sabato 22 novembre 2025

L’educazione come scelta personale





Educare un figlio è una delle responsabilità più intime e personali che un genitore possa avere. Ognuno lo fa secondo i propri valori, le proprie convinzioni e il proprio modo di vedere il mondo. Ma questa libertà, per quanto preziosa, non può diventare un confine invalicabile quando i bambini vengono isolati al punto da non avere più contatti, stimoli, cure o relazioni adeguate, l’intervento delle istituzioni non nasce come invasione, ma come tutela. La vicenda dei bambini cresciuti nella solitudine di un bosco ce lo ricorda con forza.


È giusto che i genitori possano scegliere come crescere e istruire i propri figli. Tuttavia, a fianco di questo diritto ne esiste un altro ancora più importante: quello del bambino di crescere in modo sano, sicuro e pieno. Quando l’educazione diventa isolamento, mancanza di cure o privazione di esperienze fondamentali, allora non siamo più di fronte a una scelta educativa, ma a un rischio.


Il punto non è giudicare uno stile di vita alternativo, ma chiedersi se i piccoli abbiano ciò di cui ogni essere umano ha bisogno per svilupparsi relazioni, istruzione, protezione, accesso alle cure. Se questo viene meno, lo Stato ha il dovere non l’opzione di intervenire.


Isolare un bambino non significa solo vivere lontani dalla città. Può voler dire non permettergli di vedere altri coetanei, non offrirgli istruzione adeguata, non portarlo dal medico quando serve, non farlo crescere in un ambiente che gli permetta di capire come funziona il mondo.


Le conseguenze sono spesso pesanti difficoltà a relazionarsi, ritardi nell’apprendimento, scarsa autonomia, paura del diverso, incapacità di inserirsi in un contesto sociale. Per un adulto sono limiti difficili, ma per un bambino possono diventare ferite profonde.


Quando un tribunale interviene criticando l’isolamento educativo, non lo fa per contestare un modo alternativo di vivere. Lo fa per garantire che ai minori non venga negato ciò che serve alla loro crescita. La libertà dei genitori finisce laddove inizia il pericolo per il figlio è una linea sottile ma necessaria.


L’allontanamento dei bambini è sempre l’ultima strada. Prima vengono il dialogo, il sostegno, la mediazione. Tuttavia, quando una situazione appare troppo rischiosa o compromessa, le istituzioni devono scegliere ciò che assicura protezione immediata.


Una famiglia che vive isolata spesso non si percepisce in errore crede di proteggere, di fare il meglio. Per questo è importante che la comunità scuola, servizi sociali, vicinato non si limiti a giudicare, ma offra alternative concrete. Ci sono percorsi flessibili, aiuti educativi, sostegni che possono permettere a certe scelte di vita di coesistere con i diritti dei bambini.


Al centro di tutto dovremmo chiederci come vive il bambino questa situazione?

Si sente escluso? Vive serenamente? Ha curiosità, stimoli, possibilità? Oppure cresce dentro un recinto fatto di paura, diffidenza e mancanza di libertà? Capire questo significa prendere decisioni più giuste, più umane, più vicine alla verità.

L’educazione è un atto d’amore, ma non può diventare una trincea. La libertà dei genitori è fondamentale, ma ancora più fondamentale è il diritto del bambino a crescere in un ambiente che gli apra il mondo invece di chiuderglielo davanti. Quando le istituzioni intervengono sull’isolamento educativo, ricordano una cosa semplice un bambino non è proprietà di nessuno, è un essere umano in crescita. E la sua crescita deve essere protetta sempre, anche quando questo significa mettere in discussione le scelte degli adulti che lo circondano.

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