
“TI VOGLIO BENE, PAPA’”
Pensare è l'attività dell'esistere. Comunicare è il ponte verso l'eternità. Le riflessioni presenti in questo blog sono in omaggio al caro zio Francesco e ai miei genitori adottivi.

“TI VOGLIO BENE, PAPA’”
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Alberto era stanco della vita noiosa con la moglie, aveva un figlio piccolo da crescere e un lavoro che lo gratificava.
Incontrò Eva, una bellissima donna e si innamorò.
Un giorno tornò a casa e disse alla moglie:
-“Teresa, io voglio divorziare. Il nostro matrimonio si è spento… non c’è più interesse, entusiasmo tra noi.”
La moglie sembrava distratta e come se non avesse sentito nulla di straordinario, chiese:
-“Perché?”
Alberto si innervosì. La spiegazione data doveva essere sufficiente, girò le spalle e stava andando a letto.
La moglie gridò:
-“Va bene! Avrai il divorzio alle mie condizioni, domani mattina le leggerai.”
La mattina successiva, Alberto lesse le condizioni. le trovò strane ma accettò pur di arrivare al divorzio.
Il primo giorno la scena di portar la moglie in braccio apparve ridicola e imbarazzante. Il loro figlio era felice; pensava di avere un padre innamorato della sua mamma.
Nei giorni successivi la scena si ripetette ma con disinvoltura crescente.
Alberto accusava un senso di intimità che lo riportava ai primi anni del matrimonio. Già da tempo non giaceva più con la moglie ed ora sentiva un’attrazione inspiegabile.
Dopo tre settimane, Alberto, fingendo di stringere il corpo della moglie per mantenerla sicura, la notò scarnita e con la pelle più rugosa … come se fosse invecchiata velocemente.
Pensava che forse l’idea del divorzio l’avesse segnata.
Alla fine della quarta settimana, disse ad Eva che non voleva più incontrarla e che desiderava restare con sua moglie.
Quel giorno tornò a casa felice perché voleva dire alla moglie di rinunciare al divorzio … aveva riscoperto di amarla davvero.
Entrando in casa non la trovò in cucina era distesa sul letto che stava morendo.

Voglio tuffarmi in queste acque trovare il modo per raggiungerti.

Sapeva che aveva poco da vivere, nonostante le cure fatte che avevano fallito e nondimeno mostrava una serenità inspiegabile.
Probabilmente, nellla mente umana si innescano convinzioni che rappacificano la vita con la morte.
Il suo fidanzato, non la lasciava mai sola e non si risparmiava di darle conforto.
Una sera gli parlò:
-“Dario, cosa farai quando io non ci sarò più?”
Questa domanda giuse come un colpo al cuore dell’uomo.
Tentò di nascondere il suo dolore e rispose con apparente leggerezza.
-“Gianna, per favore, non proiettare il pensiero in tutto ciò che è negativo.!”
-“Dario, io so che sto morendo, I medici mi hanno illustrato la situazione senza darmi alcuna speranza di sopravvivenza, forse fuori non lo dó a vede perché il mio sorriso inganna, ma dentro di me sento che la malattia mi sta divorando lentamente. Comprendo che vuoi tranquillizzarmi.
Voglio che tu sia sincero e possa rispondere alla mia domanda
Dario volle adeguarsi alla volontà della sua fidanzata e cercò di rispondere.
-“Qualunque cosa potrà succedere, tu sei e resterai nel mio cuore.”
Gianna riprese:
-“Voglio da te una promessa.”
La pausa lasciava presagire una tristezza insopportabile.
-“Vorrei che tu continuassi a visitare i miei genitori anche dopo che Dio mi avrà chiamata in cielo. Loro hanno avuto me come unica figlia ed io sto per dar loro un grande dolore.”
Dario, non riuscì a trattenere la lacrima, si asciugò il viso con il dorso della mano e lasciò continuare il discorso.
Desidero che tu possa essere felice poiché soltanto così sentirò lieve il trapasso.”
Dario ormai non potette trattenere l’emozione, abbracciò la sua fidanzata e nel pianto fece le ultime promesse d’amore.
-“Farò tutto quello che vuoi Amore mio
il silenzio chiuse il discorso perché a continuare a parlare fu l’amore che aveva unito le due anime e che Dio, ora, separava.