
Mi faccio gli auguri da sola. Mi applaudo in un silenzio assoluto non è tristezza. Non è rassegnazione è consapevolezza, maturità.
Oggi ho capito che il gesto più rivoluzionario è esserci per sé, anche quando nessuno lo fa.
Mi abbraccio da sola non perché nessuno voglia farlo, ma perché io ho imparato a non aspettare più.
Per tanto tempo ho atteso che fossero gli altri a ricordarsi di me una data, un traguardo, un gesto, che qualcuno notasse quanto mi costasse sorridere nonostante tutto, rialzarmi quando il cuore era in frantumi.
Con il tempo ho capito che chi si aspetta sempre qualcosa da fuori, rischia di restare vuoto dentro e che certe carezze, certi riconoscimenti, devono partire da noi.
Che l’applauso più potente è quello che ci facciamo con il cuore in mano, dopo aver resistito quando potevamo crollare.
Che gli auguri più sinceri sono quelli che ci dedichiamo con l’anima, guardandoci allo specchio senza giudizio.
Non è egoismo, è sopravvivenza.
Non è vanità, è dignità. È un’arte.
Una lenta conquista. Un modo nuovo di abitarsi.
Mi abbraccio da sola perché conosco il prezzo delle mie notti insonni, il valore dei miei sorrisi forzati, la fatica di restare in piedi quando tutto avrebbe voluto vedermi a terra e che nonostante tutto sono qui anche se sono stanca, fragile, imperfetta… sono ancora in piedi, ancora vera.
Ancora io.
Farsi gli auguri da soli non è segno di solitudine, ma di presenza, di vera rinascita e non c’è gesto più forte, né più dolce, per ricordarmi che il primo amore che merito… sono io.
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