
È una dinamica più comune di quanto sembri. Alcune persone, incapaci di guardare i propri errori, preferiscono concentrarsi sulla tua risposta emotiva. Se alzi la voce, se ti mostri ferita, se ti chiudi in te stessa o se ti difendi, la tua reazione diventa improvvisamente il problema principale. E così, ciò che ti ha portato a reagire sparisce, come se non fosse mai accaduto.
In realtà nessuno reagisce “male” dal nulla. Di solito dietro c’è un accumulo piccole mancanze, parole pungenti, atteggiamenti che feriscono. È normale che, a un certo punto, qualcosa si rompa e che il dolore trovi un modo per uscire. Ma chi non vuole assumersi alcuna responsabilità preferisce puntare il dito su di te, perché è più facile giudicare un’esplosione emotiva che affrontare le proprie mancanze.
E così ti ritrovi a domandarti se sei stata tu a esagerare, se davvero sei troppo sensibile o se avresti dovuto reagire con più calma, come mai l’altro non riesce mai a dire ho sbagliato.
Le scuse richiedono maturità, coraggio e capacità di guardarsi dentro. Ma chi non è abituato a farlo preferisce difendersi attaccando, trasformando la tua reazione in un modo per evitare qualsiasi responsabilità.
Con il tempo, però, impari una verità importante non sei tu il problema se qualcuno ti tratta male. La tua reazione non è la colpa, ma la conseguenza. E proprio per questo è fondamentale circondarsi di persone che sanno assumersi il peso delle proprie parole e dei propri gesti, persone che, quando sbagliano, hanno la capacità di dirti sinceramente Mi dispiace.
Perché relazioni sane non sono quelle senza conflitti, ma quelle in cui nessuno cerca di usarti come scudo per nascondere le proprie mancanze. Relazioni in cui il rispetto non è un favore, ma una base su cui costruire.
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