mercoledì 5 febbraio 2025

Lo spazio è una realtà separata da noi o una costruzione che dipende da noi



Lo spazio per molti è un'idea si, lo spazio esiste, ed è il vasto vuoto che si estende oltre la Terra, pieno di stelle, pianeti, galassie e altri corpi celesti. In fisica, lo spazio è spesso definito come il “contenitore” in cui avvengono tutti i fenomeni fisici. È anche un concetto che ci permette di descrivere la posizione e il movimento degli oggetti. Però se ci riferiamo a “spazio” in termini filosofici o esistenziali, allora la questione diventa più complessa e dipende molto dalle teorie o dalle credenze che si adottano.

Diversi filosofi hanno affrontato il concetto di comprendere se lo spazio è una realtà indipendente o se dipende dall’esperienza umana e dai fenomeni che in esso si verificano 

1 Spazio come “contenitore”: la tradizione filosofica classica vede lo spazio come una sorta di contenitore immutabile e assoluto in cui si svolgono gli eventi fisici. 

Secondo questa visione, lo spazio esiste indipendentemente da ciò che può accadere. 

2 spazio come relazione tra oggetti: al contrario un filosofo tedesco sosteneva una visione più razionale dello spazio, cioè che lo spazio non esiste di per sé, ma è il risultato delle relazioni tra gli oggetti. Secondo questa visione, lo spazio non sarebbe qualcosa di separato o indipendente, ma qualcosa che emerge dalle interazioni tra gli oggetti e gli eventi.

3 Kant ha introdotto nel XVIII secolo un’altra idea, quella che lo spazio è una “forma a priori “ della nostra percezione. 

Lo spazio secondo lui non è qualcosa che esiste autonomamente nel mondo, ma una struttura mentale che la nostra mente impone alla realtà, in altre parole la nostra percezione dello spazio è una condizione necessaria per poter sperimentare il mondo, ma lo spazio in sé non è un’entità indipendente dalla mente umana.

4 Spazio come proposizione esistenziale: Quando si parla di “spazio “in un senso più esistenziale, si intende anche un luogo che definisce la nostra esistenza e il nostro rapporto con il mondo. 

Lo spazio non è solo un contenitore, ma un modo in cui l’essere umano si relaziona con la sua esistenza e con gli altri.

È il contesto in cui la vita si svolge, e quindi il nostro modo di essere nel mondo.

Quindi la domanda se lo spazio esiste in termini filosofici dipende molto dalla posizione che si adotta. 

Alcuni lo vedono come realtà oggettiva e indipendente, altri invece come un concetto emergente dalle relazioni, altri ancora come una struttura mentale. 

Non sapendo dove e come la consapevolezza si origini, non è possibile individuare un punto fermo da cui speculare.

A cosa allora dobbiamo dar credito che lo spazio sia una realtà separata da noi, o piuttosto una costruzione che dipende dalla nostra percezione.

martedì 4 febbraio 2025

Una scelta dolorosa





Il giorno della mia vita in cui ho fatto la scelta più dolorosa è iniziato come ogni mattina, con il respiro gentile di Ken che mi scaldava i piedi e i suoi dolci occhi castani che mi osservavano intensamente. Era stato il mio compagno per 14 anni: più di un cane, era il mio amico più caro, il mio confidente, la mia famiglia.

Ma il tempo è crudele, soprattutto con i nostri compagni a quattro zampe. Quando si avvicinò al dodicesimo anno, notai dei cambiamenti. I suoi balzi un tempo effervescenti divennero dolorosi strascichi. I suoi occhi luminosi e vigili iniziarono a mostrare uno sguardo annebbiato e distante. Il veterinario gli diagnosticò un'artrite avanzata e le prime fasi di disfunzione cognitiva canina, in pratica, demenza canina.

Potevo solo guardare mentre il mio stravagante amico cambiava. A volte dimenticava chi fossi; vagava per casa confuso, a volte piagnucolando per il dolore. Il suo corpo un tempo atletico divenne fragile, i suoi movimenti limitati da articolazioni gonfie e disagio costante.

I farmaci aiutarono per un po', ma erano solo un cerotto su una ferita purulenta che lo stava lentamente divorando. Ken, sempre orgoglioso e autosufficiente, era stato ridotto a un'ombra di se stesso. Non riusciva nemmeno a salire le scale, non riusciva a controllare la vescica e a volte si sedeva sui suoi stessi escrementi, guardandomi con occhi che quasi imploravano una tregua.

Le visite dai veterinari divennero un evento regolare. Ogni specialista aveva un altro trattamento, un'altra speranza, un'altra costosa procedura. Ma dietro i loro volti professionali, sapevo che vedevano attraverso tutto, proprio come me: stavamo prolungando la sofferenza, non la vita.

L'ultima notte prima di "quel giorno", Ken e io abbiamo condiviso qualcosa di totalmente profondo. Il suo corpo tremava, il suo respiro si faceva affannoso. C'era così tanto da dire sulla comprensione silenziosa tra noi, che era pronto a lasciarsi andare e che io dovevo essere abbastanza coraggiosa.

L'eutanasia non è mai facile. È una decisione che ti lacera l'anima, che mette in discussione tutto ciò che riguarda l'amore, la compassione e il diritto di porre fine alla sofferenza. Ma vedendo Ken lottare, vedendo il dolore nei suoi occhi, ho capito che tenerlo in vita era un mio desiderio egoistico, non un atto d'amore...

 Quando gli hanno fatto l'ultima iniezione, non ha lottato. Si è semplicemente lasciato andare. Pacificamente. Silenziosamente. Come se stesse aspettando il mio permesso per riposare.

La mia casa è rimasta vuota per settimane. Nessun rumore di unghie sul pavimento, nessun respiro leggero accanto al mio letto, nessuna coda eccitata che scodinzolava quando tornavo a casa. Silenzio assordante.

lunedì 3 febbraio 2025

Rimandare per abitudine

 




La vita che conduciamo è affannosa ma se ci fate caso, è anche incosciente rispetto all’obiettivo per cui si nasce e al posto che occupiamo nell’ordine della natura. La vivacità, l’energia che consumiamo, riguarda quasi totalmente l’aspetto pratico. Ci illudiamo che essere vivi significa muoversi, agire, correre e magari sudare.

Riflettendo un po’ scopriamo che queste sono anche prerogative di cavalli, delfini, aquile, serpenti, tartarughe, insomma, degli esseri viventi, partendo dal più scatenato e finendo con il più ozioso.

 Il movimento è pure una connotazione delle macchine, che almeno non sudano e che sono sempre pronte a ripetere le stesse azioni.

Nell’era del computer, l’idea di muoversi ci spinge nel far qualcosa nel mondo delle idee, per esempio, scambiarsi messaggi in tempo reale, annullando gli spazi e i confini territoriali.

Il muoversi non può essere la risposta all’esigenza di spendere la vita nel miglior modo possibile, anzi, può essere una maniera per trascorrerla inutilmente. Aggiungiamo a questa nota, il fatto che un terzo della vita la trascorriamo dormendo e inevitabilmente ci ritroviamo vecchi nostalgici di una gioventù bruciata.

 L’idea di muoversi dovrebbe essere concepita intellettualmente, cioè leggere, informarsi, studiare, apprendere tutto ciò che dà senso al fatto di essere umani.

 Spesso ci ritroviamo a fare le stesse cose come se fossimo delle macchine e rimandiamo a momenti indefiniti attività più consone al nostro essere.

 Solo dopo molto tempo ci accorgiamo di aver “perso” tempo. Quel tempo che non ci sarà mai più restituito.

 Il cane che ricorre la propria coda è un esempio visivo di come ci comportiamo stupidamente nel corso della vita. 

Lavoriamo, risparmiamo, rimandiamo i piaceri a momenti che non potrebbero mai arrivare.

 Capita a tutti dire lo faccio domani e il giorno dopo quel domani (diventato oggi) continua ad essere pensato domani.

 Si arriva alla fine della vita con quel domani che ci é rimasto sempre  davanti burlone.

domenica 2 febbraio 2025

Dimorare nel passato



Non è illusione abbandonarsi all’immaginazione, è  solo il modo per fermare il mondo per il tempo che ci piace. Si diventa creatori di possibili realtà, con il conseguente terremoto di sentimenti, unici marcatori di un vivere profondamente il senso dell’umano.

Si può immaginare una vita nuova, come vorremmo viverla, senza limiti e frustrazioni di ogni tipo.

Sarebbe come entrare in un parco dei divertimenti e subito dopo abbandonare all’ingresso ogni problema, tenendosi pronti a sorridere sempre. Si tende a fare gruppo, a parlare, a guardarsi intorno per far parte del clima di gioia che è nell’aria e che si respira.

 Capita a tutti, specie in età matura, di sorprendersi a guardare il passato. Ed ecco che una nuvola di sentimenti è lì ad attendervi per gonfiare i polmoni e portar brividi a spasso sulla pelle.

Le emozioni, con continui sobbalzi di un respiro, non più regolare, fanno scorrere un film muto nella pelle. Scene d’un tempo ancor caro, ma nonostante tanta dolcezza, l’irrequietezza vi fa spostare sulla sedia, quasi a ricerca di una posizione più comoda.

 Il senso è evidente: avreste voluto fare di più, sentire e provare con gli strumenti che avete ora. Purtroppo non è possibile ritornare indietro e allora, una stizza tende a prendervi, prima di ricredersi e trasformarsi in romantica nostalgia.

 I colori dei ricordi sono teneri, soffusi e non vogliono delineare i contorni, cosicché, tutto possa apparire magico per accettare l’idea che nulla ci possa riportare a quei momenti. L’impotenza ci appare come il sentimento di resa verso una natura, che prima ci ha esaltato e ora ci deprime.

 Molte idee non trovano pace nella mente del romantico, sembrano spostarsi fisicamente tra il cuore e la mente, mentre distrattamente toccano lo stomaco per poi scivolare sul sistema nervoso prima di dichiararsi ai nostri sensi.

 Chiudere gli occhi è la prova del loro passaggio e una voglia di fermarle per consegnare alla consapevolezza, prima di abbandonarsi a un lungo sonno.