
Ci sono momenti in cui la vita ti prende talmente alla sprovvista da lasciarti completamente senza parole.
Una volta organizzammo un viaggio con la mia amica suo marito e la loro unica figlia Giorgia.
La nostra meta era un paesino straniero non conoscevamo la lingua ma Alice la mia amica,ci faceva da interprete e da guida.
Eravamo in un piccolo ristorante locale,cercando di ordinare qualcosa da mangiare, ma è l’inizio di una storia intensa e toccante,una di quelle esperienze che segnano profondamente chi le vive, sia in prima persona che da vicino.
Non conoscevo l’anoressia, non l’avevo sperimentata in prima persona e nessuno della mia famiglia aveva avuto a che fare con questa patologia, restai interdetta quando Alice prendendomi in disparte mi raccontò di sua figlia e della battaglia che lei e suo marito stavano combattendo da ormai tanto tempo.
L’anoressia, mi spiegò, non è solo una malattia del corpo, della mente e dell’anima, coinvolge tutti: chi ne soffre e chi le sta accanto, impotente di fronte a un dolore inspiegabile ma devastante.
Giorgia era sempre stata una ragazza piena di vita, solare con grandi sogni. Ma col tempo, qualcosa dentro di lei aveva iniziato a spegnersi.
Non era successo all’improvviso, non c’era stato un momento in cui tutto era cambiato. Era stato un lento scivolare in un baratro che le persone che le volevano bene, non avevamo saputo fermare in tempo.
All’inizio erano piccole cose: “non ho fame”, “mangio dopo”, “solo un’insalata”. Poi le porzioni si riducevano sempre più, il cibo diventa un nemico, e il suo corpo si faceva sempre più fragile, leggero, quasi trasparente.
Gli occhi però. dicevano tutto: un misto di paura, controllo ossessivo e un dolore che non si poteva spiegare a parole.
Noi cercavamo di parlarle, di farle capire che la stavamo perdendo ma l’anoressia aveva già preso il controllo.
Ogni tentativo sembrava inutile, ogni parola rimbalzava su un muro invisibile. I medici parlavano di ricovero, di terapie di un lungo percorso di guarigione. Ma Giorgia non voleva sentire “sto bene”, diceva. E intanto, il suo corpo gridava il contrario.
Poi è arrivato il giorno in cui il suo cuore non ha retto più. Un malore improvviso., La corsa in ospedale, le lacrime, la paura. È stato il punto di svolta.
Forse è stato il dolore che ha letto nei nostri occhi, forse il terrore di essersi spinta troppo oltre. Ma da quel momento qualcosa lì è cambiato.
Il viaggio non è stato dei migliori, avevamo programmato qualcosa di bello e invece questa esperienza, mi ha segnata profondamente.
Il cammino verso la guarigione è stato lungo e difficile, fatto di passi avanti e ricadute, di lacrime e piccole vittorie.
Oggi Giorgia sta meglio. Non è ancora una storia a lieto fine, perché l’anoressia lascia cicatrici profonde. Ma ora lei vuole vivere, è questa è la cosa più importante.
L’anoressia quindi, non è una semplice questione di cibo o volontà, ma una malattia che scava nell’anima e isola di chi ne soffre. Non basta dire “magia” per guarire, così come non basta l’amore di chi sta accanto per salvarla.
Questo insegna che nessuno dovrebbe affrontare questo incubo da solo. Anche quando tutto sembra essere perduto, una mano tesa, una parola giusta al momento giusto, possono fare la differenza perdersi e ritrovarsi. Serve comprensione, pazienza e aiuto professionale.


