mercoledì 13 marzo 2024

Il segno del bacio



Claudia, una bimbetta di otto anni, uscendo dalla chiesa, pose una domanda inattesa al padre:

“Papà, perché il parroco quando ci siamo salutati mi ha baciato la fronte?”

“Tesoro, il bacio sulla fronte è un segno d’amore puro, il parroco ti ha voluto dire che ti vuole bene.”

La bambina tornò a chiedere:

“Se mi avesse baciato la guancia sarebbe stato diverso?”

“Sicuro! il bacio sulla guancia è affettuoso ma non lascia un segno forte.”

“Che significa un segno forte?” domandò perplessa la bimba.

“Si dice che dietro la fronte ci sia una ghiandola direttamente collegata all’anima per cui baciando la fronte si bacia l’anima e ciò crea una forte emozione. Questa ghiandola è nota col nome di Pineale ed è una sorta di punto di collegamento con la spiritualità umana.

Giunse la domanda maliziosa:

“Allora dimmi che valore ha baciare sulla bocca?”

“Beh, questo è un altro discorso!

Sulla bocca si baciano gli innamorati come segno di intimità che convolge anche il corpo.” rispose il padre.

“Papà, io ho visto baciare la mano anche che  significa?”

“Può significare onorare la persona con il rispetto, anticamente era un segno di sottomissione, nei tempi moderni, vorrebbe essere un gesto di galanteria verso una donna o di umiltà verso una personalità di grande umanità.

Come hai capito, il bacio deve lasciare un segno … lascia perfino la macchia di tradimento, come fece Giuda con Gesù!”

Claudia, sorniona, chiuse l’argomento dicendo:”Sono proprio curiosa di notare dove mi bacerà mamma stasera!”

martedì 12 marzo 2024

Una donna speciale

Anna fin da piccola manifestava un’intelligenza fuori dal comune, per questo il padre le insegnò lo studio della matematica, della geometria e dell’astronomia, ma soprattutto della filosofia. 

Diventata grande, usò la cultura come strumento per far del bene e migliorare gli animi delle persone.

Si entusiasmava quando riusciva a trasferire il suo sapere.

La vanità non le apparteneva. 

Parlava con tutti e usava parole semplici per farsi capire, lei diceva che le cose difficili da spiegare sono quelle di cui non si ha la chiarezza delle idee.

Era convinta che la cultura fosse un bene che dovesse appartenere a tutti e non soltanto ai pochi privilegiati che avevano la fortuna e i mezzi per studiare per questo motivo si rendeva disponibile con tutti.

Una volta una sua amica le chiese:

“Anna, come sei riuscita a sapere tanto su ogni cosa?”

Anna non voleva farsi grande o sapiente, rispose con il suo solito sorriso:

“Cara Cristiana, io ho usato tanta curiosità e man mano che conoscevo diventavo sempre più curiosa, così come fa un muratore che costruisce un muro, mettendo un mattone sull’altro, mi sono ritrovata a imparare tutto ciò che catturava la mia attenzione. 

La cosa bella è che non ho mai faticato a leggere e scoprire, anzi più conoscevo e più mi rendevo conto di quanto ancora ci fosse da conoscere.”

La sua abitudine di parlare con gente comune la rese molto popolare nel suo paese.

Incuriositi, giunsero i giornalisti a intervistarla e trovarono in lei tanta semplicità nell’esprimere pensieri profondi.

Con il tempo, tutta la gente iniziò a volerle bene e le rendeva onore.

Anche le autorità avevano trovato interessante coinvolgerla sulle questioni pubbliche. 

Purtroppo, la fama e il rispetto di cui Anna godeva, davano fastidio a molti invidiosi. 

La cultura e l’intelligenza di quella donna faceva paura.

Senza volerlo metteva in ombra i grandi luminari del suo tempo, ma la cosa più insopportabile era che si trattava di una donna capace di mettere in discussione la grandezza dell’uomo.

Accadde che una sera mentre tornava a casa, un uomo fuori senno  la investì e la uccise.

Nessuno mai credette che fu un incidente!

lunedì 11 marzo 2024

Essere madre



Essere madre significa esporsi al dolore di non sapere mai con sicurezza che si sta agendo nel miglior modo possibile nei confronti dei figli.

Ti rendi conto che dovresti rinnegare i tuoi difetti, chiuderli da qualche parte così che i tuoi figli non li vedono e poi non ti imitano.

I figli pur se sono tuoi, non ti appartengono … sono un prestito di Dio affidati alle tue cure per il tempo della loro maturazione.

Le mamme, però, non sono infallibili e coscienti di questo, accolgono l’impegno con la riserva di un aiuto dall’alto.

Dovrei insegnare mio figlio ad amare, supponendo che io abbia le competenze per farlo e soprattutto, che io abbia una sufficiente quantità conservata nel cuore.

Nelle mie iniziative, spesso mi affido all’istinto e a quel poco di saggezza ereditata dai miei genitori.

Non so se faccio bene, ma mi riprometto di migliorare per passi successivi, regolandomi sulle quantità di gioie che induco e di riflesso, su quelle che ottengo in risposta.

I figli vanno per il loro destino lungo un tratto di strada sterrata appena utilizzabile, preparata dai genitori.

Un giorno lasceremo a loro il compito di continuare perché il lavoro di crescere ed educare non finisce mai.

Tu, figlio mio, perdonami se il mio compito non è stato svolto perfettamente. 

Ho tentato di farlo… ci ho messo tanta buona volontà. 

Se oggi mi sorridi e sei diventato un uomo, il merito non è stato tutto mio. 

Il Signore in cielo ha usato le mie mani quando le ha viste incerte e ha soffiato nella mia anima quel filo d’amore che mancava affinché potessi realizzare il mio capolavoro.

domenica 10 marzo 2024

Lettera di incompreso amore

Avevo il mio giardino e tu il mio giardiniere il motivo per cui il mio giorno aveva un senso.




Forse, non notavi la mia apprensione nel vederti contento di me

Mi occupavo della casa, dei figli, sempre pensando di avere un faro alle mie spalle che mi dava calore e sicurezza.

Non sempre sono riuscita a darti orgoglio … erano troppo poveri i miei mezzi.

Sai, tu eri molto più in alto di me ed era tremendamente difficile stupirti con la mia ingenuità.

Ora che sei andato via, quel faro si è spento e cammino a fatica tra le incertezze della vita.

Gli anni in più mi hanno portato saggezza e guardandomi indietro riconosco i miei errori.

Non riesco però a perdonarmi di non aver combattuto perché ti convincessi a restare con me. 

Non sapevo ciò che stavo perdendo, avevo gli occhi chiusi e tu non hai fatto nulla perché li aprissi.

La notte spesso mi sveglio e malinconicamente ripasso la mia mano in quella parte di letto vuoto … quasi per accarezzare un’immagine illusoria di un’antica presenza.

A volte, ti porto nei sogni dove tutto è possibile… anche cancellare il passato e ricevere un tuo sorriso in segno di un amore mai tramontato.

Al mattino mi sveglio presto e vado avanti con il mio lavoro e i miei affanni, sostenuta da una speranza senza credibilità.

Porto con me una borsa sempre piena di desideri  fiduciosa di vederli  un giorno realizzati.

Affido al vento questa mia lettera … chissà se sussurrando al tuo orecchio il mio nome, non ti faccia scorrere sulla pelle qualche brivido, complice delle mie emozioni.

Attendo il miracolo senza stancarmi … mentre mi perdo nel romanticismo senza limite.

Ciao Amore.