mercoledì 24 luglio 2024

Che cosa è la coscienza?

 






Ecco un interessante esperimento mentale: immagina che l'universo si ripeta all'infinito, che l'intera storia e tutti i suoi contenuti, inclusa la tua vita, si ripetano più e più volte. 

Saresti un duplicato all’infinito di te stesso! 

 Questo è in qualche modo simile all'esperimento mentale sul teletrasporto, se qualcuno creasse un teletrasporto che distruggesse tutti i tuoi atomi e li ricostruisse esattamente in un altro posto, lo faresti? 

  Queste domande sono in una certa misura senza risposta se non quella di farci considerare la pura assurdità della coscienza e dell'individualità. 

Se facessi la proposta che il tuo sé attuale muore ogni notte e ogni mattina un "tu" completamente diverso si sveglia e per caso eredita i ricordi di tutta la tua vita, non c'è modo di sapere che questo non è vero. 

  Parte di ciò che questo ci dice è che l'unico testimone che c'è è il presente, la coscienza è presenza, tutto il resto è un oggetto per questo soggetto, persino il te che sta leggendo ora. 

  Parte del problema con la nostra comprensione è che definire cosa sia questa coscienza rimane al di là della nostra portata. 

La coscienza è, possiamo vedere, non memoria, non è il carattere effimero del tuo sé, non è alcun pensiero o azione o intenzione, è consapevolezza, presenza, essere, qualsiasi altro insieme di parole che può funzionare solo come sinonimi per ciò che sappiamo ma non possiamo dire.

 Eppure in qualche modo è anche quelle cose, emerge nel nido della tua individualità, aggrovigliata con la tua personalità,  potremmo chiederci se la netta divisione che facciamo nel mondo moderno tra "coscienza" e "tutto il resto", cioè tutto ciò che appare nella coscienza.

 Questa distinzione è essenzialmente un prodotto del materialismo, un approccio alla scienza che costruisce il mondo oggettivamente dal basso verso l'alto, vedendo così tutta la tua storia e l'attività cerebrale come funzioni di legge e causa oggettive, lasciando così la coscienza come una specie di residuo esplicativo, un mero epifenomeno come i gas di scarico o il fumo che si alzano da una battaglia lontana, una sottile pellicola di consapevolezza su una realtà oggettiva indifferente. 

  

Eppure per tutta la storia umana le parole per anima, sé e coscienza non hanno incarnato questa dicotomia, non hanno diviso il mondo in poli di soggetto e oggetto lasciando l'oggetto come "vero" e il soggetto come residuo arbitrario. La coscienza è sé, il conoscitore che non può essere conosciuto, il punto fermo nel mondo che gira. 

  Non sorprende quindi che nel mondo moderno siamo in gran parte giunti a vedere i valori trascendenti come completamente privi di significato o realtà sostanziale. Mentre la scienza potrebbe dipendere da una fredda verità oggettiva, la bellezza o la bontà sono diventate arbitrarie e soggettive, cadendo dalla parte sbagliata della dualità che il nostro mondo moderno ha richiesto. Eppure questi valori sembrano intrecciati con la coscienza stessa, parte del suo campo, della sua sostanza. 

  Come chiamiamo allora questo campo unificante di esperienza che tu e io siamo, questa presenza? 

Probabilmente la risposta a cosa sia realmente la coscienza non richiede una scala più ampia di oggettività, ma un tipo di linguaggio che attraversi le necessarie dualità dell'esperienza. "Coscienza" e in una certa misura "sé" sono stati contaminati da questo residuo di un mondo materialista. Forse è tempo di una riabilitazione dell'anima.

martedì 23 luglio 2024

Ricordi della mia maestra









I ricordi di quando frequentavo le Scuole Elementari sono come un puzzle.


Un pezzo qui ed uno li'…ma conservo un buon ricordo della scuola.


Gli anni che mi sono rimasti impressi maggiormente sono quelli della 2 e 5 elementare.


Trasferita in una scuola pubblica, mi sono trovata a 8 anni “scaraventata” in una realtà per me diversa.


Provenivo da una scuola privata cattolica, gestita da sole suore dove in precedenza avevo frequentato “l’asilo” e la classe 1ª


Ricordo, l’educazione rigida che veniva impartita a noi allieve che  per la maggior parte eravamo una classe femminile. 


Il ricordo particolare che conservo ancora, e' quello della Maestra, e della nuova scuola.


Era una donna alta, magra, parlava bene l’italiano, proveniva dalla Toscana, si era trasferita in Puglia, esattamente nel mio paese sposando uno del posto maestro pure lui, lei amava il suo lavoro e noi bambini.


Negli anni 70, esisteva solo un’ insegnante che insegnava tutte le materie. Grazie a lei ho imparato ad apprezzare la lettura e il gusto allo studio.


La Scuola era dei primi anni del Novecento, le aule erano spaziose ed i banchi avevano tutti il calamaio anche se non si usava più da molto tempo.


Erano gli anni più belli e spensierati ma anche delle grandi contestazioni giovanili che avrebbero cambiato per sempre l'idea di Scuola.


Ma il ricordo di Luigina la mia maestra, gentile e premurosa non è mai svanito anche dopo che mi diplomai.


Ora adulta e maestra esattamente come lei 

decisi quindi di andarla ad  incontrare “la mia maestra”per raccontarle di me e avere qualche buon consiglio.


La Scuola era diventata un comprensorio scolastico ad indirizzo Tecnico.

La speranza di ritrovarla si fece scarsa.


Ma fui fortunata.


La Segreteria conservava ancora i vecchi registri e fui in grado di sapere l'indirizzo dove ora abitava


La casa era di fronte alla Scuola un vecchio stabile su 2 piani appartenuto alla sua famiglia 


Suonai il campanello, ero tutta emozionata.


Mi apri' una giovane che seppi poi essere la figlia.

Spiegai che ero un’alunna di sua madre e che volevo incontrarla.


La paura che non ci fosse più si trasformò in ansia, quando la figlia mi disse che abitava al piano di sopra.


Entrai nella stanza. In fondo, vicino alla finestra, sedeva una signora curva ,avanti negli anni, ancora con un vestito scuro come era nei miei ricordi di bambina.


Mi avvicinai e dissi: “Buongiorno maestra, non so se si si ricorda di me.”


La Maestra mi  scrutò per un tempo indefinito e mi disse tutta allegra: “ Ma sei tu Paola!”

 

Piansi per la gioia e la commozione che mi dava.

Mi sembrava impossibile che si ricordasse di me cosi' lucidamente.


Mi fece sedere e con mia sorpresa, prese un album dove aveva conservato le foto di classe dei suoi alunni divisi per anno scolastico, compresa la mia.


Fu una esperienza che conservo nel mio cuore ancora oggi, l’abbracciai e le dissi arrivederci.


Ma era un addio.


Ora anche da lassù, ci guarda e continua ad insegnare a noi studenti ,come il bene ed il rispetto siano i valori più importanti della vita.

lunedì 22 luglio 2024

Un caso di timidezza







Qualche giorno fa, nel mio bar preferito, mentre ero pronta a godermi la lettura del giornale davanti a un buon caffè, un uomo iniziò a parlare incessantemente. 


Cercava di attaccare bottone con ogni cliente nel bar, ed era così rumoroso che non riuscivo a comprendere nessuna frase del giornale. 

Inizialmente ero molto seccata; tuttavia, poiché non potevo comunque leggere in pace, decisi di ascoltare il suo discorso. 


L'uomo conversava con TUTTI. 

Ad uno Diceva: “Adoro la tua giacca.”.

Ad un altro chiedeva:”Questi sono degli occhiali carini. Dove li hai presi?”.

Ad un altro ancora: “A cosa si riferisce il logo sulla tua maglietta?” 


Alcune persone iniziarono a conversare con lui, mentre si poteva vedere che altre persone erano visibilmente seccate, ma l'uomo non si scoraggiava affatto.Continuava a bla bla bla. 


Il mio fastidio si era trasformato in curiosità, gli mostrai qualcosa sul giornale, bla bla bla e così gli chiesi perché cercasse di parlare con tutti; mi rispose dicendo che prima era una persona molto timida e che si esercitava a vincere la timidezza. 


È interessante notare che era consapevole che infastidiva alcune persone, ma disse: "Si vede che alcune persone resistono, ma sono quelle che ti danno risposte negative perché certamente hanno avuto una brutta giornata. 


Con quelle persone non parlo rivolgendomi direttamente, ma se sono sicuro che mi ascoltano comunque, può succedere che dicendo cose a caso si riesce a interessarle creando anche un buon rapporto". 

  

Da questo strano uomo, ho imparato che a volte non riesco a conversare con le persone non a causa della mia capacità di parlare, ma della mia scarsa volontà di farlo. 


Trovare argomenti comuni e apparire affascinanti è la ciliegina sulla torta, ma la volontà di provare e il coraggio di continuare anche quando sei già stata rifiutata non rende tutti di successo, ma rende tutto possibile.

domenica 21 luglio 2024

Come dimenticarsi di Agnese






Capita di dimenticare qualche oggetto, gli occhiali sul tavolo di un bar, i documenti a casa, il cellulare in borsa, trovarsi a fare la spesa e non avere il portafoglio. 

Ad un padre della provincia di Venezia, è 'capitato' di dimenticare sua figlia Agnese  di un anno addormentata sul suo seggiolino in macchina, senza preoccuparsi di essere passato prima dall'asilo nido, si è recato al lavoro scordandosi completamente della bambina.

Dalla cronaca dei telegiornali, so bene che non è il primo caso a cui succede una tragedia del genere,  ma forse è il primo che si è scordato persino di passare da chi avrebbe dovuto occuparsi della bimba. 

Ben presto l'auto lasciata nel parcheggio del luogo di lavoro ,si è trasformata in un rovo, la piccina è morta per il caldo, quel giorno del 18 luglio a Venezia si registravano 36 ° , sono stati i colleghi usciti in pausa pranzo,  ad avvisare il distratto papà. 

Non posso Immaginare la sofferenza di quella creatura e non riesco a smettere di chiedermi come sia possibile che possa succedere una cosa del genere, soprattutto,a quale tipo di stress imputarla,a quale ingranaggio o logorio della vita moderna,che ha inciso nella mente di un uomo fino a trasformarlo in uno ' stordito immemore' . 


Gli operatori sanitari piangevano mentre estraevano il corpicino di Agnese dall'abitacolo surriscaldato. 


Entrambi i genitori distrutti dal dolore sono seguiti  da un'equipe di psicologi. 


Mi astengo dal giudicare ma non dal chiedermi come sia possibile ricordare all'istante di aver dimenticato il cellulare e tornare a prenderlo e cancellare dalla mente cose di un'importanza vitale. 


Il primo pensiero di un genitore è per i figli,credo che ogni mamma o papà concorderà se asserisco che , una volta diventati genitori , il primo pensiero del mattino è dedicato a loro , poi ne seguono molti altri ma , è certo, per la testa di questo padre non è passato nulla, altrimenti sarebbe scattata qualsiasi ,vaga ,traccia mnemonica che avrebbe creato un salvifico collegamento. 


Aveva un anno Agnese, morta per una tragica dimenticanza da parte di chi doveva proteggerla . 


Trovo giusto non infierire sul dolore di questi genitori che hanno un'altra figlia di quattro anni ma mi sto chiedendo se ,oltre ad un giusto, corretto e doveroso supporto psicologico, non debba essere eseguito un test alcolemico o tossicologico ,come di prassi per coloro che commettono un omicidio stradale, perché la dimenticanza di quest'uomo è più di una: ha cancellato completamente la mancata consegna al nido della figlia quindi un'azione, inoltre, non è normale, specialmente per un genitore che ama tanto, com'è stato definito questo papà , non pensare una sola volta alla propria figlia nel corso di un'intera mattina. 


L'uomo è indagato per ipotesi di omicidio colposo, le dimenticanze sono troppe e non convincono gli inquirenti.


Non rimane che stendere un velo pietoso sulla leggerezza genitoriale di “quest’uomo" che non si può neanche condannare. 


Cosa si potrebbe condannare? 


Il vuoto assoluto di responsabilità e sentimenti che lo contraddistingue? 


Mi viene spontaneo chiedermi, neanche per un attimo ha pensato alla sua piccolina tanto era immerso nel lavoro? 


Non ci sono parole e a pensare che ci sono coppie che non hanno la possibilità di avere figli…..