sabato 11 gennaio 2025

Cerca la tua strada

 








Il mondo è cambiato molto negli ultimi decenni. 

Le dinamiche sociali, le infrastrutture, la tecnologia. 

C'è molta più libertà e scelta là fuori, ci sono stati così tanti cambiamenti. 

Il cambiamento positivo. 

È Il tipo di cambiamento che offre più opportunità a ciascuno di noi di vivere il proprio percorso.

Il problema è che siamo stati cresciuti in un sistema che non ha riconosciuto questo cambiamento. 

Ciò che ci hanno insegnato a scuola non è stato così utile.

Ci hanno chiesto di seguire le regole, di seguire l'esempio. 

Ma chi ha stabilito le regole? 

Chi è stato il nostro esempio? 

Persone di un'altra epoca. Persone che erano limitate nelle loro scelte.

Sai quante persone dicono: "Mi sento come se stessi vivendo la vita di qualcun altro, ma non la mia"?

Ci sforziamo di vivere una bella vita, di essere un buon genitore, un buon figlio o una buona figlia, un buon manager, un buon qualsiasi cosa.

 Il ruolo sociale che ci hanno insegnato a ricoprire. E quale "bene" ci porta?

Di solito, nessuno. 

Il problema non è che stiamo cercando di essere buoni, ma nel definire cosa significa "bene" per ognuno di noi individualmente.

Un saggio disse: “Più tempo trascorriamo su un percorso che non è nostro, più tempo ci vuole per muoverci verso un percorso che lo è."

Vivere una vita profonda significa che ti stai concentrando sulle cose che sono importanti per te e non sprecare troppo tempo su cose che non lo sono. 

Per quanto semplice possa sembrare, è un territorio inesplorato. 

È un percorso unico che ognuno di noi deve trovare.

Richiede curiosità, coraggio, tempo e impegno dedicati.

Richiede di avere le idee chiare sulle cose che contano di più, creando una bussola personale: uno strumento magico che ti aiuta nelle decisioni quotidiane o nei grandi cambiamenti della vita.

venerdì 10 gennaio 2025

Casa ereditiamo dai nostri genitori?

 





Ci piace pensare a noi stessi come individui unici, distinti, ma le somiglianze familiari sono innegabili, quante volte abbiamo sentito dire: "assomigli  a tua madre" o "sei proprio come tuo padre"? 

Questi commenti ci ricordano che, nonostante il nostro desiderio di essere unici, portiamo dentro di noi una parte di chi ha preceduti, nei tratti fisici, nei comportamenti o nelle abitudini. 


È come se, in qualche modo, fossimo legati a una tradizione familiare che ci plasma anche quando cerchiamo di differenziarci.


Queste somiglianze possono essere sorprendenti, ma spesso ci fanno anche riflettere sul fatto che,  in fondo, siamo il risultato di un intreccio tra individualità e l’eredità che ci precede.


Sia i tratti e le abitudini positive che quelle negative dei nostri predecessori sono spesso messe in discussione man mano che cresciamo e invecchiamo. 


Questo può sembrare un complimento o un insulto a seconda del tipo di relazione che abbiamo con le nostre famiglie.


Chi siamo veramente non è una cosa semplice, eppure è una sfida che mi sento pronta ad affrontare.


 C'è un dibattito antico tra geni e ambiente: cosa ci modella di più, i nostri geni o l'ambiente in cui cresciamo? 


Ovviamente, entrambi perché sono una miscela, ma quando si tratta di entrambi, abbiamo anche la possibilità di rifiutare o accettare i valori, la morale e i tratti della personalità che ci vengono trasmessi.


I geni ereditati, ci hanno senza dubbio  plasmati dagli ambienti in cui abbiamo vissuto, specialmente quelli della nostra prima infanzia, ma non dovremmo mai dimenticare che abbiamo anche la capacità di scegliere per noi stessi chi saremo


Chi sono io? 

Chi mi ha fatto? 

Quanto di quello che sono è mio? 


Cosa ho ereditato dai miei genitori e cosa ho rifiutato per modellare il mio...

giovedì 9 gennaio 2025

Essere Amati




Immagina di essere amata come ami tu. 

Essere amata, vista, conosciuta, riconosciuta, accolta, apprezzata e supportato senza chiederlo. 

Sembra facile amare qualcuno, ma difficile essere amato.

Il mio sogno è essere compresa, più di quanto non lo sia io stessa, sapendo che odio farlo da sola, voglio che qualcuno mi sbucci i gamberetti. 

Non mi dispiace ricevere delle rose al nostro appuntamento perché apprezzo il gesto gentile, ma spero segretamente che tu abbia portato delle margherite. 

Penso che sia carino quando uno porta una giacca in più sapendo che l'altro prende freddo facilmente. 

Situazioni come quando conoscono le mie allergie e si preoccupano, questo un significativo promemoria del fatto che sono conosciuta.

Essere amati significa essere visti, avere  qualcuno che conosce i tuoi gusti e le tue antipatie, i tuoi preferiti o le tue allergie. 

Tutto questo grazie a una costante osservazione e curiosità. Mi vengono le farfalle nello stomaco quando tirano fuori la carta "Mi ricordo di te così". 

A volte mi chiedevo come ricordassero queste cose. 

Ero così speciale per loro, o era semplicemente un gesto gentile?

Essere amati significa essere conosciuti. 

Ricevere qualcosa che non ti aspettavi. 

Ricevere dei fiori "così, così". 

Ricevere la tua bevanda preferita dopo una giornata stancante. 

Avere qualcuno seduto accanto a te in silenzio perché sa che conforto trovi nella sua presenza. 

Piccoli gesti richiedono un grande sforzo che solo poche persone riescono a dimostrarti. 

Ma questi piccoli gesti lasciano un'impressione duratura, per dimostrare che ti amano veramente.

Amami nella misura in cui mi capisci più di me.

Dopo tutto, il mio fiore, colore, cibo, bevande e musica preferiti riflettono il mio vero io e ciò che mi rende felice. 

Tuttavia, la vera essenza si trova nei legami profondi che creiamo con gli altri, la loro capacità di amarci, percepirci e comprenderci a un livello più profondo.

 È in questi gesti di cura e consapevolezza che ci sentiamo veramente riconosciuti, apprezzati e amati.

mercoledì 8 gennaio 2025

la storia di Serena



 

Una bambina, spettatrice silenziosa di un film interpretato dai suoi genitori, conduceva una vita solitaria nell’anima. 


La lunga attesa di una carezza o di una piccola attenzione alla sua persona, le aveva indotto una specie di mesta rassegnazione unita all’accettazione di una colpa difficile da comprendere alla sua tardiva intelligenza.


 Le tenerezze che giungono da un cuore che ama, sono sempre accompagnate da duraturi sorrisi e sguardi incantati. 


Questa esperienza era completamente ignota alla piccola Serena, che però, aveva sperimentato come attraverso l’ubbidienza o un concedersi senza convinzione, si riusciva a conquistare sorrisi di compiacimento. 


Queste apparenti gratificazioni le servivano come surrogati di quei piaceri che ella avrebbe voluto provare come riflesso di un atto d’amore ancora da sperimentare.


 La strana situazione che si componeva mentre la bambina diventava donna, contribuì a definire un’architettura dell’anima illeggibile e difficile da modellare con gli eventi della vita.


 Un giorno ricevette un oggetto avvolto in due strati di carta: quello della formalità e quello dello sfruttamento. 


Serena non era capace di notare i due strati di carta, apprezzò invece, l’oggetto come un dono speciale alla sua persona. 


Conservò e curò per molto tempo l’oggetto, sperando un giorno di poter comprendere il suo reale valore. 


La sua vita cominciò a cambiare.

 Iniziò a combattere le prime battaglie. 


Si vedeva negli occhi dei suoi amici e conoscenti.


 Riusciva persino a modulare la sua voce con un sottofondo di importanza e convinzione delle proprie possibilità. 


La sua forza interiore si accrebbe tenendo sempre in primo piano l’importante dono che aveva ricevuto e del quale si vantava come una delle pochissime persone a cui la fortuna aveva concesso di possederlo.


 Serena stava conquistando la sua consapevolezza e l’autorità di esistere quando il destino gli impose di aprire il pacco dono per scoprire che non conteneva nulla. 


Capì che le avevano dato in custodia qualcosa senza valore per il mondo materiale, ma che si era rivelato così preziosa da dare un senso alla sua vita. 


Quella scatola vuota portava in sé qualcosa che nemmeno i suoi genitori erano riusciti donarle.


 Serena, ora, cammina per il mondo sapendo che il valore degli oggetti non si prova toccandoli ma sentendoli con il cuore.