venerdì 31 gennaio 2025

Un vuoto incolmabile

 


Quando mio nonno, morì, la casa che un tempo risuonava delle sue risate e dei momenti condivisi con mio nonna divenne silenziosa. 

Il vuoto che lasciò era palpabile, un’assenza che riempiva ogni angolo.

Ogni stanza sembrava più grande, una volta piene di vita, sembravano quasi vuote ed era come se avessero parte della sua anima, quella luce che mio nonno portava con sé.


Mia nonna, che aveva trascorso tanto tempo accanto a lei, ora si trovava a fare i conti con una solitudine inaspettata, che gli stringeva il cuore lo rendeva più fragile. 


La sua routine cambiò, le piccole cose che facevano parte della loro vita insieme ora sembravano prive di senso senza di lui.


La colazione insieme, le chiacchierate davanti alla TV, le  mani che si sfioravano mentre si muovevano per casa, sembravano ormai un ricordo lontano. 


Ogni mattina, quando si svegliava il primo pensiero era per lui, ma presto si rendeva conto che non c’era più. Eppure nella sua solitudine, continuava a sentire la sua presenza. Forse era una forma di consolazione, un modo per non lasciarlo andare completamente. 


Nonostante il dolore che il più delle volte lo sopraffaceva, mia nonna cercava di mantenere una parvenza di normalità, di riempire il suo tempo con piccole attività, ma il vuoto dentro di lei sembrava impossibile da colmare.


Sporadicamente, cerano le visite dei parenti, ma la casa, pur accogliendo le visite non era più la stessa, le  risate, di una volta, non c’erano più e quella solitudine divenne presto parte, della sua vita. 


Gli piaceva guardare le fotografie ricordando i momenti di felicità che avevano vissuto insieme, le lunghe passeggiate mano nella mano impresse in un album di ricordi.


Forse, nel suo cuore, sentiva che la presenza di mio nonno che non lo avrebbe mai abbandonata del tutto, ma il silenzio che riempiva la casa raccontava una storia diversa, una storia fatta di mancanze ed una quiete che sembrava troppo dolorosa da sopportare. 


C’era però un lato della sua forza che emergeva, anche in mezzo a tutto quel dolore, mia nonna non smetteva di vivere, anche se il suo mondo era cambiato. 


Ogni giorno, cercava  di rimanere attiva, di fare qualcosa, di non cadere nella disperazione.

La solitudine, a volte, sembrava più una compagna che un nemico.

giovedì 30 gennaio 2025

L’amico immaginario




L’amico immaginario è una figura che molte persone, soprattutto bambini, creano per compagnia, conforto o gioco.

Si tratta di una “persona” che esiste solo nella mente di chi la immagina, ma che può sembrare talmente reale da diventare parte del quotidiano. 


L’amico immaginario diventa un contenitore simbolico per le emozioni, le esperienze interne del bambino. In psicologia si parla spesso di contenitori emotivi riferimento a figure realmente esistenti o immaginarie che aiutano a contenere, elaborare e gestire situazioni difficili o intense.


In alcuni approcci psicologici, con questo psicoanalitico, l’amico immaginario può essere visto come una protezione di parti di sé o delle relazioni familiari, un modo per esternalizzare conflitti psicologici irrisolti.


L’amico immaginario potrebbe rappresentare una parte “ideale”di sé, oppure una figura che incarna aspetti della madre, o del padre o di altre figure significative, reinterpretati in modo simbolico.


L’amico immaginario può rappresentare una sorta di “potere” per il bambino, un personaggio che controlla, ascolta o segue le sue indicazioni, dando una situazione di maggiore autonomia.


Anche se l’amico immaginario è una frase con l’età, in alcuni casi può per un meccanismo di coping 

nell’adolescenza o in età adulta, sebbene sia meno comune e possa essere legato a dinamiche psicologiche particolari. 


Il racconto che segue vuole essere una testimonianza di come l’amico immaginario ha inciso sulla vita di Luca.


Anna era rimasta sola dopo l’improvvisa perdita di suo marito in un incidente stradale aveva preferito dedicarsi al suo lavoro e a suo figlio Luca che all’epoca dei fatti aveva all’incirca 3 anni.


Come tutti i bambini a quell’età, anche suo figlio aveva un “amico immaginario” non sapeva come descriverlo quando Anna si affannava a domandare come fosse.


Una sera gli propose che era ora di fare il bagno. Lui la guardò e le rispose: "Il mio amico è contrario, vuole portarmi con lui".


Anna turbata rispose: "Dove?".

Luca: " lontano da qui, dice che sei cattiva".


Anna dovette metterci un po’ per capire cosa stesse succedendo in quel momento ed era abbastanza spaventata, ma cercava di non darlo a vedere. 


Chiese a suo figlio: "Dov'è il tuo amico?".


Lui indicò un punto alla sua  sinistra, verso il muro. Anna si girò verso la parte indicata da suo figlio e urlò: "Sparisci. Trova qualcun altro con cui giocare". Poi si voltò per evitare che Luca  la vedesse in faccia. Chiuse gli occhi come se ci fosse qualcosa che stesse per attaccarla. 


Si allontanò cercando di essere più disinvolta quando ripetette di nuovo a suo figlio: "Andiamo; è l'ora del bagno".


Non successe niente di particolare e non vide più il figlio parlare con quell’amico.


Anni dopo alla tv mentre guardavano  il film originale "Poltergeist"


 Luca  volse lo sguardo verso sua madre per dirle: "Ti ricordi quando hai detto al mio amico di sparire? 


Anna annuì soltanto. Luca si mise a ridere: "Era così arrabbiato". 


Dopo anni Luca, diventato adolescente, ebbe problemi legati ad un’infanzia difficile e traumatica legata a stati d’ansia depressivi che curava ma che con il tempo lo portarono a mettere fine alla sua stessa esistenza.


Quel mostro che lo aveva aiutato nei momenti più bui e che era un suo alleato, il suo supereroe, era diventato ora una persecuzione tanto da volersene liberare.

mercoledì 29 gennaio 2025

Perdonare non significa dimenticare.


Tutto passerà, eppure dimenticare il passato non è sempre possibile. Spesso mi ritrovo a lamentarmi delle sfide che la vita mi lancia, chiedendomi spesso: perché deve capitare proprio a me? 

Ho commesso qualche grave errore nella mia vita passata? 
O questa vita è il modo di insegnarmi qualcosa di importante?

Ho raccontato a chi mi è vicino come ricordo ancora vividamente ogni piccolo dettaglio di così tanti ricordi. Le volte in cui ho commesso errori stupidi. Le volte in cui ho corso dei rischi, solo per inciampare e farmi male, quando non capivo appieno le conseguenze delle mie scelte.


Riesco ancora a ricordare chiaramente i momenti, le persone coinvolte e persino l'infinita domanda sul perché dovesse succedere a me. Questi ricordi mi hanno insegnato molte cose, poi hanno allenato la mia abitudine di ricordare tutte le "prime volte" della mia vita.

 

La prima volta che sono caduta andando in bicicletta, la prima volta che ho imparato a cucire, la prima volta che ho venduto i miei origami, la prima volta che ho fallito un approccio con una persona. 


Ricordo la prima volta che mi sono innamorata delle bambole, persino dei giocattoli che ho comprato, dove li ho presi e perché li ho scelti.


Quando si tratta di romanticismo, ovviamente, ricordo ancora vividamente di chi mi sono innamorata per la prima volta, quale gentilezza ho apprezzato, le parole che ho conservato nel mio cuore e persino frammenti di conversazioni che riesco ancora a ricordare, anche se la cronologia della chat è scomparsa insieme a un telefono rotto. 


Ho avuto la mia giusta dose di cotte, ho persino giocato con uno di loro come una pazza.


 La mia prima delusione d'amore?


 Mi è sembrata un disastro, come se fossi la persona più infelice del mondo.


Alla fine, ho capito che mi portavo dietro troppi bagagli nella mente. Era estenuante, quasi insopportabile, soprattutto perché il viaggio che mi aspettava sembrava ancora così lungo. 


Il tempo non ci avvicina ai nostri obiettivi? 


Eppure mi chiedevo: e se portassi con me solo ciò di cui ho veramente bisogno, giusto il necessario per sopravvivere?


 Lungo la strada, avrei sicuramente trovato cose più significative a cui aggrapparmi rispetto al passato. Proprio come quando si sistema un puzzle, se non è messo insieme correttamente, posso comunque sostituirlo con il pezzo giusto.


Una volta mi sono chiesta come liberarmi dei ricordi. Se i ricordi nella mia mente fossero come un mobile pieno di oggetti, li avrei volentieri sistemati, tenendo ciò che contava e scartando ciò che non mi serviva più. Se solo potessi, avrei riorganizzato tutto lì dentro.

 

Ero troppo attaccata? 


Forse. Un tempo trovavo strano quando le persone pulivano le loro stanze per affrontare emozioni difficili, ma ora sono diventata una di quelle persone.

 

Un giorno, mi sono imbattuta in una pila di vecchi appunti scritti a mano su cose che volevo dimenticare. Le avevo scritte con la mano sinistra, come se ciò mi allontanasse dalle emozioni a esse legate. Tra queste c'erano lettere d'amore che avevo ricevuto. Non ricordavo le parole esatte, ma potevo ricordare l'essenza di ciascuna e persino quando le avevo ricevute.

 

Poi bruciai tutto, vedendo l'arancione del fuoco ardente, trasformando i fogli con una calligrafia ordinata in cenere, nel momento in cui ero pronta a lasciarli andare.

 

Ho imparato che bruciare qualcosa in cenere non significa dimenticare, ma lasciar andare e perdonare se stessi. Tutto ciò che è accaduto in passato era il meglio che potessi fare in quel momento. Se ora vedo il momento in modo diverso, è solo perché sono cresciuta e sono diventata più saggia.

 

Dopo tutto questo tempo, ho finalmente capito cosa significa veramente "il tempo guarirà". Non si tratta di dimenticare, ma del viaggio di perdonare te stesso e accettare che chi sei oggi è il risultato di innumerevoli momenti del passato, tutti uniti per trasformarmi in una versione migliore di me stessa.

 

"La guarigione riguarda l'accettazione, non il dimenticare." Questa frase l’ho ripetuta a me stessa cento volte.

 

Non puoi dimenticare come desideri, ma accettare tutto e lasciando il ​​passato alle spalle, puoi perdonare e liberarti. Ancora una volta, ricordo a me stessa che perdonare non significa dimenticare.

martedì 28 gennaio 2025

Vivere in semplicità




Hai mai scrutato le profondità di una pozzanghera stagnante e visto il tuo riflesso fissarti, con gli occhi vitrei come un sogno ad occhi aperti durante la ricreazione? 

È in quei momenti sospesi che il fastidioso senso di "Sono davvero io?" si insinua come un ospite indesiderato a una festa.

Passiamo innumerevoli ore a curare meticolosamente il nostro marchio personale e il nostro rullino di momenti salienti sui social media, ossessionandoci su ogni istantanea filtrata. 

Ma sotto quella facciata costruita con cura si nascondono le deliziose contraddizioni che ci rendono completamente, meravigliosamente umani.

 La ricerca di sbucciare quegli strati e abbracciare le nostre stranezze per eccellenza? 

Ora, è lì che si dispiega la vera magia.

 Ecco la verità nuda e cruda: quella fotocopia granulosa di "Dieci passi per il tuo miglior sé" ha la stessa profondità di una modella Instagram truccata. 

Vivere in modo autentico richiede di accartocciare quelle banali banalità e di dar loro fuoco in un falò cerimoniale di cliché.

 Invece, preparati a tuffarti in una vera e propria tana del trucco. Un momento, stai lottando con i profondi enigmi esistenziali della vita; quello dopo, stai rivivendo quella volta che hai emesso gas in modo udibile durante un improvviso movimento.

 È questo meraviglioso caos, questo intreccio di sacro e deliziosamente sciocco, che forma l'arazzo della tua identità unica.

lunedì 27 gennaio 2025

♥️🌺Principessa Miriam!🌺♥️




Quando ti senti triste, ricordati…

 Io sono al tuo fianco, senza avanzare né tirare.

Nel posto in cui ti puoi aggrappare quando pensi di perdere l’equilibrio.

Di fianco a te, per sussurrarti che sei ancora lì desidero e ti voglio tanto bene. Non perdermi di vista mai anche quando ti allontani da me.

E non occorre che allunghi la mano per cercare la mia,

non l’ho mai mollata.

Non cercarmi tra i morti dove non mi troverai. 

Io sono sempre con te 

Viva nei tuoi pensieri.

domenica 26 gennaio 2025

Odore di persona anziana







Il termine "odore di persona anziana" è qualcosa con cui la maggior parte delle persone ha familiarità e, sebbene possa avere un'aria stereotipata o mitica, è un fenomeno scientificamente riconosciuto.

Questo odore particolare è stato oggetto di ricerche volte a comprenderne i meccanismi. Lungi dall'essere solo un mito, questo odore ha incuriosito gli scienziati che cercano di svelare perché l'invecchiamento influenzi l'odore corporeo in un modo così unico.

Per esplorare questo affascinante aspetto della percezione sensoriale umana, uno studio ha progettato un esperimento intrigante.

Hanno arruolato volontari di diverse fasce d'età e li hanno fatti dormire con magliette e assorbenti ascellari per cinque notti consecutive. L'obiettivo? Raccogliere gli odori corporei emanati da ogni individuo.

Gli assorbenti imbevuti di sudore sono stati tagliati e inseriti in barattoli separati. Poi è arrivata la parte più emozionante: a un gruppo di fortunati volontari, di età compresa tra 20 e 30 anni, è stato chiesto di valutare la "gradevolezza" degli odori e di stimare l'età del donatore.

I risultati di questo esperimento hanno suggerito che gli esseri umani possono distinguere l'età in base all'odore corporeo. L'odore unico associato agli individui più anziani, spesso definito "odore di persona anziana" o "odore di casa di cura", sembrava essere un fenomeno interculturale, universalmente riconosciuto indipendentemente dalle differenze geografiche o razziali.

Lo stigma sociale intorno all'"odore di persona anziana"

Nelle società che danno valore alla giovinezza, l'"odore di persona anziana" spesso porta con sé uno stigma negativo. Poiché i corpi cambiano naturalmente con l'età, questo cambiamento di odore è ingiustamente visto come qualcosa da nascondere, rafforzando l'idea che l'invecchiamento stesso sia indesiderabile.

 L'odore distinto spesso associato all'invecchiamento può essere ricondotto a un composto chiamato 2-nonenale. Questa aldeide insatura, che ha un odore untuoso ed erbaceo, diventa più evidente con l'avanzare dell'età.

Uno studio separato ha identificato che con l'avanzare dell'età, la pelle produce quantità maggiori di determinati lipidi (grassi). Quando questi lipidi si scompongono, rilasciano 2-nonenale, contribuendo al caratteristico "odore di persona anziana".

 Man mano che la ricerca continua a esplorare questi segnali sensoriali, acquisiamo intuizioni più approfondite sui modi straordinari in cui i nostri corpi e le nostre menti interpretano il mondo che ci circonda.

Comprendere l'"odore di persona anziana" non solo demistifica l'esperienza, ma apre anche domande intriganti sull'evoluzione umana e sulla percezione sensoriale.

sabato 25 gennaio 2025

Angeli sulla terra




Ci sono alcuni naturali comportamenti che rivelano il buon cuore di una persona.

Se sei una persona famosa o l’ultima della classe sociale puoi avere in comune una facoltà che ti rende grande.

L’umiltà è la perfetta sintesi della persona buona, in pace con se stessa e aperta al mondo.

É bello assistere a scene dove qualcuno si fa in quattro per aiutarti sebbene tu non la conosca.

Esistono persone che ti danno strada sul marciapiede quando è troppo stretto per camminarci accanto.

Ci sono persone che al ristorante passano il piatto al cameriere per gentilezza e non farlo sentire schiavo.

Ci sono persone che se chiedi informazioni ti dicono molto di più di ciò che hai chiesto e se ti vedono perplesso cercano di spiegarsi meglio.

Ci sono persone che si precipitano per aiutarti se inciampi o scivoli per terra.

Ecco, queste persone sono angeli sulla terra … loro non credono di essere speciali, si sento semplicemente umani!

venerdì 24 gennaio 2025

La paura uno stato d’animo

 



Il termine, paura è menzionato come uno stato d'animo, costituito da apprensione e ansia, che si prova al pensiero o alla presenza di un pericolo


La paura è un presupposto dell’essere che teme per la propria sopravvivenza e si manifesta con una rottura dell’equilibrio psicologico e fisico, mettendo in guardia, così, corpo e anima per la difesa comune contro la minaccia. 


Il corpo e l’anima si coalizzano per la battaglia comune e per sconfiggere lo stesso nemico.


Il corpo utilizza strumenti che gli sono propri e cioè, idioti.


Recupera dai propri ricordi storici reazioni o atti comportamentali che, anche in modo ingiustificato, hanno prodotto risultati utili in situazioni simili. 


Per esempio, se in eventi precedenti la paura è stata attenuata da un urlo irruente, il corpo adopererà lo stesso meccanismo che in quel caso aveva ottenuto un effetto positivo. L’opportunità per la scelta dell’azione accampata  è garantita soltanto dal ricorso storico.


La stupidità del criterio consiste nell’applicare la regola meccanicamente e indipendentemente dell’evento che ha scatenato la paura.


L’anima, raffinata, invece, utilizza tecniche molto più articolate e personalizzate con le caratteristiche del soggetto.


Il mondo dell’anima, diviso tra la razionalità e l’istinto, si rivela attraverso livelli di profondità di pensiero e della sensibilità emotiva.


Il pensiero conduce al predire lo sviluppo del fenomeno in corso per regolare il grado di pericolosità a cui si va incontro. La sensibilità sperimenta l’intensità del dolore prossimo.


Unendo le tre tecniche si ottiene una conformità che nella stragrande maggioranza dei casi è sbilanciata.


Si fluttua tra reazioni che vanno da quelle solo fisiche, con buio completo della razionalità e grande esperienza di dolore, per giungere a quelle fredde, indifferenti con grande chiarezza di riflessione e assenza di dolore. 

 

Ciascuno di noi sceglie un luogo in questa rampa del “percepire” la paura.  

giovedì 23 gennaio 2025

Pensiero speciale




Vivere insieme ed amarsi è un compito da svolgere in complicità attraverso i modi dell’amore.

Amici miei, Siate attori inseparabili del più bel film della vostra vita.

La sorpresa del riscoprirsi è sempre qualcosa di straordinario e diventa emergenza del cuore quando è chi ami a sollevare emozioni indescrivibili.

Ho raccolto nel mio cuore ogni sguardo dolce.

Ho nascosto nell’anima i modi gentili.

Tutto questo è un tesoro che porto con me ed è il mio pensiero felice nei miei momenti tristi.

La mia vita  è cominciata quando ho iniziato ad amare. Ho imparato come rivolgermi al mondo … nella dolcezza e sincerità… ho riempito il mio vivere del nettare degli dei. 

È inutile dire del mio bene … oltre l’emozione non c’e’ altro di più meraviglioso… 

Grazie pensiero … mi rendi così speciale.

mercoledì 22 gennaio 2025

Il sentiero della vita






L’essere umano è complesso, tentare di conoscerlo nel suo complesso è un’impresa affascinante quanto presuntuosa.

Molti studiosi si sono avventurati e hanno tirato fuori qualche teoria interessante, ma restano comunque idee discutibili, anzi, hanno gettato benzina su un fuoco che era già incendio.

Un fatto è certo. Ognuno di noi nascendo è costretto a sopravvivere.

 Questa incombenza è un macigno che ci portiamo sulle spalle e che ci impedisce di guardarci attorno. 

Non riusciamo, per la fatica, nemmeno a guardarci fra noi, poiché rimaniamo paralizzati dalla diffidenza.

Solo parvenze di intimità ci leniscono il dolore di una solitudine voluta da una natura, di cui facciamo parte, ma non ne siamo padroni.

Essere consapevoli che la vita dovrà terminare ci forza a pensare alla morte.

Il crudele automatismo si innesca così: “So di dover morire e cerco di non pensarci, occupando il tempo a trovare il sistema migliore per dimenticare”. 

Alla fine del percorso molti si rendono conto che hanno rincorso la propria coda, consumando il prezioso tempo vita.

Mi ricorda la storia di un cane che, lasciato solo per intere giornate, al rientro del suo padrone, iniziava a rincorrere la propria coda impedendo al padrone di


Vi apparirà evidente che il cane divorato dall’ansia di rivedere il proprio padrone, perdeva tempo inutilmente prima di consumare il suo piacere di essere accarezzato. 

In altre parole, il surrogato di un piacere ha fatto in modo che si sia dimenticato il vero piacere.

È verosimile pensare che, conducendo una vita tutta presa dal lavoro, diventi inevitabile posticipare o a non occuparci mai di questioni più vicine alla sfera umana. 

Ed ecco che l’età e la cultura intervengono come bastone e carota per il povero uomo.

L’età, mentre avanza, ti costringe a sentire sempre più forte il peso del macigno e ti fa sperimentare a piccoli passi che cosa significa morire.

 La cultura, come una droga, ti fa dimenticare il peso del macigno e abbassa la sensibilità alla stanchezza, sebbene a intervalli di tempo ti illuda di essere così speciale nell’universo fino a far apparire la morte come un’antipatica sosta o un angusto passaggio della natura.

 Resta innegabile che accettare il pensiero della morte è un passaggio durissimo. 

Solo la religione e il fascino del mistero potrà aiutarci a precorrere quei sentieri visti sempre lontani, poiché in questi percorsi non c’è bisogno di ragionare; basta la fede e la speranza.

martedì 21 gennaio 2025

Due vite parallele

 



 Rita, una madre sola e coraggiosa, amava i suoi figli, Diego e Jacopo erano nati gemelli e lei era ignara del destino che li avrebbe separati. 

Si prospettavano tempi difficili per lei e i suoi figli e la vita di campagna era già dura di per se e non l’ aiutava.


Un giorno, Rita suo malgrado, aggravata da ristrettezze economica , fu costretta a prendere una decisione dolorosa: separare i suoi figli non potendo prendersi cura di entrambi, Jacopo fu affidato a una famiglia benestante, mentre Diego rimase con lei. 


Crescendo in mondi separati, i gemelli ebbero vite completamente diverse. 

Diego rimase ancorato alla semplicità della vita di campagna, imparando a coltivare la terra avendo cura della fattoria. 

Il ricordo del fratello svaniva piano piano, diventando una sorta di ombra, un sogno lontano che ogni tanto affiorava nei suoi pensieri. 


Jacopo, al contrario, ebbe  accesso a un'educazione eccellente e crebbe tra lusso e opportunità, ma sempre con una sensazione di vuoto. Sentiva che una parte di sé che  gli mancava, come se ci fosse un pezzo della sua vita che non riusciva a collocarsi da nessuna parte.


Un giorno mentre si trovava in casa nello studio del padre, rovistando in un cassetto, trovò una vecchia foto di lui da bambino con una donna, verosimilmente sua madre accanto a un altro bambino identico, ma i suoi genitori non gli parlarono mai del passato. 


Trascorsero anni. Entrambi si sposarono, ebbero figli e si costruirono vite indipendenti. 

Fino a quando, accadde qualcosa di straordinario. 


Un giorno,  Diego ricevette una lettera da un’organizzazione che si occupava di ricongiungimenti familiari. Non riusciva a credere ai suoi occhi: Jacopo lo stava cercando. Dopo tutte quelle vite parallele, destini separati e anni di silenzio, il fratello perduto voleva incontrarlo. 

Decisero di vedersi nella vecchia fattoria, dove tutto era iniziato. 


Quando finalmente si trovarono era come guardarsi allo specchio, ma con i segni degli anni trascorsi. Si abbracciarono in silenzio, consapevoli che nessun tempo passato poteva cancellare quel legame innato. 


Si avviarono insieme verso la veranda della vecchia casa, la stessa che li aveva visti bambini. 

Jacopo teneva in mano una cornice con la vecchia foto che aveva trovato anni prima. La stessa immagine che Diego conservava, sbiadita, in un cassetto. 


Si sedettero sulla sedia a dondolo e guardarono la casa, sapendo che, nonostante tutto, si erano riconosciuti e nessuno li avrebbe più separati.