mercoledì 22 gennaio 2025

Il sentiero della vita






L’essere umano è complesso, tentare di conoscerlo nel suo complesso è un’impresa affascinante quanto presuntuosa.

Molti studiosi si sono avventurati e hanno tirato fuori qualche teoria interessante, ma restano comunque idee discutibili, anzi, hanno gettato benzina su un fuoco che era già incendio.

Un fatto è certo. Ognuno di noi nascendo è costretto a sopravvivere.

 Questa incombenza è un macigno che ci portiamo sulle spalle e che ci impedisce di guardarci attorno. 

Non riusciamo, per la fatica, nemmeno a guardarci fra noi, poiché rimaniamo paralizzati dalla diffidenza.

Solo parvenze di intimità ci leniscono il dolore di una solitudine voluta da una natura, di cui facciamo parte, ma non ne siamo padroni.

Essere consapevoli che la vita dovrà terminare ci forza a pensare alla morte.

Il crudele automatismo si innesca così: “So di dover morire e cerco di non pensarci, occupando il tempo a trovare il sistema migliore per dimenticare”. 

Alla fine del percorso molti si rendono conto che hanno rincorso la propria coda, consumando il prezioso tempo vita.

Mi ricorda la storia di un cane che, lasciato solo per intere giornate, al rientro del suo padrone, iniziava a rincorrere la propria coda impedendo al padrone di


Vi apparirà evidente che il cane divorato dall’ansia di rivedere il proprio padrone, perdeva tempo inutilmente prima di consumare il suo piacere di essere accarezzato. 

In altre parole, il surrogato di un piacere ha fatto in modo che si sia dimenticato il vero piacere.

È verosimile pensare che, conducendo una vita tutta presa dal lavoro, diventi inevitabile posticipare o a non occuparci mai di questioni più vicine alla sfera umana. 

Ed ecco che l’età e la cultura intervengono come bastone e carota per il povero uomo.

L’età, mentre avanza, ti costringe a sentire sempre più forte il peso del macigno e ti fa sperimentare a piccoli passi che cosa significa morire.

 La cultura, come una droga, ti fa dimenticare il peso del macigno e abbassa la sensibilità alla stanchezza, sebbene a intervalli di tempo ti illuda di essere così speciale nell’universo fino a far apparire la morte come un’antipatica sosta o un angusto passaggio della natura.

 Resta innegabile che accettare il pensiero della morte è un passaggio durissimo. 

Solo la religione e il fascino del mistero potrà aiutarci a precorrere quei sentieri visti sempre lontani, poiché in questi percorsi non c’è bisogno di ragionare; basta la fede e la speranza.

martedì 21 gennaio 2025

Due vite parallele

 



 Rita, una madre sola e coraggiosa, amava i suoi figli, Diego e Jacopo erano nati gemelli e lei era ignara del destino che li avrebbe separati. 

Si prospettavano tempi difficili per lei e i suoi figli e la vita di campagna era già dura di per se e non l’ aiutava.


Un giorno, Rita suo malgrado, aggravata da ristrettezze economica , fu costretta a prendere una decisione dolorosa: separare i suoi figli non potendo prendersi cura di entrambi, Jacopo fu affidato a una famiglia benestante, mentre Diego rimase con lei. 


Crescendo in mondi separati, i gemelli ebbero vite completamente diverse. 

Diego rimase ancorato alla semplicità della vita di campagna, imparando a coltivare la terra avendo cura della fattoria. 

Il ricordo del fratello svaniva piano piano, diventando una sorta di ombra, un sogno lontano che ogni tanto affiorava nei suoi pensieri. 


Jacopo, al contrario, ebbe  accesso a un'educazione eccellente e crebbe tra lusso e opportunità, ma sempre con una sensazione di vuoto. Sentiva che una parte di sé che  gli mancava, come se ci fosse un pezzo della sua vita che non riusciva a collocarsi da nessuna parte.


Un giorno mentre si trovava in casa nello studio del padre, rovistando in un cassetto, trovò una vecchia foto di lui da bambino con una donna, verosimilmente sua madre accanto a un altro bambino identico, ma i suoi genitori non gli parlarono mai del passato. 


Trascorsero anni. Entrambi si sposarono, ebbero figli e si costruirono vite indipendenti. 

Fino a quando, accadde qualcosa di straordinario. 


Un giorno,  Diego ricevette una lettera da un’organizzazione che si occupava di ricongiungimenti familiari. Non riusciva a credere ai suoi occhi: Jacopo lo stava cercando. Dopo tutte quelle vite parallele, destini separati e anni di silenzio, il fratello perduto voleva incontrarlo. 

Decisero di vedersi nella vecchia fattoria, dove tutto era iniziato. 


Quando finalmente si trovarono era come guardarsi allo specchio, ma con i segni degli anni trascorsi. Si abbracciarono in silenzio, consapevoli che nessun tempo passato poteva cancellare quel legame innato. 


Si avviarono insieme verso la veranda della vecchia casa, la stessa che li aveva visti bambini. 

Jacopo teneva in mano una cornice con la vecchia foto che aveva trovato anni prima. La stessa immagine che Diego conservava, sbiadita, in un cassetto. 


Si sedettero sulla sedia a dondolo e guardarono la casa, sapendo che, nonostante tutto, si erano riconosciuti e nessuno li avrebbe più separati.

lunedì 20 gennaio 2025

Il corsivo, una scrittura in via d’estinzione




Mi sono sempre chiesta,  perché ai bambini di oggi non viene più insegnato a scrivere in corsivo?


Ebbene si, non è un caso che tendano a usarlo sempre meno.

Scrivere in corsivo significa tradurre i pensieri in parole; questo, comporta diversi aspetti per gli alunni, sia dal punto di vista fisico che cognitivo, ti obbliga a non staccare la mano dal foglio e richiedere una coordinazione motoria fine più sviluppata rispetto alla scrittura in stampato, poiché il corsivo implica movimenti fluidi e continui delle mani.


Uno sforzo stimolante, che ti permette di associare idee, collegarle e metterle in relazione, oltre a migliorare la destrezza manuale e favorire la memorizzazione del movimento grafico delle lettere.


Dal punto di vista cognitivo, il corsivo può stimolare una maggiore attenzione e concentrazione, poiché gli alunni devono prestare particolare attenzione ai dettagli e alla forma delle lettere.


Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che la scrittura in corsivo può favorire una scrittura più veloce e più fluida, in quanto le lettere sono collegate riducendo il tempo necessario per scrivere. 


Scrivere in corsivo può essere utile per distinguere concetti o parole chiave e migliorarne la leggibilità, favorendo una comprensione più immediata. 

Tuttavia, in alcuni casi, soprattutto per gli alunni con difficoltà di apprendimento come la dislessia, il corsivo può risultare più complicato da leggere e scrivere rispetto al testo stampato.


Non a caso la parola "corsivo" deriva dal latino currere, che corre, che fluisce, perché il pensiero è alato, corre, vola.


Certo, il corsivo non ha più posto nel mondo di oggi, un mondo che fa di tutto per rallentare lo sviluppo del pensiero, per riempirlo.


Penso che il corsivo sia nato in Italia e poi si sia diffuso in tutto il mondo.

Perché?

Perché era una scrittura compatta, elegante, chiara. Ma la nostra è una società che non ha più tempo per l'eleganza, per la bellezza, per la complessità; abbiamo la sintesi ma non la chiarezza, la velocità ma non l'efficienza, l'informazione ma non la conoscenza!


In generale, sappiamo troppo e troppo poco perché non siamo più  capaci di mettere in relazione le cose. La maggior parte delle persone non riesce più a pensare.

Ecco perché dovremmo tornare a scrivere in corsivo, soprattutto a scuola. Perché non si tratta solo di recuperare uno stile di scrittura, ma di dare un nuovo respiro ai nostri pensieri.


Tutto ciò che ci fa vivere, che nutre l'anima, che sostiene lo spirito, è legato al respiro.

Senza respiro, come dicevano gli antichi greci, non c’è pensiero.

E senza pensieri non c’è vita. Queste parole riflettono profonda connessione tra il respiro e la vita stessa.


Il respiro, in molte tradizioni filosofiche e spirituali, e visto come un ponte tra il corpo e la mente, un atto che non solo sostiene la vita fisica, ma nutre anche il pensiero è l’anima. 


Gli antichi greci, in particolare, credevano che senza respiro non potesse esserci pensiero, poiché il respiro è il mezzo attraverso cui si collega il e al mondo esterno. 

Senza pensieri, la vita perde il suo scopo, poiché il pensiero è ciò che ci consente di comprendere, riflettere e dare significato all’esistenza.


È importante sottolineare quindi quanto sia essenziale il respiro per il nostro benessere mentale, fisico e spirituale.


In sintesi, l’insegnamento della scrittura in corsivo nelle scuole può avere benefici legati motorio e cognitivo, ma va comunque adattato alle necessità degli alunni.

domenica 19 gennaio 2025

Una storia d’amore

 



Anna Chiara era una ragazza tanto dolce quanto timida, si era laureata da poco in farmacia.

 Proveniva da una famiglia molto umile e i suoi genitori si erano sacrificati per mantenerla agli studi nonostante, lei fosse preparata e ottenuto la borsa di studio ogni anno.

Finalmente aveva coronato il suo sogno ma ora doveva trovare un’ occupazione in linea con il suo titolo di studio.


Il padre, Guglielmo, conosceva il farmacista  del suo piccolo paese. Questa era l’unica possibilità che si doveva tentare per lavorare senza lasciare il paese. Così disse ad Anna Chiara:”Cara figliola penso che dobbiamo provare a chiedere al mio amico farmacista don Antonio e suo figlio Stefano se possono aiutarti a inserirti come loro dipendente.”


La ragazza si mostrò scettica dicendo:“Papà, non credo che si fideranno di una novellina come me, non ho referenze se non quelle universitarie dove ho raggiunto il mio traguardo con il massimo dei voti. E poi sicuramente avranno già dei collaboratori.”


Il padre rispose:” Conoscendo il mio amico Antonio ti aiuterà.”

Difatti, il farmacista accettò subito di prendere la ragazza nella sua attività perché conosceva Guglielmo suo amico da tanti anni e mantenendo l’amicizia ancora nel rispetto reciproco.


Anna Chiara iniziò la sua carriera felicissima di farlo nel suo paese.

Lei, oltre ad essere brava nel suo lavoro, era anche una bella ragazza.

Questo particolare non fu secondario nella decisione di Stefano presa insieme a suo padre di farla lavorare con loro.


Con il tempo Tra Anna Chiara e Stefano nacque del tenero. Il farmacista faticava a mantenere il suo atteggiamento austero in presenza della sua collega. 


Anna Chiara nascondeva nella timidezza il piacere di sentire l’interesse e la gentilezza di quell’uomo.


Un giorno, approfittando della tardiva chiusura della farmacia, Stefano trovò il coraggio per rompere le formalità e dichiarare amore ad Anna Chiara.


La donna aveva immaginato e disiderato nella sua fantasia quel momento ed ora era giunto!


“Anna Chiara, é inutile che io finga ancora! Mi sono innamorato di te e spero che tu l’abbia capito. Voglio che tu sia la mia compagna di vita.” 


Anna Chiara abbassò le sguardo e con un filo di voce, disse:”Stefano, sono  lusingata da questa tua esternazione. Come donna non esiterei a condividere questo sentimento che ci ha preso. Però, temo che sia prematuro iniziare una relazione senza una seria riflessione.” 


“Che cosa c’è da riflettere? So soltanto che con te mi sento bene e trovo ogni tuo sguardo incantevole… insomma, ti voglio con me non soltanto per motivi di lavoro.”


Anna Chiara  riprese a parlare:”Stefano, ho paura di innamorarmi di te… io non sono altro che una modesta ragazza. Sarò in grado di rispondere alle tue attese? 


L’uomo, con un piglio nervoso, rispose:

Io voglio te e questo basta! . “Non devi temere niente e nessuno perché nella mia famiglia sarai accolta con la mia stessa gioia.”


Anna Chiara abbracciò il suo Stefano. 

Presto  si sposarono, ebbero figli  e invecchiarono insieme.


Quando si dichiara amore si promette tutta la bellezza dell’anima. 

Disattendere quella promessa si fa torto a Dio.