domenica 10 agosto 2025

Le finestre di Villa Aurora



L’orfanotrofio di Villa Aurora si trovava in cima a una collina, con grandi finestre che guardavano la valle. D’inverno, il vento soffiava così forte che sembrava voler portare via le persiane; d’estate, invece, il sole entrava dalle stesse finestre e illuminava i volti dei bambini seduti ai lunghi tavoli di legno.


Sara aveva otto anni e un piccolo quaderno dalla copertina blu, sempre nascosto sotto il cuscino. Ogni sera, quando le luci si spegnevano, lo apriva e scriveva  non storie, ma liste. Elencava i nomi dei bambini dell’orfanotrofio, i loro sogni, le paure, le cose belle che avevano fatto quel giorno.


C’era Marco, che aveva paura del buio ma rideva fortissimo quando qualcuno faceva le smorfie. C’era Lina, che sapeva intrecciare i capelli come una vera parrucchiera. E poi c’era Amir, silenzioso, con occhi che sembravano conoscere più cose degli adulti.


Un giorno, arrivò una nuova bambina, Noemi. Non parlava quasi mai e si sedeva sempre vicino alla finestra più grande, quella che dava sulla valle. Sara, incuriosita, si avvicinò e le chiese:” Cosa guardi”?


Noemi alzò le spalle. La strada. Aspetto qualcuno.

Sara non chiese altro, ma quella sera, sul suo quaderno blu, scrisse Noemi aspetta qualcuno.


Passarono mesi. Le finestre di Villa Aurora continuarono a vedere passare le stagioni, i bambini a crescere e i sogni a cambiare forma. Poi, in un pomeriggio d’autunno, una macchina si fermò davanti al cancello. Una donna scese, i capelli raccolti e il viso emozionato. Quando Noemi la vide, si alzò di scatto e corse verso di lei.


Sara, dalla finestra, chiuse il quaderno blu. Alla voce Noemi aggiunse due parole  trovata casa.

Quella notte, per la prima volta, si accorse che nel suo elenco non c’erano solo perdite, ma anche finali felici.

sabato 9 agosto 2025

Il vuoto che non invecchia mai



Ci sono assenze che il tempo non riesce a colmare, silenzi che non diventano mai rumore di fondo. L’assenza di un padre è una di queste. Non importa quanti anni passino, quante strade si percorrono, quanti volti e mani si stringano quel vuoto resta lì, come una stanza della memoria in cui la luce non entra mai del tutto.

La mancanza di un padre è un’assenza che non conosce età, da bambini, pesa come una domanda senza risposta  del perché non c’è?.

È un’ombra che accompagna i giorni di scuola, le feste di compleanno, i primi traguardi. Ci si abitua a guardare gli altri e a pensare a cosa significhi avere una mano più grande della tua a cui aggrapparti, una voce che ti chiami per nome con un tono che sa di casa.

Da adolescenti, quella mancanza diventa ribellione o malinconia a volte si pensa, di poter essere abbastanza forti da soli, ma è un’illusione che si incrina nei momenti in cui servirebbe un consiglio, uno sguardo di approvazione, o anche solo un silenzio condiviso che dica “ci sono”.

Da adulti, il vuoto cambia forma ma non sostanza diventa la consapevolezza di ciò che non si è avuto e che non potrà essere recuperato. 

È nei momenti di gioia che si avverte più forte, come un’eco stonata nei matrimoni, nelle nascite, nei successi lavorativi. È il pensiero che viene spontaneo chi cosa avrebbe detto, oppure nei momenti di dolore, invece, è una voragine  vorresti quella presenza capace di reggere il tuo peso, anche solo con uno sguardo fermo.

Eppure, questa assenza insegna qualcosa di potente che il valore di una presenza non si misura soltanto nel sangue, ma nell’impegno e nell’amore che qualcuno sceglie di dare. 

Insegna che, se un padre manca, non sempre si è destinati a restare soli a volte la vita porta figure che, pur non avendo lo stesso nome, svolgono quel ruolo con dedizione.

La verità è che, a qualunque età, un padre che non c’è, lascia sempre un vuoto che non invecchia, un vuoto che si impara a portare, ma che non smette mai di farsi sentire, come una cicatrice che a volte pulsa ancora, anche a distanza di anni.

venerdì 8 agosto 2025

L’impronta di una presenza











Sii grande per qualcuno, e resterai incancellabile.


In un mondo che corre veloce, dove tutto sembra passare, dimenticarsi, consumarsi in fretta, ci sono gesti che resistono al tempo. 


Non si tratta di grandezza come la intende il successo, il potere o la fama. No. Parliamo della grandezza silenziosa, quella che si manifesta nell’amore gratuito, nella presenza costante, nel tendere una mano quando nessun altro lo fa.


Essere grande per qualcuno non richiede gesti spettacolari a volte, basta ascoltare. Bastano poche parole giuste nel momento giusto. Uno sguardo che comprende, un abbraccio che consola, un ci “sono” detto davvero, senza condizioni. 


Quei momenti si imprimono nell’anima altrui, diventano ancore nei giorni difficili, fari nei ricordi di chi li ha ricevuti.


Può darsi che quella persona non ti ringrazi mai apertamente,  che non lo comprenda fino in fondo, finché non passeranno anni, ma ciò che hai fatto  se fatto con sincerità, con cuore e senza tornaconto non svanirà. Resterai inciso nella sua storia come una nota essenziale, come un passaggio che ha cambiato la rotta.


E non è necessario essere eroi. Essere grandi per qualcuno è scegliere, ogni giorno, di essere presenti, giusti, veri. È avere il coraggio di esserci, anche quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte. È lasciare qualcosa di sé, non per vanità, ma per valore.


Ci sono nomi che dimentichiamo. Volti che sfumano ma ci sono anche presenze che rimangono dentro di noi come impronte indelebili. 


La maestra che ci ha incoraggiati quando volevamo arrenderci.

 Il nonno che ci ha raccontato storie piene di saggezza. L’amico che ha creduto in noi quando nessun altro lo faceva. La persona che ci ha visto davvero, nel profondo, e ci ha fatto sentire importanti.


Non servono monumenti per restare, basta essere luce per qualcuno, anche solo per un attimo e in quell’istante, anche se il mondo dimentica, tu resterai incancellabile.

giovedì 7 agosto 2025

Nel fiore del silenzio, sulle ali di una farfalla

 


Ci sono incontri che non avvengono con il corpo, ma con l’anima, momenti in cui il bisogno di presenza si affida alla delicatezza dell’immaginazione, e diventa poesia. 

Quando una persona ci manca o la sentiamo lontana, il cuore cerca ponti invisibili per colmare le distanze, uno di questi ponti è la natura,  un fiore, una farfalla, un soffio di vento ed è lì che ci si può ritrovare.


Raggiungimi  in un fiore, dove le parole sono inutili, né mani solo essenza, leggera, pura, nascosta tra i petali di qualcosa che vive per un attimo eterno.


Sali sulle ali di una farfalla, volteggia  nell’aria con la grazia del ricordo, con il battito silenzioso di chi non vuole disturbare, ma solo esserci accanto, anche solo per un respiro, o  per un pensiero che sfiora.


Io sarò lì, nel campo del possibile dove le emozioni non hanno bisogno di spiegazioni, e i sensi si nutrono di presenza senza forma. 

Ti cercherò tra i colori che danzano al sole, tra il profumo che sale dalla terra. 

Ti sentirò senza vederti, perché ci sono cose che solo il cuore riesce a vedere.


E se un giorno mi troverai immobile, con lo sguardo perso tra i fiori, non pensare che stia aspettando.

Sappi che sto incontrandoti e che sei arrivato sulle ali di una farfalla nel silenzio di un fiore dentro me.