
Un bambino che ride è la prova vivente che il mondo, almeno in quel momento, non è ostile. La sua risata è un ponte invisibile tra l’innocenza e la speranza, un richiamo universale che attraversa culture, lingue e confini. Eppure, non in ogni parte del mondo i bambini possono conoscere questo suono. Troppi di loro imparano troppo presto a distinguere il rumore delle sirene, il fragore delle esplosioni, lo scricchiolio dei muri che crollano. Suoni che nessun orecchio in formazione dovrebbe mai custodire nella memoria.
I primi anni di vita sono un terreno fragile e fertile insieme ciò che vi cade dentro vi rimane, spesso per sempre. Se il seme che un bambino riceve è fatto di paura, di privazioni e di silenzi imposti dal terrore, allora anche il suo albero crescerà storto, con radici che cercano di affondare in un terreno instabile, ma se quel seme è bagnato da parole buone, da carezze che rassicurano, da risate che rimbalzano tra le pareti di casa, allora i suoi rami si allungheranno verso la luce, capaci di accogliere e dare ombra.
Proteggere l’infanzia significa custodire il patrimonio più prezioso che abbiamo non solo la vita dei piccoli, ma la qualità delle loro memorie. Un bambino che ride oggi sarà un adulto che saprà fidarsi domani. Un bambino che cresce ascoltando incoraggiamenti, racconti, canzoni, sarà un adulto che conosce la forza delle parole e saprà usarle invece delle armi.
Il suono del sorriso non è un dettaglio, è un’educazione alla speranza. Ogni volta che un adulto riesce a restituire un momento di leggerezza a un bambino, sta facendo un atto di pace. Non è retorica è un gesto politico, etico e umano perché le guerre, spesso, cominciano molto prima delle bombe: nascono nei cuori di chi, da piccolo, ha imparato solo il linguaggio della paura e della sopraffazione.
Ecco perché ogni risata infantile è un mattone di futuro è un “no” silenzioso alla violenza, un “sì” fragoroso alla vita. Coltivare sorrisi non significa illudersi che il male non esista, ma garantire che il bene non venga soffocato. Se imparassimo a misurare la pace non dal silenzio delle armi, ma dalla frequenza delle risate dei bambini, avremmo uno strumento nuovo e autentico per capire quanto sia davvero sano il nostro mondo.


