gli occhi è la prova del loro passaggio e una voglia di fermarle per consegnare alla consapevolezza, prima di abbandonarsi a un lungo sonno.

sabato 1 febbraio 2025

Un attimo prima

 


Era una giornata di sole e a Leonardo piaceva guardare l’orizzonte. Spesso rimaneva lì molto tempo immerso nei suoi pensieri, i raggi di sole illuminavano ogni angolo del suo viso e sembrava che volessero arrivare fin giù nel suo cuore per scoprire quali fossero i suoi mali.

Leonardo era  stato un perfetto studente,  il prodigio della classe il cui nome tutti potevano menzionare con invidia sin dall’elementari.  Era il bambino che portava sempre il sorriso sulla bocca come il sole attraverso i suoi raggi irradia il cielo, quel tipo la cui voce creava magia.


 Era il leader delle pagine dell'annuario, la penna illustre che scriveva. La nota prima degli applausi, la mano invisibile dell’intelligenza.


Il tempo gli chiedeva se aveva un sogno.


"Non lo so", rispose Leonardo . "È una cosa così preoccupante?"


Il tempo si prese gioco di lui e rise sotto i baffi, le sue mani affondarono nelle tasche, come se volessero nascondersi.


"Forse no", rispose il tempo.


"Ma cosa mi dirai domani, quando il sole avrà smesso di illuminare la terre e la pioggia scenderà copiosa? Lascerai ancora che il mondo decida per te?"


Leonardo continuò a camminare, mentre il sole toglieva ombra ai suoi passi.


La domanda indugiava a perdersi. Gli restava attaccata come un chiodo nel legno che affondava sempre di più con il passare del tempo.


Giunse il giorno in cui il sole  cessò di splendere,il cielo era una tela grigio pallido sopra la sua testa c’erano nuvole sparse cariche di pioggia, si ritrovò in piedi davanti a un muretto che lo separava dal vuoto, solo.


Il tempo indugiava alle sue spalle, silenzioso per una volta, come se aspettasse ancora la sua risposta.


Nella tasca c'erano vecchi appunti, qualcosa che aveva raccolto di sfuggita, un invito aperto per amici narratori.


Era solo un'opportunità per condividere le parole che aveva silenziosamente ripiegato dentro di sé per anni.


Mentre, Leonardo si sporse sul punto più alto del terrazzo, guardò per l’ultima volta quel terribile orizzonte che tanto gli aveva parlato, il suo cuore cominciò a battere, dando ritmo ai suoi pensieri e fu allora che capì che si trattava di un solo secondo un solo momento dopo il quale tutto finisce e si abbandona quel fardello che fino a quel momento era risultato pesante.