martedì 27 maggio 2025

Il Custode del Silenzio


Ci sono legami che non si spiegano con le parole. Esistono connessioni che superano la logica, che non hanno bisogno di essere nominate per essere vere. Tra un cane e il suo umano non c’è bisogno di spiegazioni, di diagnosi, di promesse. C’è solo una fedeltà istintiva, assoluta, che non vacilla davanti alla sofferenza, né alla paura.

Quando tutto cambia, quando la malattia entra nella casa e toglie ritmo alla vita, chi ama davvero non cerca di capire, ma si adatta, si fa presenza. Il cane non ha bisogno di conoscere il nome del male. Lo percepisce nell’aria, nel passo rallentato, nell’assenza di gesti abituali.


Non è il dolore che lo spaventa. Non è la lentezza, né il silenzio. Lui rimane. E nella sua immobilità c’è una forza che sorprende chi guarda da fuori, perché quello che sembra un semplice atto di compagnia è, in realtà, una forma profonda di sostegno.


Il cane non cura con farmaci, non  consola con parole ma è lì, completamente, interamente, con ogni fibra del suo essere, con ogni battito del suo cuore. Resta quando tutto il resto si ritira e nel suo restare, protegge. Calma. Guarisce in un modo che la scienza, spesso, fatica a misurare.


A volte dimentichiamo quanto l’amore vero sia fatto di presenza più che di azioni. 

Di silenzio più che di discorsi. 

Di restare, quando sarebbe più facile andarsene.


Tayson non era lì per essere utile. Era lì perché l’amore autentico non abbandona. Non si misura in parole o gesti appariscenti. Si manifesta nella scelta quotidiana di esserci, di condividere anche la sofferenza.


E questo, alla fine, è ciò che conta davvero avere accanto qualcuno che non se ne va, che rimane anche quando il mondo si fa fragile.

Perché il vero amore quello che cura davvero non fa rumore, ma si sente Sempre…

lunedì 26 maggio 2025

Là dove il cuore ricorda








 Ci sono giorni in cui il mondo pesa troppo. I rumori si fanno assordanti, anche nel silenzio. Le ore si trascinano lente, dense di pensieri che non lasciano spazio alla speranza.

Lina camminava piano lungo il viale alberato, quel pomeriggio d’autunno. Le foglie, come sospiri, cadevano a terra senza far rumore. Il vento le sfiorava il volto, ma lei sembrava non accorgersene. 


Dentro di sé, portava il vuoto delle assenze, quelle che il tempo non guarisce ma semplicemente ricopre con un velo sottile.


Era uno di quei giorni in cui il dolore antico torna a farsi presente, vivo. In cui anche respirare sembra un gesto troppo grande. Eppure, in mezzo a quel vuoto, accadde qualcosa di inspiegabile.

 

Un ricordo, una presenza che non era lì, eppure sembrava esserlo. Non un’apparizione, non una visione… ma una sensazione netta, profonda.

Come quando, da bambina, si nascondeva sotto le coperte, certa che bastasse il pensiero della mano del padre sulla fronte per sentirsi protetta. 


Ora, in mezzo alla solitudine adulta, sentiva qualcosa di simile una voce lontana, una presenza silenziosa, come un angelo che veglia. Non sapeva spiegarselo, ma sapeva di non essere sola.


Forse era solo memoria, o forse no. Oppure l’amore, quando è vero, non muore. Cambia forma, attraversa il tempo, si annida nei gesti, nei pensieri, in certi momenti in cui tutto sembra perduto. 


Era questo il pensiero che le tornava alla mente sempre più spesso che chi abbiamo amato e non c’è più resta con noi, in modi che non sempre possiamo capire.


E allora, quando la vita si fa dura, quando il cuore si stringe e gli occhi si riempiono di lacrime, c’è qualcosa o qualcuno che ci ricorda che gli angeli esistono e che a volte hanno il volto di chi ci ha amato tanto da non lasciarci mai del tutto.


Lina si fermò su una panchina. Il cielo si stava tingendo d’oro. In quel silenzio colmo, sentì pace. Non era guarita. Ma non era più sola. Là dove il cuore ricorda, qualcosa resta vivo per sempre.

domenica 25 maggio 2025

La pace dell’indifferenza consapevole

 







C’è un momento, nella vita, in cui smetti di lottare con tutte le tue forze per cambiare ciò che non dipende da te. Un momento in cui ti accorgi che hai dato, provato, sperato, insistito… e poi qualcosa dentro si spegne, ma non in modo drammatico o doloroso.

 Si spegne in modo pacifico, come una candela che si consuma lentamente, e con quello spegnersi arriva una nuova forma di libertà la pace di quando non te ne frega più niente.

È una pace strana, all’inizio, ti sembra quasi sbagliata, perché ci hanno insegnato che “fregarsene” è un atto egoistico, un segno di freddezza o disinteresse. 


Questa pace nasce dopo un percorso, non è rassegnazione, non è fuga. È il risultato di aver toccato il fondo di certe emozioni, di averle attraversate tutte la rabbia, la delusione, la tristezza fino a non averne più. 


È il momento in cui capisci che non hai più bisogno di spiegare, giustificare, dimostrare. Semplicemente non ti interessa più, non perché tu non senta, ma perché hai scelto di non lasciare che ciò che è fuori da te continui a turbarti.


È una forma di amore verso se stessi. È la capacità di restare, ma solo dove si è voluti. 

Di dare, ma solo dove si è rispettati.

Di ascoltare, ma senza lasciarsi invadere. 


Non si tratta di diventare indifferenti alla vita, ma di diventare selettivi capire cosa vale il nostro tempo, la nostra energia, le nostre emozioni. E tutto il resto, semplicemente, può scorrere via.


Quando arrivi a quel punto, il silenzio degli altri non ti pesa più. 

L’assenza non fa più male. 

Le parole non dette non ti bruciano. 

I giudizi non ti toccano. 

C’è una leggerezza che prima sembrava impossibile, e ora è lì, reale, impagabile.


La pace di quando non te ne frega più niente è uno dei traguardi più preziosi della maturità emotiva. 

Non è durezza, ma protezione. 

Non è distanza, ma confine.


È un equilibrio ritrovato, un respiro profondo che ti permette di vivere senza il peso di ciò che non puoi cambiare.


Questa pace non la trovi in un gesto eclatante, ma in piccoli atti quotidiani nel lasciar andare un messaggio non risposto, nel non rincorrere chi si allontana, nel non spiegarti dove non serve. E proprio lì, in quella leggerezza, capisci che hai smesso di sopravvivere e hai iniziato davvero a vivere.

sabato 24 maggio 2025

“Quando non ci sarò più ” Dedica a mia figlia Valentina che amerò per sempre, anche da lontano.







Quando la vita farà il suo corso e ci separerà e io non sarò più accanto a te per proteggerti, voglio che le mie parole possano continuare a farlo. Voglio che tu le tenga strette, come un talismano nel cuore, perché ogni frase che ti ho insegnato non è solo un consiglio, ma un’eredità d’amore. E quel pensiero mi attraversa come vento d’autunno, leggero ma profondo.

Però voglio lasciarti qualcosa, nessun oggetto, né parole vuote.

Voglio lasciarti un modo differente di guardare il mondo, un  sussurro che possa arrivarti ogni volta che ti sentirai smarrita.


Ricorda sempre le mie parole dettate dal cuore

Se ti piace una maglia che ti fa sentire viva, indossala.

Se i tuoi capelli chiedono un cambiamento, tagliali.

Se il trucco ti diverte, fallo senza timore.

Se una canzone ti fa tremare il cuore, ascoltala tutte le volte che vuoi.

E se la vita ti sussurra di ballare… allora, balla.

Anche da sola, anche senza musica come sai fare tu! 

Non c’è gesto più vero di chi balla per se stesso. Lascia che la tua vita ti appartenga


Non permettere mai a nessuno, nemmeno a chi ti ama, di decidere al posto tuo come devi vivere. Nessuno, per quanto ti ami, ha il diritto di definire chi sei.


Nessun giudizio, nessuna aspettativa, nessuna paura dovrebbe mai avere il potere di spegnere la tua luce. Perché ricorda sempre che tu sei nata per brillare a modo tuo.


Se potessi racchiudere ciò che più desidero per te, sarebbe questo:

Che tu ti ami, con tutta la forza di cui sei capace.

Che tu abbia coraggio, anche quando tremi.

Che tu sappia che la felicità non si trova fuori, ma dentro, in quella pace silenziosa che arriva quando sei fedele a te stessa.


Non desidero che tu mi somigli.

Non voglio che tu sia la prosecuzione del mio modo di essere, né che percorra i sentieri che io non ho avuto il coraggio di calpestare.

Io non ti ho generata per compiere il mio destino, ma per scrivere il tuo.


Tu non sei il mio riflesso

Sei la mia ispirazione.

Sei la dimostrazione vivente che il mondo può essere più bello, se ci cammini dentro con verità.


Sei unica. Sei speciale. Sei irripetibile. Tu sei un universo nuovo. E proprio per questo ti chiedo solo di non smettere mai di essere te stessa.


Non ti chiederò mai di essere perfetta.

Ti chiederò solo di essere libera

e di vivere con tutta la forza e la grazia che hai nel cuore.


Io ci sarò sempre, in tutto ciò che ti farà sorridere. In ogni scelta fatta con il cuore.

In ogni passo che farai verso la vita, senza chiedere il permesso a nessuno.


Con tutto l’amore che conosco, io, che ti ho amata prima ancora che nascessi.