venerdì 21 febbraio 2025

Educare le nuove generazioni a dare il giusto valore alle persone




Educare le nuove generazioni a un linguaggio rispettoso aiuta a superare pregiudizi e stereotipi, creando un mondo in cui individuo sia riconosciuto per quello che con le sue passioni, capacità e sogni. 


Un’esperienza che mi viene in mente  citare  e che ha cambiato il modo in cui i miei alunni vedevano un compagno con disabilità .


Un giorno mentre ero in classe, un bambino mi ha chiesto, maestra e la sindrome di Down? 


Con leggerezza gli ho risposto lui e Luca questo è il modo giusto per spiegare e parlare ad un bambino per rieducarsi. Per liberarsi dal pregiudizio e dare la possibilità di un nuovo modo di percepire la persona con disabilità, alla nuova generazione è ridurre la sua disabilità a ciò che causa interesse, mancanza di opportunità ed emarginazione. 


Queste persone sono individui, ho spiegato con interessi, capacità e personalità diverse. 


Insegnare ai bambini a vedere prima la persona e non la sua condizione è fondamentale per costruire una società più inclusiva. 


Il linguaggio che spesso usiamo per spiegare questo tipo di condizione ha un impatto enorme sulla percezione che abbiamo degli altri: ridurre qualcuno alla sua disabilità significa negarli la complessità della sua identità. 


I compagni, nonostante la mia spiegazione esaustiva, nel tempo continuarono a ignorarlo, alcuni  lo trattavano con condiscendenza, altri lo escludevano dai giochi senza nemmeno rendersene conto. 


Così mi venne in mente di organizzare invece che la solita lezione teorica sull’inclusione un gioco di squadra in cui ogni bambino aveva un ruolo essenziale. 


Distribuì i compiti in base alla capacità di ciascuno e feci in modo che Luca fosse fondamentale per la vittoria del gruppo. 


Durante il gioco, i bambini si resero conto che Luca era bravissimo a ricordare dettagli importanti, e a motivare i compagni. Alla fine, la squadra vinse proprio grazie al suo contributo. 


Dopo questa esperienza, il modo in cui i bambini guardarono Luca cambiò. Non lo vedevano solo come “quello con la sindrome di Down”, ma come un amico con abilità uniche. 


Questo ci insegna e ci dimostra che spesso non servono grandi discorsi, ma esperienze concrete che facciano capire il valore di ogni persona.

giovedì 20 febbraio 2025

Il tempo non guarisce, ci insegna…





Il dolore per la perdita di una persona amata non scompare mai del tutto. Quel dolore è eterno


Cambia forma, si trasforma nel tempo, ma resta sempre con noi.e il segno provato, della profondità dei legame che ci univa a quella. È in un certo senso, e anche il modo in cui continuiamo con noi, a tenerla viva nostro cuore e nei nostri ricordi. 


Era una mattina d’inverno quando Luca si svegliò in una casa improvvisamente. Il silenzio era assordante. Ogni angolo portava il segno di suo figlio, eppure lui non c’era più. 


La cameretta era rimasta intatta, con i giocattoli ancora sparsi come se da un momento all’altro Alessandro potesse rientrare e rimettersi a giocare. 


Il letto disfatto, l’orsacchiotto preferito ancora lì, appoggiato al cuscino. Luca si sedette un attimo, prese quell’orsacchiotto e lo strinse forte forte al petto, come se potesse trattenerci dentro il calore di suo figlio, la sua risata, il suo profumo. 


Il dolore era un abisso. Non c’erano parole, non c’erano gesti che potessero riempire il vuoto che sentiva dentro. Camminava per strada e vedeva altri padri con bambini per mano, e ogni volta il cuore gli si spezzava un po’ di più. Il mondo andava avanti, ma il suo si era fermato Il giorno in cui aveva dovuto dire addio a suo figlio. 


Gli amici che gli erano vicini, dicevano che il tempo avrebbe alleviato la sofferenza ma Luca sapeva che non era vero. 


Il tempo non guarisce, il tempo insegna solo a convivere. Eppure, ogni tanto, Luca trovava un piccolo sollievo nei ricordi: il suono della voce di Alessandro, le storie della buonanotte, le corse nel parco. 


Era un dolore che non sarebbe mai svanito, ma era anche la prova che quell’amore, così grande, non sarebbe mai morto.

mercoledì 19 febbraio 2025

Possedere conti bancari emotivi

 




Disporre di un conto bancario e ormai una necessità più che un’abitudine nella nostra società.


 In passato molte transazioni avvenivano in contanti ma oggi la digitalizzazione ha reso il conto bancario, quasi Imprescindibile. 


Anche operazioni quotidiane come pagare bollette. o fare acquisti online, ricevere un rimborso sono spesso legati a un conto bancario.


Qualche poveretto avrebbe da indispettirsi per quanto sto per dire, ma prometto di non insistere molto su questo argomento, tale riferimento è per riflettere su un concetto apparentemente immaginario e al quale ci riferiamo solitamente con le parole “cortesia”, “gentilezza”.


Sono convinta che se fossimo sempre coscienti sul fatto che un atteggiamento aperto, gioviale, improntato sull’essere positivi, propositivi e onesti con il prossimo, costituiremo un piccolo paradiso terrestre personale che trascineremmo ovunque la nostra persona si sposti.


Vi sarà certamente capitato di avvistare da lontano un amico che definiamo simpatico, potete, quindi, focalizzare la vostra mente sulle vostre reazioni. 


Concorderete con me che il sorriso è il primo sintomo che appare sul vostro viso. 


Inconsapevoli, tendete a direzionarvi lungo la traiettoria di congiunzione con il vostro amico e contemporaneamente, le braccia si muovono allontanandosi dal corpo, speranzose di un imminente e possibile abbraccio.


Questo bellissimo scenario si compone perché il vostro amico è un conto bancario emotivo dal quale, in questo momento, state prelevando emozioni. 


Sarebbe bello immaginarci circondati dai conti bancari emotivi sui quali, attraverso i nostri comportamenti predisponenti, gentili, affabili e comprensivi, riusciamo a depositare continuamente credito emotivo per poi disporre di una grande riserva di fiducia e stima. 


Nei momenti bui della vita queste banche speciali sono sempre a disposizione, pronte a restituire ciò che nei momenti di abbondanza avevamo depositato.


Sorridendo ripercorriamo la pubblicità televisiva promossa da qualche banca on-line che, con obiettivo diverso, vorrebbe ricalcare questo mio pensiero.


Confidatemi quanti amici avete?


Oppure, quanti conti emotivi avete acceso nella vostra vita?


La considerazione più sensazionale che si potrebbe evidenziare costituisce il fatto che ciò che si deposita non costa nulla ed è sempre in abbondanza, ma che si trasforma in un farmaco salva vita nei momenti più inattesi della nostra vita.


Uno dei più grandiosi depositi che si possano effettuare nella banca emotiva, è determinato dall’ascolto empatico dell’amico.


Agire automaticamente a causa della convinzione che sia più importante capire ancor prima di farsi capire, è la chiave per essere eletti come la persona più simpatica del mondo. 


Quando si ascolta veramente un amico, lo facciamo con tutto il fisico: orecchie, occhi, temperatura corporea e cervello.


Il corpo ci fa da tramite per il cuore e l’anima, e questi ultimi, assumono il ruolo di protagonisti assoluti. Il feedback è visibile a occhio nudo. 

Esso lo rivediamo nelle emozioni che corrono in corrente alternata a 20.000 volt.


Vestite per qualche attimo i panni dell’amico che si sente ascoltato in questo modo faraonico. 


E’ facile immaginare il privilegio di vivere questa esperienza. 


In tali circostanze si respira aria di terapia psicologica, si entra in uno stato di intimità per il quale la fiducia nell’interlocutore scorre a fiumi.


Si concretizza una situazione irreale per cui non si capisce bene chi in quel momento sta ricevendo e chi sta donando. 


Le due persone mutuamente si influenzano, creando quell’alone empatico che solleva entrambi dal mondo vegetale. 


In definitiva ci si espone a una situazione di rischio per il quale solo l’integrità della persona riferita ai suoi sani principi di vita può garantire quell’equilibrio tra il coraggio di esporsi e la considerazione dei sentimenti coinvolti. 


Tutto questo è reso possibile da una maturità psicologica a 360 gradi, ottenibile, né per età né per sola cultura, ma attraverso un processo di crescita mentale voluto e inseguito per tutta la vita.

martedì 18 febbraio 2025

Persone senza speranza




 In base alla teoria dell'utilità dei contrari, la gente stupida è utile per misurare e migliorare il grado di sopportazione dei saggi. Ecco un elenco:

Gli idioti, per quanta intelligenza si rinuncia.

I cattivi, per quanto lontani si sta dalla santità.

Gli incoscienti, per quanto di se stessi rinunciano.

I bugiardi, per quanto tempo persistono nell'infanzia.

Gli ipocriti, per quanto è trasparente il velo che li nasconde.

I duri, per quanta umidità d’Amore hanno perso.

I seriosi, per quanti colori non vedono nel sorriso.

Gli arrabbiati, per quanto spazio tolgono alla comprensione.

Il grande progettista ha inventato i contrari per donarli all’uomo comune e fargli capire in quale punto del segmento della vita si posizionano.

Ognuno di noi immagina di vivere in eterno e percorre la sua esistenza in prospettiva di indefiniti progetti, inseguendo una presunta felicità raggiungibile con la sola materialità. La vita va vissuta con il sorriso stampato su viso e la voglia di sentir emozioni.

Condurre una vita senza tanti soldi è una disgrazia in società dove non averne è la misura del proprio valore.

Condurre una vita senza la spontaneità di un sorriso, di una parola dolce, di una tenera carezza, della voglia di sederti accanto e abbracciare qualcuno, non basterebbero tutti i soldi della terra per darle un senso.