giovedì 13 marzo 2025

Mamma, ti voglio tutta per me




Mamma, lo so che il tuo cuore batte anche per me, ma a volte ho paura che si perda un po’. Allora mi arrampico su di te, mi aggrappo forte alle tue mani, cerco il tuo sguardo, perché nei tuoi occhi voglio trovare la certezza che sono il tuo tutto, anche solo in un attimo infinito. 

Da quando è nato il mio fratellino, qualcosa dentro di me è cambiato, ho il cuore pieno di emozioni che spesso non so come spiegare. 


Amo quel piccolo esserino che dorme tra le tue braccia mamma, ma a volte sento un nodo in gola un senso di smarrimento che mi fa diventare irrequieto, capriccioso e e a volte persino arrabbiato. 


È vero, mi stringi, mi accarezzi, lo so che mi vuoi bene ed è proprio per questa ragione che non riesco a stare lontano da te per molto tempo e in quel momento capisco che non devo cercarti, perché sei già qui. Ma poi devi prenderti cura del fratellino e io, ho paura di non avere tutto il tuo amore.


E se non avessi più tempo per me? 


Nel tuo respiro trovo la mia pace, nella tua voce scopro una melodia chi mi culla, nel  tuo cuore trovo amore.


Ti prego, mamma, comprendimi quando faccio i capricci. Mi hai abituato a sentire il tuo amore totale, a vederti dedicata a me e ora mi è difficile rinunciare a ciò che avevo. Allora penso che la tua dedizione è tutta per il mio fratellino e quindi, niente per me.


Per i bambini la mamma è il loro mondo, e se arriva anche il più piccolo segnale di distacco seppur momentaneo…ecco che si scatenano 

le gelosie nei cuori. 


Posso stringermi a te mamma e socchiudere gli occhi? 


Forse non capirò tutto, ma saprò che il tuo è amore vero e il tuo abbraccio non finirà mai di esistere.


Mamma, piano piano passeranno queste mie  paure, ma nel frattempo, cerca di non lasciarmi da solo e di continuare a farmi sentire le tue braccia avvolgermi, il tuo fiato caldo sul mio viso e la tua dolce voce che mi sussurra parole che non capisco così come fai con il mio fratellino 

perché … 

tu sei l’origine dei miei desideri;

tu sei la misura della distanza dal mondo;

tu sei la chiave della mia sicurezza futura.

mercoledì 12 marzo 2025

Il primo giorno di scuola



Carla, ero una bambina vivace e curiosa, con grandi occhi luminosi che sembravano scrutare il mondo in cerca di nuove avventure. Amava le storie, i colori e gli animali e aveva un’energia contagiosa che la spingeva a voler scoprire cose nuove.

Il tempo era volato, e quasi senza accorgersene, Corrado e Valeria si ritrovarono a preparare Carla per il primo giorno di scuola. 


Carla era emozionata, e anche se quel primo giorno di scuola la rendeva un po’ nervosa, dentro di sé sapeva che presto si sarebbe sentita a casa in quel nuovo ambiente. 


Il suo entusiasmo e la sua voglia di fare amicizia l’avrebbero aiutata a vivere quell’esperienza con gioia e curiosità. 


Aveva passato tutta l’estate a fantasticare su quel momento, immaginando come sarebbe stata la sua classe i  sui nuovi compagni e le insegnanti. 


La sera prima aveva scelto con cura lo zainetto e i quaderni, e ora con le mani strette a quelle di mamma e papà, si avviava verso il grande edificio colorato che sarebbe diventato il suo mondo nei prossimi anni. 


Davanti al cancello, c’erano tanti bambini come lei: alcuni sorridenti impazienti, altri timidi, che si aggrappavano nei loro genitori. Carla si fece coraggio e, quando l’insegnante, chiamò il suo nome, salutò mamma e papà con un sorriso incerto e si avviò verso la classe. Il primo giorno di scuola era iniziato.


Entrata in classe, Carla si guardò intorno con occhi curiosi. Le pareti erano piene di disegni colorati e cartelloni con lettere e numeri. I banchi erano disposti in file ordinate, e ogni bambino aveva già preso posto. 


Carla si sedette accanto a una bambina dai capelli biondi che la guardo con interesse. “Ciao, io sono Ludovica! disse con entusiasmo.“ io sono Carla! Rispose lei, sentendosi subito un po’ più a suo agio. 


La mattinata trascorse tra giochi, canzoni e racconti. Le insegnanti chiesero ai bambini di disegnare liberamente. Carla prese un foglio e disegnò la sua famiglia: lei, mamma e papà al parco con il loro cagnolino. 


Quando consegnò il suo lavoro, le insegnanti sorrisero “che bel lavoro, Carla! Lo verbalizziamo?“ 


Con un po’ di timidezza, Carla parlò del suo cagnolino e delle passeggiate che fanno insieme. Gli altri bambini ascoltavano con attenzione, e qualcuno raccontò a sua volta delle proprie esperienze. 


Quando suonò la campanella dell’intervallo, Carla si sentì già più felice. Uscì in cortile con Ludovica, e  presto si unirono ai loro altri compagni.giocarono insieme a rincorrersi ridendo spensierati. 


Al termine della giornata, quando vide mamma e papà ad aspettarla fuori, Carla corse loro incontro con un grande sorriso:“è stato bellissimo! Non vedo l’ora di tornare domani!” 


Corrado e Valeria si scambiarono uno sguardo complice, felici di vedere la loro bambina così serena. Il primo giorno di scuola era stato un successo, e una nuova avventura era appena cominciata.

martedì 11 marzo 2025

Memoria e trauma: quale relazione esiste?






La reazione tra memoria e trauma e complessa è profondamente intrecciata. Il trauma può influenzare la memoria in diversi modi, della gravità dell’evento dell’età della persona e di altri fattori psicologici neurologici. 


Il trauma spesso lascia un’impronta duratura nella memoria. Le esperienze traumatiche, possono essere ricordate in modo vivido intrusivo oppure, al contrario possono essere frammentate, distorte o addirittura rimosse.  


Quando una persona vive un evento traumatico, la sua memoria può subire alterazioni significative. Queste alterazioni dipendono da vari fattori, tra cui la risposta emotiva al trauma, il funzionamento delle aree cerebrali coinvolte nella memoria e il modo in cui viene elaborata a livello psicologico. 


Il trauma può influenzare la memoria in diversi modi: alcune persone ricordano l’evento in modo estremamente vivido e dettagliato, spesso accompagnato da diverse reazioni emotive. Questo fenomeno è comune nei disturbi da stress post traumatico dove i ricordi possono riemergere forma di incubi o flashback. 


In alcuni casi, il cervello può “dissociare” il ricordo dell’evento traumatico per proteggere la persona dal dolore emotivo. Questo può parziale o totale della memoria relativa al trauma. 


Il trauma può interferire con il normale processo di consolidamento della memoria, portando a ricordi confusi discontinui o distorti nel tempo. Per difendersi dagli effetti negativi del trauma, la mente può adottare diverse strategie di protezione: 


Dissociazione: un meccanismo di difesa che permette alla persona di dissociarsi emotiva traumatica la consapevolezza del ricordo. 


Negazione e rimozione: Alcuni ricordi possono essere repressi inconsciamente per evitare il dolore associato all’evento. 


Rielaborazione cognitiva: nel tempo, la memoria del trauma può essere modificata attraverso nuove esperienze interpretazioni riducendone l’impatto emotivo. 


Fortunatamente, la memoria traumatica non è fissa e immutabile, può essere trasformata attraverso processi terapeutici come la psicoterapia, la desensibilizzazione e rielaborazione tramite movimenti oculari e altre tecniche di elaborazione emotive. 


Memoria e  trauma sono strettamente legati: il trauma può sia amplificare che compromettere la memoria in modi diversi a seconda della persona e del tipo di esperienza vissuta. Mentre alcuni ricordi traumatici rimangono vividi e intrusivi, altri possono essere frammentati o rimossi. 


Tuttavia, grazie alla neuro plasticità del cervello e agli interventi terapeutici, è possibile rielaborare il trauma e trasformare la memoria dolorosa in esperienza più gestibile.

lunedì 10 marzo 2025

La determinazione a non arrendersi

 





Francesca fin dall’adolescenza ha sofferto di fortissimi attacchi di emicrania, una fotofobia nausea vomito, del sonno, con cadenza ogni 15 giorni. Voleva una vita normale ma era impossibile… sperava e il tempo passava… nessuno la capiva. 

Francesca aveva provato di tutto: visite mediche, diete, integratori, farmaci su farmaci.


Ogni specialista aveva una teoria diversa, ma nessuno riusciva a darle una soluzione definitiva. 


Gli attacchi arrivavano puntuali, come una condanna: il dolore pulsante alla testa, la nausea insopportabile, il bisogno di chiudersi al buio per ore, a volte giorni. 


La sua vita era in un continuo rinunciare. Niente uscite improvvisate, niente vacanze senza ansia, niente sogni a lungo termine. 


Ogni progetto era minacciato dalla possibilità di un nuovo attacco. Gli amici non capivano: “è solo un mal di testa, no?” Dicevano. Ma per Francesca era molto di più. Era un incubo che le toglieva ogni speranza. 


Un giorno, però, qualcosa cambiò. Dopo l’ennesima notte insonne passata a piangere nella sua stanza, decise che non poteva più aspettare che il dolore sparisse da solo, doveva prendere in mano la sua vita, trovare una soluzione. 


Francesca iniziò un percorso più approfondito, esplorando ogni possibile soluzione. 


Consultò nuovi specialisti, terapie alternative, cambiò alimentazione, imparò a gestire lo stress e a riconoscere i segnali del suo corpo. Non fu più un cammino facile, ma passo dopo passo, gli attacchi divennero meno frequenti, meno devastanti. 


Un giorno si accorse che erano passati mesi senza un’ emicrania. Per la prima volta nella sua vita, si sentì libera. Non era stato un miracolo, ma la determinazione a non arrendersi. 


Finalmente, vivere senza paura, godersi il presente senza l’ombra costante del dolore. E, per la prima volta, iniziò davvero a credere senza limiti.