domenica 23 febbraio 2025

Il pensiero come motore emotivo


Si tende a dare scarsa importanza al pensiero come causa e spinta dell'evoluzione umana. Eppure, appare evidente che tutto si muove soltanto se prima è stato pensato.

Qualsiasi azione, seppure possa apparire come conseguenza di una abitudine, certamente ha avuto il suo momento in cui è stata "progettata" e quindi decisa da un lavoro del pensiero.

 La teoria dell’evoluzione di Darwin ci suggerisce a chiare lettere che ci siamo evoluti grazie ad un rapporto con l’ambiente sempre più favorevole e in forte sintonia con i bisogni materiali e psicologici. L’aspetto psicologico della questione, appare sottovalutato, anzi, subordinato alle trasformazioni fisiche.

 Ci sarebbe da pensare che forse si dovrebbe capovolgere l’idea dell’evoluzione legata all’aspetto fisco o alle funzioni vegetative, rispetto alle motivazioni più intrinsecamente psicologiche.

 Il pensiero è colui che guida l’azione e anche se disturbato dalla paura, dall’ignoranza e dall’istinto, è lui il motore responsabile della nostra evoluzione.

 Il pensiero, frutto della razionalità e dell’imitazione, interpreta il pericolo o il vantaggio che un’azione potrebbe determinare.

 Se date per vero, quanto detto, sarà facile ammettere che qualunque sia l’origine del pensiero, sarebbe meglio se potessimo ingannarlo e portarlo nell’euforia dove indipendentemente dal risultato finale, creiamo subito un habitat felice che possiamo considerare responsabile per la futura evoluzione della specie.

sabato 22 febbraio 2025

Cercare il significato della vita


Ti sei mai chiesto il "Perché di questa vita?". 


Perché viviamo? 


Qual è lo scopo di questa vita? 


La maggior parte delle persone nasce, si istruisce, va a lavorare, si sposa, procrea, se possibile ottiene un po' di fama, fama e ricchezza durante la vita, e poi muore.


 È tutto per questa vita su questa terra? 


Questo mondo meraviglioso e la preziosa vita su questa terra sono stati creati solo per questa vita di routine, che il 99% delle persone nel mondo conduce invariabilmente?


 Ti sei mai chiesto qual è il vero scopo della vita sulla terra?


Le persone sono così impantanate nella loro vita mondana e nei problemi correlati che porta con sé, che non hanno tempo di pensare se ci potrebbe essere di più nella vita su questa terra oltre a quelli elencati sopra. 


A proposito, non sto davvero incolpando le persone o affermando che una vita così ordinaria sia completamente sbagliata. 


Sappiamo che, anche del 99% delle persone menzionate sopra, difficilmente poche potrebbero davvero vivere la vita al meglio. 


Quanti realizzano tutti i loro desideri durante la loro vita e lasciano un po' di nome e fama quando muoiono?


Infatti, una delle prime filosofie di vita si concentrava solo su come vivere la vita al massimo ma nel "modo giusto". 


Il modo giusto si riferisce a una vita in cui le persone conducono una vita di verità e basata su valori eterni, rimangono contente di ciò di cui sono state dotate e di ciò che potevano ottenere, fanno il più bene possibile al mondo e muoiono con tutto il nome e la fama che potevano ottenere durante questo breve periodo.


Sfortunatamente, anche nonostante il raggiungimento di tutti i tipi di comfort e lussi materiali attraverso lo sviluppo intellettuale e tecnologico nel corso di 2000 anni, le persone, specialmente nel mondo occidentale, raramente potevano condurre un tale "modo giusto di vivere".


Ma ecco una sorpresa per il mondo occidentale che sta ancora lottando nonostante i progressi materiali e non è ancora riuscito a raggiungere nemmeno il tipo di vita di cui sopra per le persone nelle loro società: andare oltre la filosofia di base: "vivi bene, fai del bene e muori bene" dell'antico e concentrarsi su qualcosa di più fondamentale: "Perché esistiamo? 


Qual è lo scopo della nostra esistenza su questa terra? 


C'è uno scopo in questa vita?


Ecco il punto più importante: "una società non deve aspettare di raggiungere uno stato di vita materiale perfetto prima di poter affrontare le domande sul “perché della vita e se questa ha uno scopo al di là di ogni ragione pratica”.


Una vita vissuta con l'obiettivo di rispondere a se stessi “quale potrebbe essere lo scopo della vita e come raggiungerlo e consumarlo” può essere definita una “vita orientata spiritualmente”.  Mentre vivere secondo la verità e i valori eterni e fare del bene al mondo ecc. sono minimi basilari.

venerdì 21 febbraio 2025

Educare le nuove generazioni a dare il giusto valore alle persone




Educare le nuove generazioni a un linguaggio rispettoso aiuta a superare pregiudizi e stereotipi, creando un mondo in cui individuo sia riconosciuto per quello che con le sue passioni, capacità e sogni. 


Un’esperienza che mi viene in mente  citare  e che ha cambiato il modo in cui i miei alunni vedevano un compagno con disabilità .


Un giorno mentre ero in classe, un bambino mi ha chiesto, maestra e la sindrome di Down? 


Con leggerezza gli ho risposto lui e Luca questo è il modo giusto per spiegare e parlare ad un bambino per rieducarsi. Per liberarsi dal pregiudizio e dare la possibilità di un nuovo modo di percepire la persona con disabilità, alla nuova generazione è ridurre la sua disabilità a ciò che causa interesse, mancanza di opportunità ed emarginazione. 


Queste persone sono individui, ho spiegato con interessi, capacità e personalità diverse. 


Insegnare ai bambini a vedere prima la persona e non la sua condizione è fondamentale per costruire una società più inclusiva. 


Il linguaggio che spesso usiamo per spiegare questo tipo di condizione ha un impatto enorme sulla percezione che abbiamo degli altri: ridurre qualcuno alla sua disabilità significa negarli la complessità della sua identità. 


I compagni, nonostante la mia spiegazione esaustiva, nel tempo continuarono a ignorarlo, alcuni  lo trattavano con condiscendenza, altri lo escludevano dai giochi senza nemmeno rendersene conto. 


Così mi venne in mente di organizzare invece che la solita lezione teorica sull’inclusione un gioco di squadra in cui ogni bambino aveva un ruolo essenziale. 


Distribuì i compiti in base alla capacità di ciascuno e feci in modo che Luca fosse fondamentale per la vittoria del gruppo. 


Durante il gioco, i bambini si resero conto che Luca era bravissimo a ricordare dettagli importanti, e a motivare i compagni. Alla fine, la squadra vinse proprio grazie al suo contributo. 


Dopo questa esperienza, il modo in cui i bambini guardarono Luca cambiò. Non lo vedevano solo come “quello con la sindrome di Down”, ma come un amico con abilità uniche. 


Questo ci insegna e ci dimostra che spesso non servono grandi discorsi, ma esperienze concrete che facciano capire il valore di ogni persona.

giovedì 20 febbraio 2025

Il tempo non guarisce, ci insegna…





Il dolore per la perdita di una persona amata non scompare mai del tutto. Quel dolore è eterno


Cambia forma, si trasforma nel tempo, ma resta sempre con noi.e il segno provato, della profondità dei legame che ci univa a quella. È in un certo senso, e anche il modo in cui continuiamo con noi, a tenerla viva nostro cuore e nei nostri ricordi. 


Era una mattina d’inverno quando Luca si svegliò in una casa improvvisamente. Il silenzio era assordante. Ogni angolo portava il segno di suo figlio, eppure lui non c’era più. 


La cameretta era rimasta intatta, con i giocattoli ancora sparsi come se da un momento all’altro Alessandro potesse rientrare e rimettersi a giocare. 


Il letto disfatto, l’orsacchiotto preferito ancora lì, appoggiato al cuscino. Luca si sedette un attimo, prese quell’orsacchiotto e lo strinse forte forte al petto, come se potesse trattenerci dentro il calore di suo figlio, la sua risata, il suo profumo. 


Il dolore era un abisso. Non c’erano parole, non c’erano gesti che potessero riempire il vuoto che sentiva dentro. Camminava per strada e vedeva altri padri con bambini per mano, e ogni volta il cuore gli si spezzava un po’ di più. Il mondo andava avanti, ma il suo si era fermato Il giorno in cui aveva dovuto dire addio a suo figlio. 


Gli amici che gli erano vicini, dicevano che il tempo avrebbe alleviato la sofferenza ma Luca sapeva che non era vero. 


Il tempo non guarisce, il tempo insegna solo a convivere. Eppure, ogni tanto, Luca trovava un piccolo sollievo nei ricordi: il suono della voce di Alessandro, le storie della buonanotte, le corse nel parco. 


Era un dolore che non sarebbe mai svanito, ma era anche la prova che quell’amore, così grande, non sarebbe mai morto.