martedì 22 ottobre 2024

Il bullismo







 A scuola nella mia classe in seconda media, c’era  un ragazzino basso per la sua età, introverso che non socializzava mai con nessuno. 


Durante l’ora di refezione, pranzava sempre da solo su un tavolo, all’angolo della sala mensa dove tutti i ragazzi si riunivano per la pausa pranzo prima di riprendere a studiare. 


Lui sedeva vicino ad una delle finestre che dava sul cortile della scuola con lo sguardo perso nel vuoto. 


Era come se fosse nel suo piccolo mondo e nulla gli importasse, io non l'ho mai visto sorridere da quando lo conosco. 


I ragazzi si divertivano a prenderlo in giro con tutti i nomignoli che lo ferivano profondamente, ma Claudio non reagiva mai né mostrava quanto lo avessero  ferito, il che sembrava far infuriare ancora di più i suoi aguzzini.


Un giorno avvenne un episodio stano, mentre attraversava la strada per varcare il cancello della scuola si fermò davanti a un'auto come se aspettasse che l'auto lo investisse. 


L'autista gli intimò di attraversare velocemente ma lui era come congelato e si mosse solo quando l'autista scese dal mezzo e gli chiese se stava bene. 


Claudio, abbassò il capo e si allontanò  velocemente mentre la folla lo osservava basita.


Durante le lezioni di educazione fisica  i ragazzi di classe, non lo includevano quasi mai  nelle squadre sportive, Claudio, si recava in un angolo lontano della palestra e si sedeva nascondendo il viso tra le mani. 


Per di più, lo tormentarono nello spogliatoio e lo insultavano chiamarlo  femminuccia, lanciandogli ogni sorta di cosa da dietro perché si dimenticasse chi fosse..


Lui, con le lacrime agli occhi cercava di rialzarsi, ma ancora insoddisfatti, quelli, gli toglievano dalle mani i libri e glieli scaraventavano contro facendolo cadere di nuovo. 


Chi lo vedeva lì in terra nel corridoio della scuola, rideva di lui.


Claudio si ricomponeva, prendeva i suoi libri e correva fuori in cortile finché gli mancava il respiro, correva… senza sapere dove andava, non gli importava se gli succedeva qualcosa o che fosse morto quel giorno.


Claudio era fatto così, non diceva a nessuno quello che gli accadeva né si lamentava. 


Dopo quegli episodi incresciosi, saltò a scuola per qualche giorno, qualcuno, ipotizzò che si fosse suicidato. 


Tutti a scuola ridevano, nessuno si preoccupò di chiamare la famiglia per sapere se stesse bene, a nessuno mancava, a nessuno importava sapere.


Quello che tutti non sapevamo era che il suo patrigno lo aveva gravemente ferito e che era ricoverato in ospedale. 


Claudio non ha mai raccontato a nessuno quando è tornato a scuola cosa gli era veramente successo.


Quando i ragazzi, videro che era ancora vivo, rimasero delusi e gli suggerirono di farla finita. "Fallo bene questa volta." gli intimarono sottovoce.


Non si era ancora ripreso Claudio a causa di quello che aveva subito dal suo patrigno. 


Un giorno dopo l'educazione fisica si comportò in modo molto strano, stava  di fronte a tutti a testa bassa, come se tutto il suo mondo stesse per crollare, incominciò a tremare.


Il professore gli si avvicinò e lo tranquillizzò.


C'era un silenzio insolito nella stanza che ci spaventò, fu allora che tutti videro il suo corpo coperto di lividi sulla schiena, sulle gambe e sulle braccia. 


Claudio, aveva le lacrime agli occhi e si vergognava chiaramente del suo corpo.


Loro, i bulli,  quella volta non  gli toccarono i vestiti, non lo insultarono né lo picchiarono;  lo lasciarono solo. 


Aveva 12 anni Claudio e non poteva coinvolgere nessuno, era a conoscenza che se avesse fatto la spia al suo patrigno sarebbe stato mille volte peggio di quello che subiva a scuola e viveva con la paura di quello che quel uomo gli avrebbe  potuto fare perché, nessuno lo avrebbe aiutato tutti, gli avrebbero dato del bugiardo.


 Si svegliava  ogni giorno con la speranza che le cose cambiassero, non aveva rancore per nessuno, neanche di sua madre che era ignara di quello che gli accadeva, desiderava solo una vita normale ed essere felice.


Adesso Claudio, non potrà dire di aver realizzato i suoi sogni  e probabilmente non lo dirà mai, ma ha avuto la forza di aprirsi con me raccontarmi amare verità.


Non è più in pericolo e non è più solo…,ha un amico su cui contare e può affrontarne la vita con più ottimismo.

lunedì 21 ottobre 2024

L’amore di una madre e la diversità

 








Il giorno in cui il figlio di Laura  è nato è stato il giorno in cui ha scoperto della sua disabilità, Giulio ha tre arti su quattro parzialmente mancanti.


Quando le ostetriche gli fecero vedere il bambino, Laura pensò che avesse molto in comune con Luca suo figlio maggiore di soli 2 anni più grande di lui.


Subito dopo averlo visto chiese a se stessa e a Dio cos'avesse fatto di così sbagliato per essere punita così duramente dalla vita. 


Laura si fece prendere dallo sconforto e Iniziò a piangere perché non sapeva come avrebbe potuto portare a casa suo figlio ed evitare le domande ed il giudizio della sua famiglia e della gente curiosa.


Quando nove mesi prima, Laura scoprii di essere incinta, qualcuno della sua famiglia le offrì la possibilità  di interrompere la gravidanza, ma Laura rifiutò.


I suoi cugini per convincerla le fecero credere che il  bambino che portava in grembo era solo un ammasso di cellule nel periodo gestionale in cui si trovava, ma lei determinata rispose che non avrebbe ucciso il suo bambino.


La zia Rosa a cui  era molto legata, la prese in disparte e le chiese "Laura, sei sicura che riuscirai a prenderti cura di questo bambino?". Le rispose di sì.


Nella mente di Laura affioravano ricordi che risuonavano come eco ora che stava fissando il suo Giulio appena nato dietro i vetri della nursery e si chiedeva: "Ora come mi prenderò cura di mio figlio? 


Cosa risponderò alle domande della mia famiglia o a zia Rosa e agli amici?.


Laura era preoccupata, pensava 

a come sarebbe andata la sua vita da quel momento in poi, si chiedeva  chi avrebbe potuto vedere oltre l'apparenza delle cose e amare suo figlio per quello che era. 


Come avrebbe tenuto una penna a scuola e scrivere o come si sarebbe vestito da solo, o se sarebbe mai stato felice sapendo che l'universo aveva riservato un destino avverso.


Laura piangeva perché la sua mente era offuscata dal dolore e non lo voleva  più, voleva abbandonarlo lì, all'ospedale. 


Continuò a pensare a come avrebbe potuto farlo vedere alla sua famiglia e fingere di non vederli provare pietà per lui.


Come poteva abbandonare suo figlio  senza sentirsi in colpa?


Le infermiere rimasero  in silenzio finché Laura, non smise di urlare e piangere, poi le chiesero: "Perché ti disperi ? 


Il tuo bimbo è bellissimo !" 


Piangeva per com'è il mondo… nessuno avrebbe accettato la sua diversità.


Laura chiese loro di poterlo tenere in braccio e nel momento in cui glielo diedero, Giulio smise di piangere, sapeva che era la sua mamma, e si sentiva al sicuro con lei.


Laura lo cullò con amore, dimenticandosi di com’era e gli sussurrò che l'amava, baciò il suo visino e decise che l’avrebbe cresciuto anche se sarebbe stata dura e avrebbero imparato insieme a lui a superare tutti gli ostacoli della vita. 


Quello fu il momento in cui Laura, prese consapevolezza della realtà di suo figlio e decise  che Giulio non era un fardello per lei come per nessuno al mondo. 

Era la sua luce, un regalo di Dio.


A distanza anni quando lo guarda in viso pensa a quanto le ha insegnato e a quanto è fortunata ad essersi  avvicinata ancora di più a Dio.


Laura ha imparato ad amare a prescindere da quella che è vista come imperfezione. 


Ha compreso che la vita di ogni persona ha uno scopo e che ogni persona dov’essere trattata con amore, rispetto e dignità.


Il suo unico obiettivo nella vita, come genitore, è di crescere un figlio che ami se stesso e gli altri tanto quando io amo lui. 


Giulio è tutto il suo mondo

domenica 20 ottobre 2024

Il prezzo della solitudine

 



La solitudine non è la mancanza di persone con cui conversare.

Quella è Carenza.


La solitudine non è ciò che proviamo per la mancanza di coloro che amiamo, e che non torneranno.

Quella è Malinconia.


La solitudine non è il ritiro volontario che le persone, a volte, impongono a se stesse nel tentativo di ricostruire i propri pensieri.

Quello è Equilibrio.


La solitudine non è il claustro il involontario che il destino ci infligge affinché possiamo riappropriarci della nostra vita.

Quello è Principio di natura.


La solitudine non è il vuoto intorno a noi.

Quella è Circostanza.

La solitudine è molto più di questo.


La solitudine è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice”. 


La solitudine è ciò che arriva quando smarriamo noi stessi e girovaghiamo invano alla ricerca di quella che una volta… è stata la nostra Anima… 


La solitudine è come una casa sgretolata dal tempo che ha una finestra aperta verso il mondo è qualcosa che tu speri possa succedere ancora. 


La solitudine è non trovarsi con sé stessi

La solitudine non è per tutti, perché bisogna essere forti per sopportarla e agire da soli….


Non si può scegliere di vivere in solitudine, sono degli eventi che portano alla solitudine, tutti hanno bisogno di noi e noi degli altri, costruendo relazioni 


La solitudine è la morte dell'anima e dell'amore  dentro  che muore..e ti trovi perso e non riesci  a darti pace 


La solitudine è uno stato d'animo che ci fa sentire soli anche confusi tra una folla...nessuno nota la  tua solitudine perché ridi sempre, le tue idee non sono condivise i tuoi valori non capiti e traditi l'empatia nei tuoi confronti ti è ancora sconosciuta


Il tempo trascorso da soli è fondamentale per mantenere un equilibrio mentale, ci permette di allontanarci dal caos esterno, riflettere su ciò che viviamo e sentiamo, e ricaricare le energie. 


Questo spazio personale è essenziale per accrescere la consapevolezza di noi stessi e favorire la nostra crescita interiore è la conseguenza di una presa di coscienza e della perdita di fiducia nel prossimo…e dopo una vita spesa per gli altri ci si ritrova svuotati e privi di energie per continuare … 


La solitudine a volte è un’esigenza e una zona neutra in cui rintanarsi a recuperare le forze per non mollare.


Riconosce la verità della solitudine solo chi è stato sottostato a quello smarrimento e ha girovagato per una vita alla ricerca dell'Anima sua, se la trovi al termine della vita allora è una nostalgia infinita di ciò che poteva essere e non è stato.


Il prezzo della Solitudine è la libertà…La Libertà ha il prezzo spesso, della solitudine..

sabato 19 ottobre 2024

La vita è comunque bella







Stare in cima a una collina è il mio sogno, desidero ardentemente vedere l'intera città da lassù, soprattutto quando cala la sera e le luci scintillano sugli edifici. 

Voglio assistere all'alba da vicino, non solo dal basso, anche se potrei non raggiungerne mai l'apice, poter sentire le nuvole soffici e la brezza fresca sulla mia pelle, sapendo che portano il calore del sole per domani, e stare in piedi in cima e vedere il mondo che, in qualche modo, è stato gentile con me.

 

La vita non è sempre stata facile mi ha tirato limoni addosso e ho dovuto ingoiarli crudi, l’acidità mi ha soffocato fino a farmi quasi rinunciare, ma  poi, qualcuno è venuto e mi ha dato una pacca sulla schiena, offrendomi dell'acqua per aiutarmi a respirare di nuovo, quella era la mano calda di mia madre che sta iniziando a raggrinzirsi.

 

Ci sono stati momenti in cui la vita sembrava colpirmi con dei sassi, soprattutto quando non facevo del mio meglio, mi aggrappavo a quei dolori, portandoli dentro di me come pesanti fardelli. 


Poi qualcuno è arrivato e ha spazzato via quelle pietre, pulendo le mie ferite con amore e facendomi sentire più leggera, era mio padre, che rimane saldo su cui appoggiarsi anche quando invecchia.

 

Ho imparato che la bellezza spesso si nasconde in luoghi inaspettati. 


La mattina dopo, ho scoperto che mia madre aveva trasformato quei limoni aspri in una limonata dolce e mio padre ha trasformato quelle pietre pesanti in un bordo del giardino, dove ora sbocciano fiori vivaci, dipingendo il nostro giardino con colori più belli di quanto avessi mai visto.

 

Per me, la vita è stata un viaggio pieno di sfide, ho inciampato sui ciottoli, sono atterrato in aiuole di aghi e sono stato sorpreso da forti piogge, ma ho anche trovato gioie inaspettate, come svegliarmi e vedere i nonni ridere in un parco o vedere un bambino condividere una ciambella mangiata a metà con sua madre e ricevere un abbraccio in cambio.

 

Ho assistito a semplici atti di gentilezza, altri erano un passante che condivideva il tonno con un gatto randagio o un adolescente che aiutava un uomo anziano a portare la spesa. 


Questi momenti mi danno la speranza che forse, solo forse, il mondo non è poi così buio.

 

Forse la vita vale la pena di essere vissuta, dopotutto a volte sono le piccole cose a fare la differenza. 


Come una mattina in cui ho trovato una bella poesia da leggere e ho sentito le sue parole risuonare dentro di me, o fare una passeggiata mattutina e sentire l'aria fresca sul viso, ascoltare il cinguettio degli uccelli e godermi la brezza leggera che mi sfiora la pelle.

 

A volte anche i piccoli gesti di gentilezza mi ricordano che la vita è ancora piena di gentilezza e che offre la stessa cosa.


Vedere uno sconosciuto tenere aperta la porta a qualcun altro o guardare qualcuno aiutare una persona anziana ad attraversare la strada. 


Questi momenti possono sembrare insignificanti, ma hanno il potere di illuminare la mia giornata e ricordarmi la bontà del mondo.

 

Abbracciare ogni piccola cosa nella vita è importante, si tratta di trovare gioia nei piaceri semplici.


Guardare un tramonto. 

Sentire il calore di un abbraccio. Assaporare un pasto delizioso. 


Queste cose potrebbero non durare per sempre, ma hanno il potere di riempire i miei cuori di felicità e gratitudine.

 

Riconosco che la vita è piena di alti e bassi, ma è il viaggio in sé che la rende degna di essere vissuta. 


Si tratta di imparare dalle esperienze, di diventare più forte con ogni sfida che affronto e di apprezzare i momenti di amore e connessione che rendono la vita davvero significativa.

 

Quindi, anche nei giorni più difficili, continuerò ad aggrapparmi alla speranza e ad abbracciare ogni piccola cosa che mi porta gioia. 


Nonostante le difficoltà, continuerò a camminare, un passo alla volta, so che la vita non è sempre luminosa e colorata; a volte è tempestosa e grigia. 


Ma mi aggrappo a quella piccola scintilla di curiosità, chiedendomi quali cose belle potrebbe portare il domani.

 

Alla fine, continuerò a vivere un 

giorno alla volta, finché le mie forze non cedono e non riesco più a camminare perché anche nei giorni più bui, vedo sempre un barlume di speranza a cui aggrapparmi.