mercoledì 30 ottobre 2024

Ricordi di mio padre



Giorni fa rovistando tra le cose di mio padre, ho trovato pochi euro nelle tasche di una giacca ormai in disuso, finalmente mi sono decisa a far dono di tutti i suoi abiti.


I miei e quelli di mia madre li ho donati da tempo a chi più di me aveva bisogno, ma come dare via la giacca di mio padre, dove appoggiavo il viso?


Solo a pensarci, i miei occhi si rigonfiano di lacrime e stupore, prima ancora che di dolore.


Dopo anni, io sono ancora stupita, quella sua assenza mi pare ancora improvvisa.


Ma è giunto il momento di far andare la sua anima e lasciarlo libero di volare, di conservare qualcosa, ma non tutto.


Eppure ci misi tanto tempo a rimuovere i mobili dalla sua stanza da letto che avevo lasciata intatta, adesso tocca alle cose che lui indossava.


Ho tirato fuori dall'armadio camicie che non gli ho mai visto indossare alcune con i cartellini da dove li aveva comprati e altre a me ben care dove ho sentito il suo profumo.


Purtroppo io non le posso indossare sono una donna, il mio babbo per me era un gigante buono.


Chissà come sarebbe vederlo ora e cosa direbbe vedendo me donare tutto di lui.


E c’era qualche bigliettino nella tasca di un cappotto, con dei calcoli segnati sopra dalla sua grafia, di tanti anni di duro lavoro e qualche spicciolo.


Quando babbo ci lasciò, nel suo portafogli avevo trovato tre euro, e noi eravamo tre figli, litigavamo spesso tra noi, ci volle tempo per fare pace.


E ogni volta che facevo la pace con uno di loro, tiravo fuori uno di quegli euro e insieme prendevamo un caffè con quei soldi che avevo trovato.


Come se lui fosse presente.

Come se noi figli condividessimo tutto di lui.


E quando spesi l’ultimo euro del portafogli e la famiglia fu riconciliata per intero, mi mancò quella tradizione.


Ma ieri sera ho trovato questi tre euro giusti per un caffè, sta tornando mio fratello Roberto a giorni da Parigi, andremo  a quel bar dove eravamo soliti  andare con nostro padre.


Questa volta offre lui. 

martedì 29 ottobre 2024

Un nuovo modo di vedere la vita



Marco era un uomo di cinquant'anni, un padre devoto e un marito affettuoso. 


Aveva una vita piena di gioia e passioni: amava il giardinaggio, la pittura e trascorrere tempo con la sua famiglia. 


Un giorno, però, durante un controllo di routine, il medico gli comunicò una notizia che cambiò tutto: aveva ricevuto una diagnosi di cancro.


Mentre il dottore spiegava i risultati e i possibili trattamenti, il mondo di Marco si fermò. 


Si sentì come se un freddo intenso lo avvolgesse, come se la stanza si fosse riempita di silenzio. 


Le parole "malattia seria" rimbombavano nella sua mente, mentre pensava alla sua famiglia e a tutto ciò che non aveva ancora fatto nella vita.


Quando tornò a casa, cercò di mantenere la calma, ma dentro di sé si sentiva travolto. 


Aveva paura non solo per la sua vita, ma anche per l’impatto che la sua malattia avrebbe avuto su sua moglie Elena e sui suoi due figli, Giulia e Luca.


Durante la cena, non riusciva a concentrarsi sul cibo, ogni boccone sembrava pesante e ogni parola pronunciata dai suoi familiari si perdeva in un abisso di pensieri angoscianti. 


Pretese un sorriso, ma la sua mente era un turbinio di preoccupazioni, Elena, notò il suo comportamento strano, cercò di fargli raccontare cosa lo turbava, ma Marco si sentiva vulnerabile e indeciso. Non voleva gravare sui suoi cari con la sua tristezza. Nei giorni successivi, Marco si immerse nei suoi pensieri. 


Era difficile affrontare la realtà della sua malattia, realizzò  che doveva condividere ciò che stava vivendo. 


Decise di parlarne con la sua famiglia, e una sera, seduti insieme nel soggiorno, si fece coraggio e rivelò loro tutto. 


Le lacrime di Elena, le espressioni di Giulia e Luca, lo colpirono profondamente, ma con sorpresa notò che una volta condivisa la notizia, il peso che portava sembrava un po' più leggero.


Con il supporto della sua famiglia, Marco decise di affrontare la malattia con determinazione. 


Iniziarono insieme a informarsi riguardo ai trattamenti e a cercare il miglior specialista disponibile. 


Ogni giorno, si concentrò su piccoli obiettivi: camminare nel giardino, lavorare sui suoi dipinti e trascorrere momenti speciali con i suoi figli.


La chemioterapia iniziò a pesargli e il suo corpo subì dei cambiamenti, ci furono giorni buoni e giorni difficili, ma il supporto di Elena e dei bambini era costante. 


Spesso si riunivano per guardare un film, cucinare insieme o semplicemente parlare. 


Marco si rese conto che, anche se la malattia era una sfida, l’amore della sua famiglia era una luce che lo guidava nel buio.


Un giorno, mentre si trovava nel giardino che tanto amava curare, notò un fiore che stava sbocciando nonostante il freddo dell'autunno.

 

In quel momento, capì che, proprio come quel fiore, poteva continuare a crescere e prosperare, anche di fronte alle avversità. Decise di affrontare ogni giorno come un'opportunità per vivere e per amare.


Col passare dei mesi e dopo vari trattamenti, Marco cominciò a vedere dei miglioramenti anche se il cammino era lungo, la sua forza interiore e la capacità di trovare bellezza nella vita quotidiana lo aiutarono a superare momenti di difficoltà. 


Quello che gli stava accadendo, non era solo una lotta contro la malattia, ma anche un viaggio di riscoperta, di connessioni profonde e di gratitudine per ogni istante trascorso con le persone che amava.


Alla fine, Marco capì che, sebbene la diagnosi fosse stata un duro colpo, aveva anche aperto la porta a un modo nuovo di vedere la vita, con il supporto della sua famiglia, ogni giorno diventava un giorno di speranza e di rinascita.

lunedì 28 ottobre 2024

I ragni e i loro vantaggi

 


I ragni sono artropodi appartenenti alla classe degli aracnidi. Hanno  otto zampe e, a differenza degli insetti, non hanno antenne.


Può essere difficile e strano da credere, ma sarebbe bene che ci pensassimo due volte prima di uccidere il prossimo ragno che vediamo per casa. 


Il motivo è molto più semplice di quello che crediamo: essi compongono una importante parte del nostro piccolo ecosistema casalingo ed anche se normalmente ci piace pensare che casa nostra sia completamente isolata dal mondo esterno, nella maggior parte dei casi non è proprio così. 


Molto spesso al suo interno è possibile trovare dei ragni, per lo più non pericolosi o “aggressivi”, che hanno un ruolo fondamentale nell’eliminare piccoli parassiti. 

Infatti essi rappresentassero un elemento favorevole per il benessere dell’ecosistema casalingo che nocivo. 


I ragni sono predatori e si nutrono principalmente di insetti, catturandoli con le loro ragnatele o cacciandoli attivamente, adatti a mangiare tutto ciò che catturano all’interno della propria ragnatela, ma nella maggior parte dei casi catturano regolarmente parassiti fastidiosi e persino insetti portatori di potenziali malattie, come le zanzare. 


Esistono migliaia di specie, alcune delle quali possono essere velenosi.


Detto ciò, è normale temere i ragni, d’altra parte non hanno proprio un bel aspetto e nella maggioranza dei casi contengono un veleno troppo debole per causare problemi agli esseri umani, ma normalmente tendono ad evitare gli umani e una volta superata la paura si potrebbe scoprire di riuscire a convivere tranquillamente (nei limiti) e, perché no, scoprire che ciò può portare anche dei vantaggi!

domenica 27 ottobre 2024

C’era una volta il Natale

 






C'era una volta il giorno di Natale delle famiglie che si riunivano per stare insieme, mentre si era a tavola la televisione era spenta perché ci si parlava e si apprezzava quello che si aveva.

C’era il Natale delle cose dolci, delle arance sul tavolo e la frutta secca da sgranocchiare tra una risata e un'altra. 


L’odore dei biscotti fatti in casa, il ragazzo che per strada portava la teglia sul capo piena di taralli da infornare al forno a legna 

 

Il giorno di Natale la mamma, apparecchiava la tavola con il servizio buono e la tovaglia ricamata, con le posate lucidate per la festa, non c’era il cellulare. 


Quello non era stato ancora inventato e non era un regalo di Natale. 


C’erano  gli auguri con baci e abbracci veri detti a voce, le telefonate ai parenti lontani, le strette di mano calorose, non degli sterili messaggi sui social.


C'era una volta il giorno di Natale, un tempo in cui sentivamo il Natale e lo vivevamo, le  nonne raccontavano storie ai bambini che restavano incantati ad ascoltare.


Ora abbiamo tanti " amici" e siamo soli, soli  con un cellulare in mano, soli tra milioni di altri cuori soli che non sentono più la magia del Natale.