mercoledì 21 agosto 2024

Il Naufragio del *Bayesian*


Il vento soffiava forte quella notte, spingendo nel mare di Bagheria, una barca a vela di 56 metri, con  bandiera del Regno Unito, il *Bayesian*,verso l'ignoto. Pietro, il capitano, aveva visto molte tempeste in vita sua, ma qualcosa in quella notte lo metteva a disagio. Le onde erano alte come montagne, e la pioggia cadeva come se il cielo stesso fosse in lacrime. Tuttavia, Pietro non mostrava segni di paura; il suo volto era una maschera di determinazione.

Con lui a bordo c'erano venti passeggeri e dieci membri dell'equipaggio: Luca, un giovane marinaio pieno di vita e ambizione; Marco, un vecchio lupo di mare con storie di ogni angolo del mondo, e Elena, una giovane donna con uno spirito indomabile, che aveva insistito per unirsi al viaggio nonostante i pericoli.

Il  * Bayesian* si muoveva con difficoltà, scosso dalle onde che sembravano volerlo inghiottire. Pietro sapeva che erano fuori rotta, ma non c'era molto che potesse fare in quella bufera. La radio non funzionava, e la bussola girava impazzita. L'indifferenza del mare verso la loro sorte era palpabile.


Luca era il primo a cedere alla paura. "Non ce la faremo!" gridò, cercando rifugio sotto il ponte. Marco gli lanciò un’occhiata severa. "Il mare non perdona la paura, ragazzo. Tieni duro."


Elena, invece, rimaneva al fianco di Pietro, cercando di assisterlo come poteva. Il suo coraggio era una scintilla nel buio della notte, ma anche lei sentiva l’ombra del destino avvicinarsi.


All'improvviso, un’onda gigantesca colpì la barca con una forza tale da spezzare l'albero maestro. La vela cadde a picco, strappata e inutile. La barca si inclinò pericolosamente, e Pietro gridò agli altri di aggrapparsi a qualsiasi cosa trovassero.


Il mare ruggì come una bestia affamata, e il *Bayesian* iniziò a imbarcare acqua. Era chiaro che la barca non avrebbe resistito ancora a lungo. Pietro sapeva che dovevano abbandonare la nave. "Ai gommoni di salvataggio!" ordinò.


Luca era paralizzato dalla paura, incapace di muoversi. Marco cercò di trascinarlo, ma la corrente era troppo forte. Elena riuscì a lanciare una corda verso di loro, e insieme, faticosamente, riuscirono a raggiungere il gommone.


Pietro fu l'ultimo a salire. Guardò il* Bayesian* per l'ultima volta, vedendolo scomparire tra le onde. Era come dire addio a una parte di sé.


Ci fu il caos tra passeggeri ed equipaggio trascinandoli in acqua,  alcuni non fecero in tempo a uscire dalle proprie cabine.
Tra i sopravvissuti la piccola Sophia, di un anno, afferrata dalla mamma prima che fosse troppo tardi. 


Lei non può raccontare l'inferno vissuto a bordo, ma i suoi genitori si, con le lacrime agli occhi tra il sollievo, la paura, il dolore e la consapevolezza di chi dall'acqua non è uscito.


 La mamma ricorda i tuoni, i lampi, una corsa disperata con la bimba stretta al proprio corpo
«verso il finimondo e faticavamo io e mio marito a sorreggerci...per due secondi l'ho persa in acqua, poi l'ho subito riabbracciata tra la furia delle onde, mentre il mare era in tempesta. 
In tanti urlavano e in quel disastro non so come sia possibile essere rimasti vivi».


Per fortuna si è gonfiata la scialuppa di salvataggio e in 11 sono riusciti a salirci sopra. 

Il gommone galleggiava alla deriva, alla mercé delle onde. Nessuno parlava; la realtà della loro situazione era troppo dura da accettare. La tempesta continuava a infuriare, e il freddo penetrava nelle ossa.


Dopo ore che sembrarono eterne, la tempesta iniziò a placarsi. L’alba si affacciava all’orizzonte, tingendo il cielo di rosa e arancio. Ma per i quindici sopravvissuti non c’era alcun conforto. Erano soli in un vasto oceano, senza cibo, senza acqua, e senza una chiara idea di dove fossero.

Il silenzio tra loro era carico di tensione. La vastità del mare era spaventosa nella sua indifferenza. Poteva inghiottirli senza lasciar traccia, e nessuno se ne sarebbe accorto.


Elena fu la prima a parlare. "Non possiamo arrenderci adesso. Dobbiamo continuare a lottare."


Pietro annuì. "Ha ragione. Il mare può essere crudele, ma non possiamo lasciare che l'indifferenza ci vinca. Se manteniamo la calma e la speranza, possiamo farcela."


Le ore sembrano giorni, i minuti, ore.
La  speranza, quella che sembrava perduta insieme alla barca, cominciò a rinascere in loro.


Furono salvati, stanchi e affamati, ma vivi. Il mare li aveva messi alla prova. Avevano visto il volto dell’indifferenza, ma avevano risposto con il coraggio e la solidarietà.


Pietro, Marco, Luca ed Elena tornarono sulla terraferma, cambiati per sempre. Il *Bayesian* era andato, ma in loro era rimasta una nuova forza, nata dalla lotta contro le avversità e dall'essere sopravvissuti all'indifferenza del mare.

martedì 20 agosto 2024

L’ altruismo di zia Matilde












Al secolo scorso, in un paese della Calabria, precisamente Siderno viveva una famiglia numerosa, c’era nonna Alessandra, suo marito e sei  figli.

La signora Luigia Maria era la loro quarta figlia, in età adulta sposò Francesco, anch’esso nato in una famiglia numerosa, era sesto di sette fratelli, dalla loro unione nacque Lia che racconta quello che avvenne all’epoca dei fatti, quando c’era la mentalità del figlio maschio 


Nonostante i nonni non ci sono più Lia continua a sentirli spiritualmente vicini.


Mio nonno, ha generato 6 figli, tutte femmine una per ogni anno,  l’ambito figlio maschio, non è mai arrivato .


Purtroppo lui è morto ancora giovane quando aveva poco più di cinquant’anni e la più piccola delle figlie solo 6 mesi di vita;  la nonna, rimasta vedova all’età di trentatré anni, ha vissuto la 2ª guerra mondiale.


Insieme alle figlie ha attraversato momenti difficili tanto da farsi carico di tutte le responsabilità, anche decisioni importanti come quella di recarsi in un’altra regione e precisamente in Basilicata a Satriano provincia di Potenza pur di trovare serenità per se stessa e le sue amate figlie 


In quel periodo, hanno vissuto di espedienti, lavorando per altre famiglie, come lavare i panni o semplicemente rammendarli, questo fino a quando la guerra ebbe fine.


Tornate a Siderno, mia madre e le sue sorelle, continuano a svolgere il lavoro che sino ad allora le aveva procurato da vivere, zia Matilde, tredicenne trovò impiego invece in una lavanderia fino all’età del pensionamento, la famiglia tornò alla normalità e si ricompose insieme ai genitori di mia nonna.


Il mio bisnonno Nicola, persona molto dura e arida nel carattere, invece di apportare sostegno morale ed economico a sua figlia e le nipotine, suggerì di vendere mia zia Matilde considerata la bambina meno bella rispetto alle altre sorelle perché gracile.


Nonna Alessandra, sostenuta dalle figlie maggiori ed essendo una donna molto forte nel carattere, desistette da fare quel gesto perché le amava tutte  indistintamente 


 Con tanti sacrifici, nonna, riuscì a sposare tutte le sue figlie tranne zia Matilde che per scelta e amore verso sua madre e sua sorella più piccola 

volle restare nubile, ma anche per dedizione a tutta la famiglia che nel frattempo si era allargata facendola diventare zia 


Sua nipote Lia parla di zia  Matilde con totale ammirazione la definisce così:  “lei era la nostra casa”


È stata il perno su cui contare nei momenti in cui si richiedeva la sua presenza, lei, correva senza esitare, addirittura, ha assunto anche il ruolo di mamma per ciascuno di noi nipoti, in quella casa dove  è  nata accudendo la mamma ormai anziana 


Zia Matilde è riuscita a superare il trauma di tutte quelle vicissitudini subite da bambina, in particolare da suo nonno.

Grazie al suo carattere determinato è stata capace di dare amore a tutti noi, ci ha lasciati all’età di ottant’anni il suo ricordo resta ancora vivo, soprattutto il suo altruismo nel dare amore in modo incondizionato 

lunedì 19 agosto 2024

Confessione di un senzatetto







Nei tempi moderni, le persone non devono affrontare così tante minacce mortali come sembrano fare. Tuttavia, il nostro cervello è ancora programmato per percepire le minacce e reagire. 

Poco più di sei mesi fa, Jack diventò un senzatetto, era ancora la stessa persona di prima, soltanto che non aveva uno spazio suo dove vivere. 

Tuttavia, scopre che le persone fanno delle supposizioni sbagliate su di lui semplicemente perché lo vedono seduto su una panchina del parco prima dell'alba con qualche provvista.
 
Quelle supposizioni e percezioni spezzano il suo spirito, facendolo sentire colpevole della sua condizione.

Ecco come racconta di sé stesso: “Per diverse settimane dopo essere diventato un senzatetto, ho vagato per le strade, ogni tanto crollando sui divani qua e là quando mi venivano offerti. Avevo paura di andare al rifugio per senzatetto locale, con la convinzione errata che fosse pericoloso e degradante.
 
Durante quelle settimane, i miei capelli erano aggrovigliati e unti, il mio corpo non veniva lavato e probabilmente puzzava sotto i miei strati di vestiti invernali. 

Avevo una settimana di barba, ho indossato la stessa maglietta e la stessa biancheria intima per quasi un mese, alla fine decisi di andare al rifugio pubblico dei senzatetto e da allora, tutto è cambiato.

 La struttura offre docce giornaliere in uno dei 14 box privati, se non hai il tuo sapone, shampoo o rasoi, il rifugio li fornisce, un armadio per i vestiti fornisce un cambio di vestiti freschi ogni giorno.

Ho quasi sempre fatto la doccia e mi sono cambiato nelle ultime 24 ore. 48, al massimo, ogni tanto mi prendo una serata libera dal rifugio perché voglio prendermi una pausa dal loro programma restrittivo, ultimamente non sono mai sporco, non puzzo per le strade in cui cammino.

Eppure alcune persone, da essere notate, schivano abilmente strette di mano e abbracci quando mi incontrano, fa male, mi fa sentire inferiore, non  ho mai preso cocaina o alto tipo di droga, non mi interessa quanto duramente o quanto in basso cadrò, non saranno mai nei miei programmi.

 Penso che l'erba dovrebbe essere legale, ma non la cerco, sarebbe un cattivo uso delle mie scarse risorse finanziarie, preferirei  di gran lunga un nuovo paio di scarpe da tennis, senza buchi (come quelle che indosso ora) piuttosto che una busta di erba. 

Non ho mai fumato sigarette, non  riesco a immaginare di vivere la mia vita come fanno alcuni dei miei fratelli senzatetto: mendicare per strada, raccogliere abbastanza per una bottiglia di liquore marcio, sedermi su una panchina del parco a tracannare da un sacchetto di carta marrone.

 Anche se volessi vivere quello stile di vita, non credo che potrei, il proprietario del negozio di liquori all'angolo è un mio amico, non vorrei che mi vedesse vivere così.

 D'altra parte, andare in un bar e ordinare una birra, oh, sì, lo faccio ogni tanto, ma la birra è affittata su un tavolo da bar e tutte le risorse che ne conseguono, c’è il Wi-Fi, ci sono prese elettriche per caricare i miei dispositivi, c’è la TV da guardare, ci sono i bagni.

 Ma la cosa più importante è che ci sono degli amici: amici che mi sono fatto nei 20 anni in cui ho avuto un appartamento nel quartiere, la mia vita sarebbe vuota senza di loro, vale la pena poter trascorrere del tempo con loro, mi fanno dimenticare di essere un senzatetto per un pò.

 Un altro fastidiosa percezione riguarda l’idea che i senzatetto urinano e defecano in pubblico, io non lo faccio mai! a volte devo soffrire per sei o più ore, aspettando che aprano il rifugio o la biblioteca pubblica o qualche altro posto con bagni pubblici puliti, non mi abbasserò i pantaloni per far la cacca in un vicolo sporco!

 Un senza tetto è immaginato anche come essere un criminale, nel mio caso, purtroppo, questo pensiero aggiunge bruttura ad una vita già brutta di per sé.”  Si potrebbe ripetere la frase di Primo Levi: “Se questo è un uomo”!

domenica 18 agosto 2024

Vivi la tua realtà


 








La realtà esiste tra punti di vista estremi, da un lato, vi sono critiche perché si fa troppo di propria iniziativa, dall’altro arrivano censure e inibizioni perché non ci adeguiamo al pensare comune. 


Mi stupisce come alcune persone altrimenti intelligenti e perbene insistano sul fatto che si debbano seguire le loro vecchie regole, si sbagliano di grosso. 


Hanno loro il controllo della libertà altrui?


 Tutti noi siamo, ognuno a proprio modo , fantastici, e sì, abbiamo il potenziale per scegliere cosa vogliamo essere. 


Ma qualsiasi cosa?


 La realtà non è né semplice né facile, abbiamo aspirazioni, abbiamo la volontà di voler raggiungere i nostri obiettivi e abbiamo il libero arbitrio di scegliere corsi d'azione che possono darci ciò che vogliamo. 


Ciò che complica tutto è che dobbiamo condividere la realtà con gli altri, ed è troppo grande e complicata per essere semplicemente lasciata andare al capriccio di qualcuno.


Abbiamo il potere di scegliere come rispondere alla realtà che ci circonda. Possiamo dire: "Sì, ci sono ostacoli ai nostri obiettivi, ma abbiamo ancora capacità e possibilità".


 Non possiamo essere tutto ciò che vogliamo, ma possiamo essere molto di più di quanto alcune persone dicano che possiamo essere. 


Il percorso verso la felicità e la realizzazione è ignorare i negazionisti e gli imbonitori e tracciare la tua rotta.


 Non esiste una soluzione o una formula semplice, solo duro lavoro e perseveranza.


 - Esplora

 - Ascolta

 - Rifletti

 - Agisci


 La vita è un processo, non ci sono soluzioni magiche, nessun interruttore ti darà ciò che vogliamo. 


Essere aperti e coinvolti nella vita, pensare con la propria testa, essere onesti sui propri pensieri e sentimenti e disposti ad agire, soprattutto, abbracciare la complessità ed essere pronti a fare il lavoro per rendere la propria vita e il mondo in cui viviamo un posto migliore.