sabato 1 febbraio 2025

Un attimo prima

 


Era una giornata di sole e a Leonardo piaceva guardare l’orizzonte. Spesso rimaneva lì molto tempo immerso nei suoi pensieri, i raggi di sole illuminavano ogni angolo del suo viso e sembrava che volessero arrivare fin giù nel suo cuore per scoprire quali fossero i suoi mali.

Leonardo era  stato un perfetto studente,  il prodigio della classe il cui nome tutti potevano menzionare con invidia sin dall’elementari.  Era il bambino che portava sempre il sorriso sulla bocca come il sole attraverso i suoi raggi irradia il cielo, quel tipo la cui voce creava magia.


 Era il leader delle pagine dell'annuario, la penna illustre che scriveva. La nota prima degli applausi, la mano invisibile dell’intelligenza.


Il tempo gli chiedeva se aveva un sogno.


"Non lo so", rispose Leonardo . "È una cosa così preoccupante?"


Il tempo si prese gioco di lui e rise sotto i baffi, le sue mani affondarono nelle tasche, come se volessero nascondersi.


"Forse no", rispose il tempo.


"Ma cosa mi dirai domani, quando il sole avrà smesso di illuminare la terre e la pioggia scenderà copiosa? Lascerai ancora che il mondo decida per te?"


Leonardo continuò a camminare, mentre il sole toglieva ombra ai suoi passi.


La domanda indugiava a perdersi. Gli restava attaccata come un chiodo nel legno che affondava sempre di più con il passare del tempo.


Giunse il giorno in cui il sole  cessò di splendere,il cielo era una tela grigio pallido sopra la sua testa c’erano nuvole sparse cariche di pioggia, si ritrovò in piedi davanti a un muretto che lo separava dal vuoto, solo.


Il tempo indugiava alle sue spalle, silenzioso per una volta, come se aspettasse ancora la sua risposta.


Nella tasca c'erano vecchi appunti, qualcosa che aveva raccolto di sfuggita, un invito aperto per amici narratori.


Era solo un'opportunità per condividere le parole che aveva silenziosamente ripiegato dentro di sé per anni.


Mentre, Leonardo si sporse sul punto più alto del terrazzo, guardò per l’ultima volta quel terribile orizzonte che tanto gli aveva parlato, il suo cuore cominciò a battere, dando ritmo ai suoi pensieri e fu allora che capì che si trattava di un solo secondo un solo momento dopo il quale tutto finisce e si abbandona quel fardello che fino a quel momento era risultato pesante.

venerdì 31 gennaio 2025

Un vuoto incolmabile

 


Quando mio nonno, morì, la casa che un tempo risuonava delle sue risate e dei momenti condivisi con mio nonna divenne silenziosa. 

Il vuoto che lasciò era palpabile, un’assenza che riempiva ogni angolo.

Ogni stanza sembrava più grande, una volta piene di vita, sembravano quasi vuote ed era come se avessero parte della sua anima, quella luce che mio nonno portava con sé.


Mia nonna, che aveva trascorso tanto tempo accanto a lei, ora si trovava a fare i conti con una solitudine inaspettata, che gli stringeva il cuore lo rendeva più fragile. 


La sua routine cambiò, le piccole cose che facevano parte della loro vita insieme ora sembravano prive di senso senza di lui.


La colazione insieme, le chiacchierate davanti alla TV, le  mani che si sfioravano mentre si muovevano per casa, sembravano ormai un ricordo lontano. 


Ogni mattina, quando si svegliava il primo pensiero era per lui, ma presto si rendeva conto che non c’era più. Eppure nella sua solitudine, continuava a sentire la sua presenza. Forse era una forma di consolazione, un modo per non lasciarlo andare completamente. 


Nonostante il dolore che il più delle volte lo sopraffaceva, mia nonna cercava di mantenere una parvenza di normalità, di riempire il suo tempo con piccole attività, ma il vuoto dentro di lei sembrava impossibile da colmare.


Sporadicamente, cerano le visite dei parenti, ma la casa, pur accogliendo le visite non era più la stessa, le  risate, di una volta, non c’erano più e quella solitudine divenne presto parte, della sua vita. 


Gli piaceva guardare le fotografie ricordando i momenti di felicità che avevano vissuto insieme, le lunghe passeggiate mano nella mano impresse in un album di ricordi.


Forse, nel suo cuore, sentiva che la presenza di mio nonno che non lo avrebbe mai abbandonata del tutto, ma il silenzio che riempiva la casa raccontava una storia diversa, una storia fatta di mancanze ed una quiete che sembrava troppo dolorosa da sopportare. 


C’era però un lato della sua forza che emergeva, anche in mezzo a tutto quel dolore, mia nonna non smetteva di vivere, anche se il suo mondo era cambiato. 


Ogni giorno, cercava  di rimanere attiva, di fare qualcosa, di non cadere nella disperazione.

La solitudine, a volte, sembrava più una compagna che un nemico.

giovedì 30 gennaio 2025

L’amico immaginario




L’amico immaginario è una figura che molte persone, soprattutto bambini, creano per compagnia, conforto o gioco.

Si tratta di una “persona” che esiste solo nella mente di chi la immagina, ma che può sembrare talmente reale da diventare parte del quotidiano. 


L’amico immaginario diventa un contenitore simbolico per le emozioni, le esperienze interne del bambino. In psicologia si parla spesso di contenitori emotivi riferimento a figure realmente esistenti o immaginarie che aiutano a contenere, elaborare e gestire situazioni difficili o intense.


In alcuni approcci psicologici, con questo psicoanalitico, l’amico immaginario può essere visto come una protezione di parti di sé o delle relazioni familiari, un modo per esternalizzare conflitti psicologici irrisolti.


L’amico immaginario potrebbe rappresentare una parte “ideale”di sé, oppure una figura che incarna aspetti della madre, o del padre o di altre figure significative, reinterpretati in modo simbolico.


L’amico immaginario può rappresentare una sorta di “potere” per il bambino, un personaggio che controlla, ascolta o segue le sue indicazioni, dando una situazione di maggiore autonomia.


Anche se l’amico immaginario è una frase con l’età, in alcuni casi può per un meccanismo di coping 

nell’adolescenza o in età adulta, sebbene sia meno comune e possa essere legato a dinamiche psicologiche particolari. 


Il racconto che segue vuole essere una testimonianza di come l’amico immaginario ha inciso sulla vita di Luca.


Anna era rimasta sola dopo l’improvvisa perdita di suo marito in un incidente stradale aveva preferito dedicarsi al suo lavoro e a suo figlio Luca che all’epoca dei fatti aveva all’incirca 3 anni.


Come tutti i bambini a quell’età, anche suo figlio aveva un “amico immaginario” non sapeva come descriverlo quando Anna si affannava a domandare come fosse.


Una sera gli propose che era ora di fare il bagno. Lui la guardò e le rispose: "Il mio amico è contrario, vuole portarmi con lui".


Anna turbata rispose: "Dove?".

Luca: " lontano da qui, dice che sei cattiva".


Anna dovette metterci un po’ per capire cosa stesse succedendo in quel momento ed era abbastanza spaventata, ma cercava di non darlo a vedere. 


Chiese a suo figlio: "Dov'è il tuo amico?".


Lui indicò un punto alla sua  sinistra, verso il muro. Anna si girò verso la parte indicata da suo figlio e urlò: "Sparisci. Trova qualcun altro con cui giocare". Poi si voltò per evitare che Luca  la vedesse in faccia. Chiuse gli occhi come se ci fosse qualcosa che stesse per attaccarla. 


Si allontanò cercando di essere più disinvolta quando ripetette di nuovo a suo figlio: "Andiamo; è l'ora del bagno".


Non successe niente di particolare e non vide più il figlio parlare con quell’amico.


Anni dopo alla tv mentre guardavano  il film originale "Poltergeist"


 Luca  volse lo sguardo verso sua madre per dirle: "Ti ricordi quando hai detto al mio amico di sparire? 


Anna annuì soltanto. Luca si mise a ridere: "Era così arrabbiato". 


Dopo anni Luca, diventato adolescente, ebbe problemi legati ad un’infanzia difficile e traumatica legata a stati d’ansia depressivi che curava ma che con il tempo lo portarono a mettere fine alla sua stessa esistenza.


Quel mostro che lo aveva aiutato nei momenti più bui e che era un suo alleato, il suo supereroe, era diventato ora una persecuzione tanto da volersene liberare.

mercoledì 29 gennaio 2025

Perdonare non significa dimenticare.


Tutto passerà, eppure dimenticare il passato non è sempre possibile. Spesso mi ritrovo a lamentarmi delle sfide che la vita mi lancia, chiedendomi spesso: perché deve capitare proprio a me? 

Ho commesso qualche grave errore nella mia vita passata? 
O questa vita è il modo di insegnarmi qualcosa di importante?

Ho raccontato a chi mi è vicino come ricordo ancora vividamente ogni piccolo dettaglio di così tanti ricordi. Le volte in cui ho commesso errori stupidi. Le volte in cui ho corso dei rischi, solo per inciampare e farmi male, quando non capivo appieno le conseguenze delle mie scelte.


Riesco ancora a ricordare chiaramente i momenti, le persone coinvolte e persino l'infinita domanda sul perché dovesse succedere a me. Questi ricordi mi hanno insegnato molte cose, poi hanno allenato la mia abitudine di ricordare tutte le "prime volte" della mia vita.

 

La prima volta che sono caduta andando in bicicletta, la prima volta che ho imparato a cucire, la prima volta che ho venduto i miei origami, la prima volta che ho fallito un approccio con una persona. 


Ricordo la prima volta che mi sono innamorata delle bambole, persino dei giocattoli che ho comprato, dove li ho presi e perché li ho scelti.


Quando si tratta di romanticismo, ovviamente, ricordo ancora vividamente di chi mi sono innamorata per la prima volta, quale gentilezza ho apprezzato, le parole che ho conservato nel mio cuore e persino frammenti di conversazioni che riesco ancora a ricordare, anche se la cronologia della chat è scomparsa insieme a un telefono rotto. 


Ho avuto la mia giusta dose di cotte, ho persino giocato con uno di loro come una pazza.


 La mia prima delusione d'amore?


 Mi è sembrata un disastro, come se fossi la persona più infelice del mondo.


Alla fine, ho capito che mi portavo dietro troppi bagagli nella mente. Era estenuante, quasi insopportabile, soprattutto perché il viaggio che mi aspettava sembrava ancora così lungo. 


Il tempo non ci avvicina ai nostri obiettivi? 


Eppure mi chiedevo: e se portassi con me solo ciò di cui ho veramente bisogno, giusto il necessario per sopravvivere?


 Lungo la strada, avrei sicuramente trovato cose più significative a cui aggrapparmi rispetto al passato. Proprio come quando si sistema un puzzle, se non è messo insieme correttamente, posso comunque sostituirlo con il pezzo giusto.


Una volta mi sono chiesta come liberarmi dei ricordi. Se i ricordi nella mia mente fossero come un mobile pieno di oggetti, li avrei volentieri sistemati, tenendo ciò che contava e scartando ciò che non mi serviva più. Se solo potessi, avrei riorganizzato tutto lì dentro.

 

Ero troppo attaccata? 


Forse. Un tempo trovavo strano quando le persone pulivano le loro stanze per affrontare emozioni difficili, ma ora sono diventata una di quelle persone.

 

Un giorno, mi sono imbattuta in una pila di vecchi appunti scritti a mano su cose che volevo dimenticare. Le avevo scritte con la mano sinistra, come se ciò mi allontanasse dalle emozioni a esse legate. Tra queste c'erano lettere d'amore che avevo ricevuto. Non ricordavo le parole esatte, ma potevo ricordare l'essenza di ciascuna e persino quando le avevo ricevute.

 

Poi bruciai tutto, vedendo l'arancione del fuoco ardente, trasformando i fogli con una calligrafia ordinata in cenere, nel momento in cui ero pronta a lasciarli andare.

 

Ho imparato che bruciare qualcosa in cenere non significa dimenticare, ma lasciar andare e perdonare se stessi. Tutto ciò che è accaduto in passato era il meglio che potessi fare in quel momento. Se ora vedo il momento in modo diverso, è solo perché sono cresciuta e sono diventata più saggia.

 

Dopo tutto questo tempo, ho finalmente capito cosa significa veramente "il tempo guarirà". Non si tratta di dimenticare, ma del viaggio di perdonare te stesso e accettare che chi sei oggi è il risultato di innumerevoli momenti del passato, tutti uniti per trasformarmi in una versione migliore di me stessa.

 

"La guarigione riguarda l'accettazione, non il dimenticare." Questa frase l’ho ripetuta a me stessa cento volte.

 

Non puoi dimenticare come desideri, ma accettare tutto e lasciando il ​​passato alle spalle, puoi perdonare e liberarti. Ancora una volta, ricordo a me stessa che perdonare non significa dimenticare.