sabato 1 marzo 2025

Non aspettare domani



Cesare, era un professore di informatica all’università di Roma, un uomo brillante, pieno di vita e appassionato al suo lavoro. Aveva una famiglia meravigliosa, tre figli piccoli e un futuro luminoso. Era anche un sognatore con una lunga lista di desideri, mai realizzati.

Da ragazzo, voleva viaggiare per il mondo, scrivere libri, imparare a suonare la chitarra. Ma ogni volta che pensava di iniziare, si diceva: “domani lo farò”. 


Gli anni passarono, e con essi le opportunità, l’università lo impegnava parecchio, le responsabilità le scuse si accumulavano. “Quando avrò più tempo,” ripeteva a se stesso. Ma si sa il tempo, non aspetta nessuno. 


Un giorno, si ritrovò a sfogliare un vecchio quaderno dove anni prima aveva scritto tutti i sui sogni. 


Guardò fuori dalla finestra, si rese  conto che il mondo era ancora lì, che la chitarra impolverata era nell’angolo della stanza così come l’aveva lasciata anni prima, che la storia che voleva raccontare aspettava ancora di essere scritta. E così scoprì che c’è solo un giorno che conta davvero: oggi. 


Allora,  con un sorriso amaro ma deciso, prese una penna e inizio a scrivere. Forse era tardi per alcuni sogni, ma non per tutti perché se il passato era fatto di occasioni perse, il presente era ancora suo. 


 Decise così, di vivere ogni giorno pienamente. Tenne le sue lezioni con più grinta non aveva più bisogno di dire se stesso “lo farò domani. 


In una delle sue lezione raccontò delle sue passioni, delle cose che aveva sempre voluto fare e che non era riuscito, perché aveva sempre voluto rimandare, e incoraggiare, milioni di persone a smettere di aspettare perché il domani è ora.


Il tempo è l’unica risorsa che non possiamo recuperare. 

Rimandare  significa spesso rinunciare, perché il “domani“ che aspettiamo potrebbe non arrivare mai. 


La vera saggezza sta nel vivere oggi, nel fare quel primo passo verso i nostri sogni, nell’abbracciare le persone che amiamo senza aspettare l’occasione perfetta. 


Non possiamo scegliere quanto tempo abbiamo, ma possiamo scegliere come usarlo.

venerdì 28 febbraio 2025

Non mentire mai a te stesso”



L’uomo che mente a se stesso e ascolta la propria bugia, arriva al punto che non riesce a distinguere la verità dentro di sé costruisce una realtà fittizia che,alla lunga, lo allontana dalla verità, dagli altri e perfino dall’amore. Senza verità e senza rispetto, l’amore diventa impossibile. 

Questi temi lì ritroviamo nei romanzi di Fëdor Dostoevskij

dove mette in luce il legame tra coscienza, colpa e redenzione.

La lotta interiore tra verità e menzogna, tra fede e dubbio, tra amore e distruzione.


 L’idea chiave è che l’autoinganno è una delle forme più insidiose di menzogna. Una persona che mente a se stessa finisce per perdere il contatto con la realtà sia esteriore che interiore. 


Questo porta a una crisi di identità, perché senza la capacità di riconoscere la verità, non può più fidarsi nemmeno di se stesso. L’autoinganno invece, porta all’isolamento e al cinismo. 


Viviamo purtroppo in un’epoca in cui è facile costruire false narrazioni su noi stessi, attraverso i social media o semplicemente negando aspetti della nostra vita che ci fanno soffrire. 


Dostoevskij ci ricorda che la verità è essenziale per la dignità personale e  per la capacità di amare. Il suo messaggio è più vivo che mai. 


Oggi, forse più che in passato, siamo immersi in un mondo di autoinganni: viviamo in un’epoca in cui è facile credere ad una versione distorta di noi stessi, convincerci di essere felici quando non lo siamo, o giustificare i comportamenti che in fondo sappiamo essere sbagliati.


 Il rischio è perdere Il contatto con chi siamo veramente e, come dice Dostoevskij, arrivare a non distinguere più la verità dentro di noi e nel mondo. 


Questo porta conseguenze reali: senza autenticità, le relazioni diventano superficiali sono illusorie si sgretolano e l’amore che ha bisogno di verità per esiste si svuota.


 È un messaggio forte, scomodo,ma proprio per questo importante. 


Recuperare la capacità di guardarsi dentro con onestà, accettare le proprie fragilità e rispettare gli altri significa recuperare anche la capacità di amare davvero.

giovedì 27 febbraio 2025

Una malattia inspiegabile e devastante “l’anoressia”




Ci sono momenti in cui la vita ti prende talmente alla sprovvista da lasciarti completamente senza parole. 


Una volta organizzammo un viaggio con la mia amica suo marito e la loro unica figlia Giorgia.


La nostra meta era un paesino straniero non conoscevamo la lingua ma Alice la mia amica,ci  faceva da interprete e da guida.


Eravamo in un piccolo ristorante locale,cercando di ordinare qualcosa da mangiare, ma è l’inizio di una storia intensa e toccante,una di quelle esperienze che segnano profondamente chi le vive, sia in prima persona che da vicino. 


Non conoscevo l’anoressia, non l’avevo sperimentata in prima persona e nessuno della mia famiglia aveva avuto a che fare con questa patologia, restai interdetta quando Alice prendendomi in disparte mi raccontò di sua figlia e della battaglia che lei e suo marito stavano combattendo da ormai tanto tempo.


L’anoressia, mi spiegò, non è solo una malattia del corpo, della mente e dell’anima, coinvolge tutti: chi ne soffre e chi le sta accanto, impotente di fronte a un dolore inspiegabile ma devastante. 


Giorgia era sempre stata una ragazza piena di vita, solare con grandi sogni. Ma col tempo, qualcosa dentro di lei aveva iniziato a spegnersi. 


Non era successo all’improvviso, non c’era stato un momento in cui tutto era cambiato. Era stato un lento scivolare in un baratro che le persone che le volevano bene, non avevamo saputo fermare in tempo. 


All’inizio erano piccole cose: “non ho fame”, “mangio dopo”, “solo un’insalata”. Poi le porzioni si riducevano sempre più, il cibo diventa un nemico, e il suo corpo si faceva sempre più fragile, leggero, quasi trasparente. 


Gli occhi però.  dicevano tutto: un misto di paura, controllo ossessivo e un dolore che non si poteva spiegare a parole. 


Noi cercavamo di parlarle, di farle capire che la stavamo perdendo ma l’anoressia aveva già preso il controllo. 


Ogni tentativo sembrava inutile, ogni parola rimbalzava su un muro invisibile. I medici parlavano di ricovero, di terapie di un lungo percorso di guarigione. Ma Giorgia non voleva sentire “sto bene”, diceva. E intanto, il suo corpo gridava il contrario. 


Poi è arrivato il giorno in cui il suo cuore non ha retto più. Un malore improvviso., La corsa in ospedale, le lacrime, la paura. È stato il punto di svolta. 


Forse è stato il dolore che ha letto nei nostri occhi, forse il terrore di essersi spinta troppo oltre. Ma da quel momento qualcosa lì è cambiato. 


Il viaggio non è stato dei migliori, avevamo programmato qualcosa di bello e invece questa esperienza, mi ha segnata profondamente.


Il cammino verso la guarigione è stato lungo e difficile, fatto di passi avanti e ricadute, di lacrime e piccole vittorie. 


Oggi Giorgia sta meglio. Non è ancora una storia a lieto fine, perché l’anoressia lascia cicatrici profonde. Ma ora lei vuole vivere, è questa è la cosa più importante. 


L’anoressia quindi, non è una semplice questione di cibo o volontà, ma una malattia che scava nell’anima e isola di chi ne soffre. Non basta dire “magia” per guarire, così come non basta l’amore di chi sta accanto per salvarla. 


Questo insegna che nessuno dovrebbe affrontare questo incubo da solo. Anche quando tutto sembra essere perduto, una mano tesa, una parola giusta al momento giusto, possono fare la differenza perdersi e ritrovarsi. Serve comprensione, pazienza e aiuto professionale.

mercoledì 26 febbraio 2025

La nostra realtà



Vi siete mai chiesti perché il vecchio modo di pensare non sta al passo con la realtà?… Tutto cambia, problemi orientamento,ecc… ma restiamo bloccati in schemi rigidi. E se l’intelligenza non fosse sapere le risposte, ma correre l’incertezza. 

Questa mia riflessione evidenzia come il pensiero tradizionale, basato su schemi fissi e certi, non riesca a cogliere la complessità e la dinamicità del mondo attuale. 


Il “vecchio modo di pensare” tendeva a cercare risposte definitive a classificare la realtà in categorie ben delimitate mentre oggi affrontiamo un contesto in cui le sfide come i nostri orientamenti, i problemi globali e le incertezze richiedono flessibilità ed una mente aperta. 


L’idea che “l’intelligenza non sia sapere le risposte, ma navigare incertezza” suggerire che il vero valore sta nell’adattabilità: sapere esplorare, mettere in discussione le proprie certezze e rimanere pronti a rivedere i propri termini alla luce di nuove informazioni. 


In questo modo, l’intelligenza moderna si esprime nella capacità di interro di abbracciare il cambiamento e di trovare nuove prospettive, anche in contesti ambigui e complessi. 


Tutto questo cambiamento del pensiero è necessario per affrontare la realtà in continua trasformazione, dove la rigidità mentale può ostacolare il processo e la comprensione profonda dei fenomeni. 


Riconoscere e accettare l’incertezza diventa quindi una risorsa fondamentale per innovare,  collaborare, e rispondere efficacemente alle  sfide contemporanee