giovedì 27 novembre 2025

Quando l’ansia diventa un peso per la memoria








L’ansia non è solo un pensiero che ci attraversa la mente. È come una pioggia costante che cade sul nostro cervello, soprattutto sull’ippocampo, una piccola struttura nascosta in profondità, responsabile della memoria e della nostra capacità di orientarci tra passato, presente e futuro. Immaginiamoci come archivisti silenziosi che mettono in ordine tutto ciò che viviamo, le esperienze, le emozioni, le informazioni che ci servono. Quando l’ansia arriva e si ferma troppo a lungo, si perde il ritmo, ci si stanca e si comincia a faticare.


Non serve conoscere terminologie mediche o meccanismi complessi basta capire che il cervello reagisce a ciò che proviamo. Se ogni giorno viviamo con la paura di sbagliare, con l’ossessione per il domani o con la tensione nel petto, il corpo manda un messaggio chiaro al cervello Siamo in pericolo. E l’ippocampo, continuamente allertato, funziona come un motore sempre acceso. A volte, si surriscalda come quando si tiene il cellulare in carica mentre lo si usi prima o poi diventa meno efficiente.


Questo processo non avviene da un giorno all’altro, ma con l’ansia cronica, con quelle preoccupazioni che non mollano mai la presa, l’ippocampo invecchia prima del tempo. Non perché sia malato, ma perché per troppo tempo è stato costretto a lavorare in condizioni di emergenza. Così può diventare più difficile ricordare le cose semplici, concentrarsi o vedere con chiarezza una situazione. La mente rallenta un po’, come se avesse bisogno di recuperare fiato.


Ecco perché imparare a gestire l’ansia non è un capriccio o una moda del momento. È un atto di cura verso noi stessi. Fermarsi, respirare, ritrovare un equilibrio nelle giornate difficili permette al nostro cervello di riposare. Significa dare all’ippocampo la possibilità di recuperare, di tornare a fare il suo lavoro con calma, senza la fretta di spegnere incendi emotivi.

In fondo, non siamo nati per vivere sempre in difesa. L’ansia può bussare alla porta, ma non dovrebbe diventare un coinquilino fisso. Quando iniziamo a domarla, non solo proteggiamo i nostri pensieri  proteggiamo anche quel piccolo custode della memoria che ci accompagna per tutta la vita.

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