giovedì 21 dicembre 2023

Il contadino furbo

Due contadini coltivavano due terreni confinanti. 

Romolo però aveva nella sua parte un bel pozzo di cui si serviva per dissetare i suoi animali e irrigare il campo. 

Tonino invece usava le autobotti per approvvigionarsi dell’acqua per il suo campo.

Un giorno Tonino offrì a Romolo una grossa somma di denaro per comprargli il pozzo.

Sebbene, quel pozzo era importante per la gestione del suo podere, Romolo accettò l’offerta e vendette il pozzo.

Romolo era un uomo scaltro … sapeva cosa faceva!

Qualche giorno dopo la vendita, Romolo continuò ad estrarre acqua dal pozzo venduto.

Tonino si arrabbiò e condusse Romolo davanti ad un giudice per ottenere giustizia.

il giudice domandò a Romolo:

“Perché continui a prendere acqua dal pozzo che non è più tuo?”

Romolo, in modo beffardo rispose:

“Signor giudice, io ho venduto il pozzo … non l’acqua contenuta!”

il giudice intuì la furbata ed emise il suo verdetto:

“Poiché Romolo afferma di essere il proprietario dell’acqua contenuta nel pozzo venduto a Tonino, egli è tenuto a pagare a Tonino una quota mensile di affitto da lui stabilita fino a quando non sarà esaurita la sua acqua!”

Romolo dovette pagare per sempre l’affitto della sua acqua che naturalmente riempiva il pozzo di Tonino in quanto il pozzo era artesiano.


Morale: Chi crede che gli altri siano stupidi rivela la propria stupidità.

mercoledì 20 dicembre 2023

Un’esperienza di Consapevolezza

A Carlo e Liliana, sarebbe piaciuto tanto portare i loro figli in vacanza come facevano di solito,  ed essendo cresciuti, magari insegnargli lo sci d’acqua, sport che praticava Carlo quando era in compagnia dei suoi amici. 

Quest’anno, purtroppo non potevano partire, avevamo altro a cui pensare, qualcosa di più importante.

Luca, il figlio maggiore, si è gravemente ammalato, e si sono recati in una struttura ospedaliera che li aveva ospitati  anni prima per controlli di routine.

Un giorno, mentre erano a tavola e pranzavano, Lucia la figlia più piccola della coppia rivolgendosi alla mamma con tristezza le fece notare quanto le dispiaceva non poter concludere l’anno scolastico 

-“Mamma non potrò partecipare alla recita di fine anno con i miei amici, non potrò salutare le maestre e i miei compagni di classe”.

-“Mamma, non potrò partecipare al saggio di danza”

-“Mamma, non potrò esserci alla festa di compleanno della mia amica”

-“Mamma sarà triste quest’estate senza una vacanza!” 

Mamma Liliana cercò di rassicurare sua figlia, sapeva quanto era difficile dirle la verità e che i tempi di soggiorno per curare suo fratello, potevano protrarsi.

In quel momento per i due genitori era più importante curare la malattia del figlio piuttosto che andare in vacanza a divertirsi.

-“Lucia, staremo via qualche settimana, non preoccuparti ribadì la mamma con il sorriso appena accennato sulle labbra, dopo recupereremo e potremo andare al mare come ogni anno così potrai divertirti a fare castelli di sabbia insieme a tuo fratello”.

-“Faremo tante cose bellissime insieme  vedrai, dobbiamo, solo pazientare e attendere che Luca finisca la sua terapia".

La bambina sembrò rassegnata e convinta delle parole della mamma e tornò ai suoi giochi, ma il pensiero di non poter salutare i compagni si faceva  ricorrente e la rendeva triste.

Ogni volta che la bambina esternava le sue rinunce,  alla mamma le si stringeva  il cuore, così con suo marito  pensarono di organizzarle tante attività ludiche pur di  distrarla dai momenti di tensione che stavano vivendo.

Le poche settimane previste per le cure di Luca si protrassero  così come aveva previsto Liliana, l’estate volgeva ormai al termine e la famiglia fece rientro a casa, Luca adesso era in perfetta salute, le cure avevano dato buon esito e scongiurato il pericolo di vita.

Una sera, mentre rimboccava le coperte alla bimba per augurarle la buonanotte, la figlia rivolgendosi alla madre :

“Mamma, quando tornerò a scuola dopo quest’estate, avrò tante cose da raccontare alla mia maestra ed ai compagni di classe".

martedì 19 dicembre 2023

Una Macrabra Scoperta

 Dani e Jenny avevano comprato una vecchia casa.

Volendo risparmiare sulla ristrutturazione decisero di rinnovarla con la propria fantasia.

Per prima cosa vollero  invertire la vecchia cucina in camera da letto.

Dani si mise subito all’opera rimuovendo la vecchia carta da parati.

Il precedente proprietario aveva tappezzato ogni parete e il soffitto! 

Rimuoverlo non era divertente, ma stranamente soddisfacente. 

La sensazione che Dani provava, era quella di staccare una lunga buccia, simile alla pelle umana, come succede quando ci si scotta e la pelle resta attaccata ma è facilmente sbucciabile.

Dani giocava al peeling, andava a caccia del pezzo più lungo prima di strapparlo. 

Sotto ogni sezione d'angolo di carta c’era il nome di una persona e una data. 

La curiosità ebbe  la meglio sulla volontà di Dani di ignorare quelle note. 

Una notte cercò su Google uno dei nomi apparsi sotto la carta da parati e scoprì che apparteneva a una persona vera, data per dispersa, la data associata al nome corrispondeva esattamente al giorno, mese, anno della scomparsa.

Il giorno dopo, Dani fece una lista di tutti i nomi e le date lette sotto la carta da parati, era abbastanza sicuro che ogni nominativo fosse per una persona scomparsa e con la data abbinata. 

Avvisò la polizia che immediatamente inviò una squadra anticrimine sul luogo.

L’indagine della polizia scientifica rivelò una verità agghiacciante.

L’agente di polizia, rivolgendosi a Dani, disse: “Signore, dov'è il materiale che ha rimosso dai muri?”

Dani, non comprese il motivo di quella domanda, ma comunque rispose:

“É tutta raccolta nel sacco dell’ immondizia.”

L’agente, con tono serio, chiarì:”

“Signore, ciò che ha rimosso non è carta da parati, ma sono resti umani!”

In quella casa aveva abitato un mostro che aveva pensato di far scomparire le sue vittime nel modo più macabro possibile.

lunedì 18 dicembre 2023

Un nemico per amico

Jacob aveva otto anni, ma la sua curiosità era già quella degli adulti.

Un giorno si allontanò dal suo villaggio per una escursione tra i sentieri polverosi di periferia in Israele.

Sulla strada, vicino ad un vecchio casolare, vide un suo coetaneo giocare con un pezzo di legno su cui era disegnata una testa di cavallo.

Jacob si avvicinò e domandò:

“Che gioco stai facendo?”

“Non vedi ? Sto cavalcando!” rispose Kadir.

“Giochiamo insieme?” propose Jacob.

“No!” rispose deciso, kadir.

“Perché?” domandò Jacob, un po’ deluso.

“Mio padre mi ha detto che gli ebrei sono cattivi e devo odiarli.” spiegò Kadir.

“Ma tu non mi conosci! E poi sono un bambino come te! Come potrei essere cattivo?” Jacob cercò di ispirare fiducia.

Kadir ci pensò e poi disse: 

“Va bene, giochiamo insieme.  Però, non ci facciamo vedere dai miei genitori, altrimenti si arrabbiano con me.”

I due bambini si affiancarono e si nascosero nel casolare. Seduti uno accanto all’altro iniziarono a parlarsi.

Kadir chiese:”La tua famiglia è povera come la mia?”

“Il mio papà è importante … comanda molti soldati, così abbiamo tutto quello che ci serve.” rispose Jacob.

“Anch’io vorrei avere un padre importante, così la mamma non piangerebbe più! Vorrei essere ricco come un ebreo, così con il denaro aiuterei la mia gente.” Kadir si mostrò triste.

“Non tutti gli ebrei sono ricchi.” precisò Jacob. 

“Forse hai ragione, sono pochi … come sono pochi i ricchi della mia gente.

Non capisco però, perché gli ebrei sono più ricchi di noi. Tu lo sai?”

Jacob scosse la testa per far capire che non aveva una risposta. Dopo qualche esitazione, rispose:

“Non so nulla, però ti giuro che quando sarò grande qualcosa farò per tutti i poveri.”

Kadir sorrise e aggiunse:”Quando saremo noi grandi aggiusteremo tutto!

I nostri genitori non capiscono che insieme e in pace potremmo essere tutti  più felici.”

Improvvisamente si sentì urlare il nome di Kadir.

“Presto, corri via! Mio padre mi sta cercando … se mi vedesse con te passerei i guai.” disse Kadir con tono preoccupato.

Jacob corse via, ma prima volle abbracciare il suo piccolo amico.