
In questo contesto, il moralismo si presenta come una forma raffinata di ipocrisia si ammanta di virtù, ma cela intenzioni ben diverse.
Non nasce dal desiderio di migliorare se stessi o il mondo, ma dalla volontà di controllare, di giudicare, di apparire superiori. È proprio dietro questa facciata che molti trovano il pretesto per compiere le peggiori azioni, convinti che basti la parvenza di rettitudine a giustificare tutto.
Il moralismo non è morale. È importante distinguere questi due concetti che spesso vengono confusi. La morale è il fondamento etico che guida l’agire umano verso il bene, la giustizia, la responsabilità. Il moralismo, invece, è la caricatura della morale una maschera rigida, spesso usata per giudicare gli altri e assolvere se stessi.
Dietro il moralismo si annida l’ipocrisia. Chi lo pratica non è mosso da un autentico desiderio di giustizia o rettitudine, ma dal bisogno di apparire migliore degli altri, di dominare le coscienze altrui attraverso il senso di colpa e il biasimo.
È un modo sottile e socialmente accettato di esercitare potere. Il moralista non si limita a vivere secondo i propri principi pretende che gli altri li adottino, li impone, li misura e spesso, mentre predica rigore, agisce nell’ombra con tutt’altri criteri.
La storia e la cronaca sono piene di esempi figure pubbliche che si erigono a paladini della virtù per poi rivelare, dietro le quinte, comportamenti opposti a quelli che condannano. Ma non serve arrivare ai grandi scandali per riconoscere il moralismo lo si incontra ogni giorno, nei piccoli giudizi affilati, nelle frasi fatte lanciate per zittire, escludere, colpevolizzare.
Il moralismo non costruisce coscienze le manipola.
Non educa punisce.
Non ama la verità ama l’apparenza.
Non si interessa al bene reale dell’altro, ma solo alla propria immagine di “giusto”. È un modo per non guardarsi dentro, per non affrontare le proprie ombre, proiettandole invece sugli altri.
Il vero cammino etico non passa per il giudizio, ma per la coerenza. Essere morali significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni, cercare il bene anche quando costa, riconoscere i propri errori con onestà. Il moralismo, invece, è la scorciatoia dell’ipocrisia parla di bene, ma agisce per interesse.
Smascherarlo è un atto di libertà e di verità, perché solo quando si abbandonano le maschere si può cominciare davvero a costruire una società più giusta.


